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Aristotele riteneva che “a colui che è in grado di impadronirsi del maggior numero di tecniche la natura ha dato, con la mano, lo strumento in grado di utilizzare il più gran numero di altri strumenti. […] La mano sembra in effetti essere non un solo strumento, ma molti strumenti al tempo stesso, è infatti, per così dire, strumento prima degli strumenti”. Ed è nelle mani dell’uomo che risiede il lavoro e quindi la conoscenza. Leggi tutto >

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In un testo di una certa importanza nella letteratura manageriale, Sumantra Ghoshal e Christopher A. Bartlett, alle soglie del nuovo millennio, hanno proposto il costrutto di “individualized corporation” come nuovo approccio al management.

Messo a punto attraverso un’indagine di campo presso le imprese leader di quel tempo (come General Electric negli Stati Uniti d’America e ABB in Europa), tale costrutto è servito a definire tendenze che hanno successivamente trovato ampi riscontri. Leggi tutto >

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Dal primo giorno in cui sono entrato in aula, da forma­tore, mi sono chiesto come coinvolgere le persone. An­cora oggi questa domanda mi accompagna, così come mi guidano le risposte –non teoriche, ma pratiche– che vengono prevalentemente dall’esempio dei formatori importanti per me.

Se torno con la memoria ai miei insegnanti di scuola, ricordo quelli che mi hanno fatto amare la loro mate­ria, quelli che mi hanno coinvolto nella loro esperienza affettiva, perché, ne sono certo, loro stessi amavano quella disciplina e desideravano condividerla. Forse quest’affermazione potrà sembrare banale o scontata, ma ci si dimentica, talvolta, che l’apprendimento non è un processo esclusivamente razionale; al contrario, è –prima di tutto– relazionale e profondamente con­nesso all’affettività. Il rapporto tra l’apprendere e la dimensione affettiva è complesso, perché impariamo contenuti immersi in una profonda realtà affettiva e l’affettività stessa viene appresa attraverso un rapporto indissolubile con i contenuti. Leggi tutto >

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Svolgo la professione di coach da molti anni e, sin dall’inizio, ho sentito parlare del coaching come “arte del danzare”. Mi sono spesso chiesta come mai questa attività venisse associata alla danza. Quando ci pensavo mi appariva l’immagine di due persone che ballavano il walzer. Ho compreso, quindi, come il coaching sia per me una relazione danzante e ho cominciato a chiedermi: quali sono le connessioni tra il coaching, la relazione e la danza? Cosa hanno in comune queste tre cose? Ciò che ho scritto è la risposta a queste domande Leggi tutto >

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