leadership

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Ho avuto recentemente l’occasione di rileggere una ricerca della Georgetown University pubblicata qualche tempo fa dalla Harvard Business Review. Scoprire in tempi di turbo capitalismo che c’è ancora chi si pone la domanda se i dipendenti si sentano rispettati mi ha riportato in qualche modo alle teorie socio-organizzative di Elton Mayo e agli studi condotti presso la Western Electric Co. negli stabilimenti Hawthorne di Chicago. Leggi tutto >

Brexit mobilita globale

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Da quando la popolazione del Regno Unito ha partecipato a un referendum votando a favore dell’uscita dall’Unione europea i riflettori sono puntati su ciò che questo significa per il Regno Unito, la sua economia e il suo futuro politico. Ma cosa implica ciò per l’Ue nel suo insieme? E come si devono preparare le aziende internazionali?

Un sondaggio* di Crown World Mobility ha cercato di rispondere a queste domande intervistando 2.505 professionisti in Germania, nella Repubblica d’Irlanda e nei Paesi Bassi, e 1.013 nel Regno Unito, che lavorano in aziende che offrono assegnazioni internazionali. Quindi si tratta proprio di persone le cui vite potrebbero essere maggiormente interessate dalla Brexit. Le risposte di queste voci – mai sentite prima d’ora – sono significative, perché possono aiutare le aziende internazionali e i manager di mobilità globale a preparare una strategia per far fronte ai futuri cambiamenti.

Per esempio oltre la metà degli intervistati in ogni Paese (il 56% nel Regno Unito, il 57% in Germania, il 51% nei Paesi Bassi e il 55% in Irlanda) ritiene che la

Brexit è negativa per l’Ue Leggi tutto >

Pensioni. Fornero versus Quota 100

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È fuor di dubbio che in Italia gran parte delle novità legislative sono avvenute in risposta alla vox populi rappresentata dalla politica; non si può certo dire che a questa tendenza siano sfuggite le norme riguardo le pensioni, su cui il Legislatore ha spesso operato in risposta a ‘pressioni’ esogene alla realtà economica e alla proiezione della stessa a lungo termine.

L’attuale vicenda della “Quota 100” non fa che confermare quanto sopra e, indipendentemente dalle sorti che subirà tale provvedimento, ci preme esprimere alcune considerazioni di carattere tecnico sulla meccanica dell’evoluzione legislativa nel campo di una previdenza che ha acquisito via via una evidente e marcata connotazione ‘sociale’.

Rapporto tra popolazione attiva e popolazione in quiescenza prossimo all’unità

I mali del nostro sistema pensionistico non nascono certo in tempi recenti, ma sono al contrario di lunga data e possono essere fatti risalire sino alla scelta operata dal Legislatore in merito al sistema di finanziamento dei trattamenti pensionistici.

A quel tempo, che ricordiamo essere il periodo del pieno boom demografico, le possibilità –peraltro ancora attuali– potevano essere solo due:

capitalizzazione e ripartizione Leggi tutto >

Camera dei deputati

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Il decreto Dignità del Governo Movimento 5 Stelle-Lega è legge. Il 31 ottobre 2018 è la data di entrata in vigore della nuova normativa sul lavoro, che sostituisce il Jobs Act e –anche dopo la sua approvazione in Parlamento– continua a sollevare numerose polemiche.
A far discutere sono alcuni provvedimenti che, secondo i critici, avrebbero il demerito di irrigidire il mercato del lavoro e non creerebbero realmente occupazione stabile, contrariamente agli obiettivi dell’esecutivo, che puntava a combattere la precarietà con questo decreto.
Tali modifiche riguardano in particolare la reintroduzione delle causali per i rinnovi contrattuali e la quasi totale equiparazione della somministrazione ai contratti a termine, un tema che coinvolge direttamente le Agenzie per il lavoro (APL).

Dalla discussione, che in questo periodo si è concentrata sugli aspetti tecnici della nuova legge, sorge un’altra domanda più generale: c’era bisogno di un decreto per dare dignità al lavoro?

Per chi considera insufficiente o sbagliata l’azione del Governo, rendere dignitoso il lavoro è infatti qualcosa che va ben oltre un decreto che introduce limiti e sanzioni, seppur con la nobile intenzione di aumentare l’occupazione stabile nel nostro Paese.
Il mondo del lavoro sta cambiando velocemente e, parallelamente, cambiano le competenze necessarie ad affrontare le nuove sfide: non è più il posto fisso a fare la differenza, ma altri fattori come le tutele, la formazione dei lavoratori e anche il welfare, oltre al rispetto delle regole da parte degli imprenditori.

Pietro Ichino, Giurista, ex Senatore e socio dello Studio Legale Ichino Brugnatelli e Associati, ha sottolineato un aumento del tasso di complessità e rigidità della nuova normativa rispetto a quella precedente. In particolare, la reintroduzione della causale nei rinnovi dei contratti a termine “crea incertezza circa l’esito dell’eventuale giudizio, producendo così un aumento del contenzioso”.

L’obbligo della causale (che deve avere esigenze estranee all’attività ordinaria e non programmabili) si applica anche alle assunzioni a termine da parte delle agenzie, quando il lavoro presso l’azienda utilizzatrice supera i 12 mesi. Per Ichino, l’equiparazione tra somministrazione e contratti a termine “ignora da un lato che l’agenzia coniuga l’esigenza di flessibilità dell’utilizzatore con quella di continuità del lavoratore, dall’altro che il lavoro somministrato costa più di quello dipendente”.

Per far luce su questi temi, abbiamo cercato di capire il punto di vista di Assolavoro (l’Associazione delle agenzie per il lavoro), di alcune APL e di altri addetti ai lavori.

Per proseguire nella lettura dell’articolo, leggi il numero di ottobre di Persone&Conoscenze.
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