Tag: coaching

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La difficoltà a trovare le persone giuste non è un tema che riguarda solo le aziende e la Direzione del Personale. Anche i player della formazione sono chiamati a dare il proprio contributo.

D’altra parte, recenti indagini segnalano che il 37% delle aziende italiane riscontra difficoltà nel trovare lavoratori con le giuste competenze –il dato più alto di sempre– e che questa percentuale sale addirittura al 62% nelle imprese di medie e grandi dimensioni. Leggi tutto >

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Svolgo la professione di coach da molti anni e, sin dall’inizio, ho sentito parlare del coaching come “arte del danzare”. Mi sono spesso chiesta come mai questa attività venisse associata alla danza. Quando ci pensavo mi appariva l’immagine di due persone che ballavano il walzer. Ho compreso, quindi, come il coaching sia per me una relazione danzante e ho cominciato a chiedermi: quali sono le connessioni tra il coaching, la relazione e la danza? Cosa hanno in comune queste tre cose? Ciò che ho scritto è la risposta a queste domande

Il coaching è l’arte del conversare, un dialogo in cui il coach e il coachee procedono verso la meta desiderata dal coachee; meta che chiariscono e costruiscono insieme, attraverso alcune scoperte e modifiche di prospettive che emergono dall’interazione, dall’ascolto reciproco e dal vivere entrambi  il presente.

La relazione è l’arte di interagire con l’altro attraverso un movimento continuo che si basa anch’esso sullo scambio, sull’ascolto e sulla concentrazione del presente. La relazione, dal latino re-latum, portato indietro, si basa su una comunicazione circolare, inter influenzante e generativa che aiuta a vedere le cose in modo nuovo, stando nel “qui e ora”, così come avviene in una conversazione di coaching.

La danza è l’arte di muoversi in sincronia Leggi tutto >

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di Davide Merletto, Wabc, Certified Business Coach™ (Cbc™), Performant by Scoa

“Quando non vi allenate, ci sarà qualcuno che lo starà facendo e quando lo incontrerete, vincerà”. Bill Bradley ha un posto nella storia del basket internazionale avendo vinto due titoli Nba, una medaglia d’oro olimpica e avendo portato l’allora Simmenthal Milano (l’Olimpia oggi Emporio Armani) alla vittoria nella Coppa dei Campioni del 1966.
Dopo il basket si è dedicato alla politica venendo eletto senatore degli Stati Uniti per due volte e concorrendo per le primarie alla Presidenza della Casa Bianca nel 2000: idee e obiettivi chiari, capacità di adattamento e la giusta strategia di allenamento sono stati i fattori di successo di quest’uomo.
Quando nel 1978 decise di candidarsi al Senato io lo immagino domandarsi: cosa so già fare per arrivare là? Cosa mi manca? Come posso ottenere le competenze che mi servono?
Bradley ha senza dubbio progettato le sue azioni per arrivare al nuovo risultato che si era prefissato perché la sua vita professionale, fino a quel momento, lo aveva abituato a farlo.

I comportamenti esprimono i nostri pensieri con la differenza che essi sono osservabili, replicabili e, soprattutto, misurabili. Inoltre è importante ricordarsi che sono i responsabili del modo in cui veniamo percepiti e, inevitabilmente, giudicati. Progettare i propri comportamenti vuol dire essere consapevoli delle azioni che dobbiamo svolgere perché avvengano quei fatti che sono condizione necessaria per ottenere l’effetto desiderato. Importanti studi (https://hbr.org/2016/03/the-most-important-leadership-competencies-according-to-leaders-around-the-world) hanno contribuito a individuare i comportamenti fondamentali che caratterizzano le persone di successo e che sono declinabili sulle singole competenze che una persona possiede o che sono necessarie per ricoprire un ruolo a cui corrispondono delle funzioni: estremizzando si può dire che se non li hai, difficilmente puoi vincere la tua partita.
La mappatura delle competenze non è altro che l’insieme delle nostre conoscenze teoriche e pratiche, il nostro patrimonio intellettuale e la nostra capacità di applicarle in situazioni diverse. Semplificando: cosa so fare, in che contesto, con che finalità e ottenendo quale risultato.

