Robot Uomo algoritmo

Se il robot gestisce le persone, come sopravviverà il Direttore HR?

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Il tema dell’utilizzo degli algoritmi in ambito Risorse Umane promosso dalla Storia di copertina del numero di Settembre di Persone&Conoscenze ha stimolato il dibattito tra i lettori della rivista. Abbiamo ricevuto in redazione il commento di una lettrice che ha risposto alla domanda pubblicata sulla cover del numero, ‘Se il robot gestisce le persone, come sopravviverà il Direttore HR?’, scrivendo: “Se il Direttore HR è una AI, perché mai i lavoratori dovrebbero essere umani? Saranno AI anche loro e il problema è risolto”.

Abbiamo chiesto al Direttore di Persone&Conoscenze Francesco Varanini di rispondere al commento.

Ovviamente il problema esiste ed è grave. È giusto ricordare che un problema difficile non può avere soluzioni facili. Ma è anche giusto ricordare che la storia umana ci ha visti affrontare molti problemi difficili. Dobbiamo avere fiducia nella nostra capacità di affrontare i problemi e di risolverli.

Dico ‘nostra’ intendendo ‘di noi esseri umani’. Perché certo, esiste la facile soluzione consistente nell’accettare un futuro dove noi esseri umani lasciamo incombenze e responsabilità a una ‘macchina digitale’: un algoritmo, un sistema di Intelligenza Artificiale, un robot. Possiamo quindi immaginare facilmente uno scenario dove le macchine digitali svolgono sia la funzione di manager sia la funzione di lavoratore. Ma allora, cosa resterebbe da fare a noi esseri umani?

Possiamo immaginare macchine che lavorano per noi. Saremmo liberati dalla fatica, ma il problema si ripresenterebbe: come occuperemmo il nostro tempo? L’ozio è uno spazio da occupare. Il nostro stesso corpo esige una quota di fatica. Scegliamo di fare fatica nel tempo libero, per esempio, andando a correre. La nostra mente desidera, ha bisogno di essere usata. Il tempo libero può essere visto anche come scenario fosco e preoccupante: tempo dedicato al mero consumo, tempo dedicato a vivere subendo le scelte che ci vengono imposte dall’industria del tempo libero. Del resto, noi esseri umani combattiamo giustamente lo sfruttamento, la remunerazione troppo scarsa e la fatica eccessiva, ma non abbiamo motivo per negare a noi stessi il fatto che proviamo piacere nel lavorare.

Meglio allora immaginare, invece di una situazione nella quale siamo sostituiti dalle macchine, uno scenario dove noi esseri umani –in quanto lavoratori e in quanto manager– conviviamo con macchine sempre più autonome, sempre più capaci di sostituirci, svolgendo il nostro stesso lavoro. Questo è il mondo sconosciuto nel quale dobbiamo abituarci a vivere: un mondo dove convivono una rete di attori umani e non umani che si influenzano a vicenda. È un mondo nel quale ci troviamo gettati, nostro malgrado, ed è un mondo che non ci siamo scelti.

In fondo, non è poi così difficile accettare che esista una situazione futura nella quale saremo sostituiti dalle macchine. Così come è facile rassicurarci dicendoci che si tratta di una situazione che si verificherà in un tempo più o meno lontano e che quindi non c’è motivo di preoccuparci troppo, per ora. Più difficile è accettare davvero questa convivenza con le macchine. Difficile accettare veramente la novità della situazione. Difficile accettare che si tratta di una situazione che già nel presente tocca i nostri spazi di libertà e di azione.

La formazione che ci serve è quella che ci aiuta ad affrontare e a imparare a vivere questa situazione. Non penso a una formazione tecnica, penso a una formazione umanistica. E più che a una formazione erogata da formatori, penso a una auto-formazione: abituarsi ad affrontare l’ignoto, immaginarsi in viaggio in un territorio sconosciuto e sentirsi capaci di trasformare la paura in coraggio.


Francesco Varanini

Francesco Varanini ha lavorato per quattro anni in America Latina come antropologo. Quindi per quasi quindici anni presso una grande azienda, dove ha ricoperto posizioni di responsabilità nell’area del personale, dell’organizzazione, dell’Information Technology e del marketing. Successivamente è stato co-fondatore e amministratore delegato del settimanale Internazionale. Da oltre 20 anni è consulente e formatore, si occupa in particolar modo di cambiamento culturale e tecnologico. Ha insegnato per dodici anni presso il corso di laurea in Informatica Umanistica dell’Università di Pisa. Attualmente tiene cicli di seminari presso l’Università di Udine. Nel 2004, presso la casa editrice Este, ha fondato la rivista Persone & Conoscenze, che tuttora dirige. Tra i suoi libri, ricordiamo Romanzi per i manager, Il Principe di Condé (edizione Este), Macchine per pensare.

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