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Attivo da oltre 40 anni a Milano e con una presenza capillare nel territorio lombardo attraverso un network di strutture a Corsico, Rho, Cernusco sul Naviglio, Corteolona, Pavia e Varese, il Centro Diagnostico Italiano (CDI) è una struttura sanitaria ambulatoriale a servizio completo orientata alla prevenzione, diagnosi e cura in regime di day hospital.
La sua fondazione risale alla primavera del 1975 quando la famiglia Bracco, con grande lungimiranza, scelse di concretizzare un’idea che per l’epoca era assolutamente innovativa: investire sulla prevenzione, mettendo al centro il paziente. Oggi CDI conta oltre 1.000 professionisti, fra dipendenti e consulenti, medici specialisti, tecnici sanitari, infermieri e impiegati, e offre servizi a circa 430mila pazienti ogni anno: l’età media è di circa 42 anni con una prevalenza di presenza femminile.

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Legge Smart Working

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Il Disegno di legge che include anche lo Smart working o lavoro agile è stato approvato. L’aggiunta di “anche” è d’obbligo, perché nel provvedimento sono state indicate sia “le misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” sia “le misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale”. In sintesi: maggiori tutele per i lavoratori autonomi e possibilità di lavorare da remoto per quelli subordinati. Come funziona la nuova legge? La normativa sullo Smart working fissa con chiarezza le nuove regole per la prestazione in modalità ‘agile’ con l’obiettivo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione vita-lavoro, ma senza creare una nuova tipologia contrattuale. Il focus, infatti, è sulla modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato che deve avvenire in parte all’interno dell’azienda e in parte all’esterno, senza una postazione fissa ed entro i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale (i limiti sono stabiliti dalla legge e dalla contrattazione collettiva). La legge –e questa è una delle novità– impone l’obbligo di un “accordo scritto” da firmare all’inizio del rapporto di lavoro oppure durante il contratto: l’intesa prevede l’individuazione dei tempi di riposo e le misure tecniche e organizzative per assicurare la disconnessione dalle tecnologie.

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di Melanie Hache*

Siamo abituati a svolgere qualsiasi tipo di compito senza chiedere nulla a nessuno. Ormai usiamo i device mobili per gestire le nostre finanze, per acquistare i biglietti del teatro, per comprare abbigliamento, per prenotare un appuntamento dal medico. La lista potrebbe essere infinita.

Non c’è più spazio per i tempi morti in un un’era dove tutto è self-service. Come consumatori apprezziamo sempre di più la possibilità di essere produttivi in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. L’obiettivo è quello di ridurre al minimo i tempi morti per dedicare più tempo a iniziative HR strategiche.

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di Emanuele Lazzarini*

Per delineare un’organizzazione smart è necessaria una rivoluzione copernicana che permetta di passare da processi e procedure standardizzate, paradigmi fissi, luoghi e tempi di lavoro rigidi e imposti, a visioni e obiettivi condivisi, flessibilità spaziotemporale e regole definite insieme.

Sono questi i punti cardine della nuova filosofia che sta gradualmente pervadendo –non senza ostacoli– il tessuto imprenditoriale italiano e che permette già oggi, ove sperimentata, di costituire un nuovo equilibrio tra i lavoratori e l’organizzazione, aumentando le possibilità di conciliare vita privata e lavoro, creando migliori condizioni per il raggiungimento degli obiettivi.

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