Cosa fa il coach? Aiuta a stabilire un punto di partenza ovvero a identificare lo stato dell’arte delle competenze che possiedi e alla stessa analisi viene sottoposto il ruolo che sei chiamato a svolgere o che desideri svolgere. Da questa analisi emergono quali sono i comportamenti che è prioritario acquisire, migliorare, affinare. Essere adeguato a un ruolo significa soddisfare i macro comportamenti che identificano quella competenza. Essere bravo vuol dire soddisfare anche le micro competenze, sapere fare qualcosa di più definito e delicato. Essere eccellente vuol dire aggiungere anche un aspetto individuale, creativo, che rende unico il tuo contributo il quello specifico ruolo.

Durante un recente incontro a Milano, Franco Bolelli, filosofo e scrittore italiano, ha citato José Mourinho definendolo il più grande filosofo contemporaneo per quello che riguarda il concetto di vittoria. Nel 2008 l’ex allenatore dell’Inter dichiarò: “Ho studiato l’italiano cinque ore al giorno e per molti mesi al fine di poter comunicare alla perfezione con voi, la squadra e i tifosi”.

I grandi allenatori dello sport sono quelli che mettono i propri giocatori in condizione di rendere al meglio per vincere partite e campionati. Le tue competenze sono i giocatori da allenare per vincere la partita.

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di Davide Merletto, Wabc Certified Business Coach™ (Cbc™), Performant by Scoa

Ciò che di noi è visibile agli altri e che, ci piaccia o no, influenza il modo in cui veniamo percepiti e misurati sono i nostri comportamenti. I comportamenti esprimono i nostri pensieri e sono frutto dei nostri atteggiamenti, ma a differenza di questi hanno delle caratteristiche: sono osservabili, replicabili e, soprattutto misurabili. Queste caratteristiche li rendono fondamentali per la valutazione delle prestazioni ovvero della nostra capacità di raggiungere un obiettivo.
Eppure sono davvero poche le persone che riescono ad avere alti livelli di performance sia nei confronti delle proprie ambizioni individuali sia in quelle che vengono imposte dall’organizzazione di cui fanno parte. La nostra mente è biologicamente progettata per crearsi scorciatoie, vie di fuga per aggirare i problemi. L’emotività, i pensieri e gli atteggiamenti, si orientano per soddisfare il bisogno immediato della ‘fuga’ fisiologica piuttosto che al raggiungimento dell’obiettivo prefissato.
Come evitare di assecondare questo impulso? È possibile prepararsi per essere adeguati alle sfide che abbiamo scelto o che ci sono state assegnate?

Guillaume Néry in questo video si spinge in apnea fino ai 202 metri di profondità della Dean’s Blue Hole alle Bahamas. Contro ogni istinto, grazie alla sua volontà e alla disciplina dei suoi allenamenti, l’atleta ha addestrato i suoi comportamenti per essere conformi alla prova. Si è preparato fisicamente e mentalmente per essere a suo agio nell’impresa, come testimonia la grande eleganza e la cura dei gesti che accompagnano prima la sua discesa e poi la sua risalita, momento più delicato perché appesantito dagli sforzi necessari al raggiungimento del fondale ma altrettanto necessario.

Quando definiamo un nuovo obiettivo o quando le circostanze della nostra vita professionale ce ne impongono di nuovi si presentano inevitabilmente le difficoltà. La prima cosa da fare è chiarire il nuovo traguardo, contestualizzarlo e definire strategicamente quali sono le singole azioni che sono necessarie affinché il nostro intento si concretizzi.
I nostri comportamenti abituali sono funzionali alle nuove circostanze? Quali comportamenti dovrò adeguare? Quali abbandonare? Quali nuovi adottare? Come si declinano le mie competenze in comportamenti che siano funzionali?

È facile comprende le esigenze di un allenamento fisico e mentale costante da parte degli atleti: lo stesso allenamento mentale, la stessa capacità di concentrazione e di focalizzazione dei traguardi sono fondamentali per i successi aziendali e professionali. Come gli atleti hanno allenatori con cui confrontarsi sulla propria preparazione, sui propri traguardi quotidiani e di medio lungo periodo, anche le performance aziendali sono sempre più influenzate dal contributo dei coach. Il coach è un allenatore di comportamenti eccellenti.

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