il valore del femminile nelle organizzazioni

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In questo contesto così profondamente mutato e instabile, di fronte alla precarietà dei progetti di lavoro come dei progetti di vita, ogni distinzione di ruolo o di condizione tra uomini e donne sembra perdere di significato.

Nell’impresa, forse prima e più che nella società e nelle nuove famiglie estese, comincia finalmente a tramontare la percezione di un’identità di genere. Perché al di là di ogni differenza di sesso, età, razza o religione c’è innanzitutto bisogno di identità personale: di individui –uomini o donne– capaci di guidare se stessi e di accogliere l’incertezza e la sfida. Che siano padri e madri insieme nell’agire quotidiano, in famiglia come nel lavoro.

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pentole venturi

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Mi capita, anche se meno spesso di prima, di partecipare a eventi che spaziano dalla manifattura alle persone. Alcune volte ascolto, altre invece devo parlare. Sono momenti importanti per diverse ragioni: si tira su la testa dalla routine quotidiana, ci si confronta con altre realtà, si conoscono persone e si tessono relazioni.

È difficile, se non impossibile, fare un bilancio costo-investimento di questi eventi: le contaminazioni producono risultati che non sono direttamente allocabili a questa o a quella posta del conto economico. Sicuramente però incrementano l’attivo dello stato patrimoniale della qualità personale, quindi sono positivi, anche se da usare con moderazione, a meno che di mestiere non si faccia i partecipanti ai convegni. Mi sono fatto l’idea che ci siano alcune tendenze di fondo. La prima è che occorre togliere la polvere del marketing per trovare la sostanza. In pratica, termini sempre nuovi molto spesso altro non sono che rivisitazione e ricomposizione di concetti di base –non dico immutabili nel tempo– ma sicuramente con solide radici. Penso, per essere chiaro, a Industria 4.0.

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Per giudicare la bontà di una misura di politica economica è necessario, oltre che valutarne il suo impatto nel corso del tempo, anche misurarsi con il suo costo-opportunità: e cioè a cosa rinunciamo con l’impiego di quelle risorse economiche nel Reddito di inclusione (Rei)? I fondi destinati al Rei potevano essere impiegati diversamente? Se sì, in che cosa?

La misura del Rei nasce come politica di contrasto alla povertà in Italia e come reazione alla crescente disoccupazione. I dati parlano chiaro: l’ultimo rapporto della Caritas Italiana su povertà e esclusione rileva che l’incidenza della povertà assoluta è del 10,9% per i giovani fino a 17 anni e del 9,9% nella fascia dai 18 ai 34 anni, contro il 4,1% degli Over 60. È la prima volta che in Italia si assiste a una congiuntura di questo tipo. I giovani sono più a rischio di cadere in povertà degli anziani.

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di Chiara Lupi

I lavoratori dell’outlet di Serravalle nel 2017 hanno trovato una bella sorpresa dentro all’uovo: una domenica di lavoro il giorno di Pasqua.
Il fatto è noto: l’outlet ha deciso di aprire i battenti il 16 aprile, con buona pace delle mamme che vi lavorano alle quali è stata preclusa la possibilità di scartare l’uovo di Pasqua in famiglia. La decisione ha ovviamente scatenato la protesta. Queste le motivazioni più rilevanti dello scontro: “La società non si deve piegare al consumo”; “i lavoratori degli outlet sono i nuovi schiavi” (rimando alla nostra storia di copertina di gennaio-febbraio 2017); “il mercato senza regole non giova ai consumatori” e così via.

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