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Per giudicare la bontà di una misura di politica economica è necessario, oltre che valutarne il suo impatto nel corso del tempo, anche misurarsi con il suo costo-opportunità: e cioè a cosa rinunciamo con l’impiego di quelle risorse economiche nel Reddito di inclusione (Rei)? I fondi destinati al Rei potevano essere impiegati diversamente? Se sì, in che cosa?

La misura del Rei nasce come politica di contrasto alla povertà in Italia e come reazione alla crescente disoccupazione. I dati parlano chiaro: l’ultimo rapporto della Caritas Italiana su povertà e esclusione rileva che l’incidenza della povertà assoluta è del 10,9% per i giovani fino a 17 anni e del 9,9% nella fascia dai 18 ai 34 anni, contro il 4,1% degli Over 60. È la prima volta che in Italia si assiste a una congiuntura di questo tipo. I giovani sono più a rischio di cadere in povertà degli anziani.

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di Chiara Lupi

I lavoratori dell’outlet di Serravalle nel 2017 hanno trovato una bella sorpresa dentro all’uovo: una domenica di lavoro il giorno di Pasqua.
Il fatto è noto: l’outlet ha deciso di aprire i battenti il 16 aprile, con buona pace delle mamme che vi lavorano alle quali è stata preclusa la possibilità di scartare l’uovo di Pasqua in famiglia. La decisione ha ovviamente scatenato la protesta. Queste le motivazioni più rilevanti dello scontro: “La società non si deve piegare al consumo”; “i lavoratori degli outlet sono i nuovi schiavi” (rimando alla nostra storia di copertina di gennaio-febbraio 2017); “il mercato senza regole non giova ai consumatori” e così via.

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Ciao Stefano

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Dal blog di Stefano Cosulich hrpoet.altervista.org riceviamo la notizia della sua scomparsa. Ci mancheranno i suoi versi e ci mancherà il suo sguardo sul mondo. C’è modo e modo di affrontare il cambiamento. C’è chi ne parla e c’è chi ci si butta a capofitto, chi lo vive prima per parlane poi. Stefano ha cercato di calarsi in altre vite e ha avuto il coraggio di descriverci il mondo delle persone usando altre cifre stilistiche. Non si è messo nei panni dell’altro, così genericamente, ha cercato di vivere la vita degli altri, anche solo per pochi giorni. L’outdoor del clochard, articolo che abbiamo pubblicato ormai tre anni fa, che trovate a questo link, www.runu.it/index.php/loutdoor-del-clochard/ è un’esperienza formativa forte. Stefano ha raccontato come si vive senza niente. Ma lo ha sperimentato prima di raccontarlo. Chi di noi avrebbe il coraggio di fare una cosa così?

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Chiara Lupi

In queste settimane parliamo di Jobs Act in un ciclo di eventi sul territorio. Un po’ una sfida organizzare un convegno sulla riforma del lavoro… tutti ne parlano, i dibattiti si moltiplicano e, nella maggior parte dei casi, ognuno tenta di far valere le proprie ragioni incurante delle motivazioni altrui. Forse è arrivato il momento di cambiare prospettiva. Nella tappa di Modena un relatore ci sorprende con delle ‘cartoline dal futuro’. Guido Caselli, direttore del Centro Studi Unioncamere dell’Emilia Romagna apre la sua riflessione facendoci ragionare sulle contrapposizioni. E per questo si affida a Italo Calvino e alla sua Zenobia, inutile stabilire se classificarla tra le città felici o tra le infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere la città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati. Tradotto, dobbiamo ostinatamente ambire a un modello insostenibile o abbiamo il dovere di immaginare un contesto che consente ai nostri desideri di prendere forma?

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