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Camera dei deputati

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Il decreto Dignità del Governo Movimento 5 Stelle-Lega è legge. Il 31 ottobre 2018 è la data di entrata in vigore della nuova normativa sul lavoro, che sostituisce il Jobs Act e –anche dopo la sua approvazione in Parlamento– continua a sollevare numerose polemiche.
A far discutere sono alcuni provvedimenti che, secondo i critici, avrebbero il demerito di irrigidire il mercato del lavoro e non creerebbero realmente occupazione stabile, contrariamente agli obiettivi dell’esecutivo, che puntava a combattere la precarietà con questo decreto.
Tali modifiche riguardano in particolare la reintroduzione delle causali per i rinnovi contrattuali e la quasi totale equiparazione della somministrazione ai contratti a termine, un tema che coinvolge direttamente le Agenzie per il lavoro (APL). Leggi tutto >

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Licenziamenti più difficili e stretta sui contratti a termine. Sono queste le novità principali, in tema di lavoro, del decreto Dignità approvato dal Consiglio dei Ministri. Come ha spiegato il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, con questo provvedimento il Governo vuole superare il Jobs Act con l’obiettivo di contrastare la precarietà e rendere l’occupazione più stabile. Ma non mancano le critiche a certe misure che, secondo alcuni osservatori, rischiano di ostacolare la flessibilità e gli investimenti. Leggi tutto >

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Oltre alla Vicepresidenza del Consiglio dei Ministri, condivisa con il leader della Lega Matteo Salvini, nelle mani di Luigi Di Maio, capo politico del Movimento 5 Stelle, ci sono il Lavoro, lo Sviluppo Economico e le Politiche sociali (quindi il welfare).

Il mondo dell’industria è stata la parte d’Italia che il M5S ha faticato maggiormente a ‘conquistare’, seppur già a marzo, subito dopo le elezioni, Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, si è detto fiducioso, ma non ha mancato di esprimere un monito: “Riteniamo che alcuni provvedimenti abbiano dato effetti sull’economia reale in questo momento storico, in particolare il Jobs Act e il Piano Industria 4.0. Smontarli significa rallentare, invece dobbiamo accelerare. Se vogliamo ridurre il divario e aumentare l’occupazione nel Paese, abbiamo bisogno di una precondizione che si chiama crescita”. Leggi tutto >

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Il lavoro come lo conosciamo oggi nacque con la rivoluzione industriale, in una società che grazie alle innovazioni tecnologiche stava sviluppando la capacità organizzativa per incrementare grandemente l’efficienza produttiva e il valore prodotto dalle imprese, cioè la ricchezza dei singoli e delle nazioni.

La parte iniziale del libro La ricchezza delle nazioni di Adam Smith del 1776, laddove introduce il concetto di divisione del lavoro parlando della produzione degli spilli, è il manifesto di questo processo. Come sostiene Michel Foucault in Le parole e le cose del 1966, Smith fondò l’economia moderna introducendo – in un campo di riflessione in cui era ancora ignoto – il concetto di lavoro, avendo riferito per la prima volta direttamente il concetto di ricchezza a quello di lavoro. Leggi tutto >

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