Tag: wellness organizzativo

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La principale novità introdotta con la Legge di Stabilità 2016, appena approvata in via definitiva al Senato, è la creazione di uno strumento di welfare senza precedenti in Italia: il voucher per i servizi alla persona. Si tratta di un nuovo buono acquisto rivoluzionario e utilizzabile nell’ambito del welfare privato, in special modo in quello del welfare aziendale.
“Il voucher per i servizi alla persona è uno strumento che ha dimostrato di funzionare in modo straordinario in molti Paesi europei, tra cui spicca l’esempio francese. Da oggi l’Italia si allinea alle migliori esperienze di welfare aziendale europee”, afferma Andrea Keller, Amministratore Delegato di Edenred Italia.
In Francia il voucher è da tempo un efficace e diffuso strumento di remunerazione per servizi di cura, baby sitting e assistenza familiare nell’ambito degli accordi di welfare privato. Questo dispositivo ha portato benefici all’intero settore quali l’aumento del potere d’acquisto dei dipendenti, l’ottimizzazione dei costi per le aziende, l’emersione del lavoro nero nell’ambito del lavoro domestico, l’incentivo del lavoro femminile e delle politiche di work-life balance, nonché maggiori entrate per lo Stato. “Da oggi – continua Keller – tutto questo sarà possibile anche per l’Italia grazie all’introduzione del voucher previsto dalla Legge di Stabilità 2016”.
Edenred, l’inventore dei buoni Ticket Restaurant®, grazie alla lunga esperienza maturata in Francia con Ticket CESU e nel Regno Unito con il servizio Childcare Voucher, grazie alle novità legislative previste nella Legge di Stabilità 2016, lancerà a breve il nuovo Ticket Welfare®: il voucher destinato ai piani di welfare aziendale che darà accesso a un ampio range di servizi alla persona.
L’obiettivo concreto è dare vita a un sistema di welfare privato sostenibile, moderno ed equo, attraverso il coinvolgimento delle aziende e la valorizzazione della relazione con il dipendente. I numeri confermano la valenza straordinaria dell’innovazione e Ticket Welfare® ha un impatto potenzialmente dirompente sugli aspetti chiave dell’economia italiana. Leggi tutto >

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Nei nuovi uffici di Milano della sede italiana di Mattel, azienda leader nel settore dei giocattoli, il 2012 ha portato allettanti novità per le persone: un programma completo di iniziative dedicate alla salute e al wellness individuale e organizzativo. La nuova sede offre spazi di lavoro molto accoglienti e stimolanti, a basso impatto ambientale: si tratta infatti del primo edificio in Italia certificato Breeam, il protocollo che stabilisce, a livello globale, lo standard di bioedilizia di più alta qualità. Dall’unione di bisogni e desideri dei dipendenti dell’azienda è nato ‘Mattel per Te’, un programma di wellness organizzativo che fornisce soluzioni pratiche, immediate e tangibili, come spiega Annalisa Sala, Direttore Risorse umane di Mattel Italia: “I progetti attuati dal 2012 nascono dai bisogni espressi dalle nostre persone: in primo luogo, recuperare l’equilibrio tra vita professionale e vita privata e ridurre lo stress sul posto di lavoro. In un periodo difficile come quello attuale, in cui la crisi economica ha spesso fortemente disincentivato gli investimenti, Mattel ha deciso di ascoltare le persone –il nostro capitale più prezioso– e di puntare su di loro, contribuendo al miglioramento del loro stile di vita impegnandosi a garantire maggior tempo e benessere”. Inoltre, ‘Mattel per Te’ fornisce anche aiuti di tipo economico. Con ‘Scegli Tu’ ogni dipendente ha infatti la possibilità di scegliere fra quattro opportunità di risparmio: l’abbonamento annuale Atm gratuito per il viaggio casa-lavoro, contributi per l’asilo dei propri figli, per l’abbonamento a un fitness club o per l’acquisto di iPhone o iPad. Leggi tutto >

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Dietro le parole – di Francesco Varanini –

Nell’Editoriale mi pongo una domanda: compete o no al manager preoccuparsi del benessere dei lavoratori?
E poi, questo numero, come avrete visto, contiene una parte speciale dedicata al benessere – osservato da un altro punto di vista. Nello stile di questa rubrica, guardiamo alle parole che definiscono il concetto.
Il bello sembra avere spazio nel mondo dell’impresa solo se riferito al design dei prodotti, o in rari casi all’architettura dei luoghi. Lo star bene, alla luce del taylorismo e del fordismo, è ridotto a ergonomia, studio delle posizioni del corpo più consone alla produttività. L’idea di bene comune è subordinata al primato del profitto. La complessiva idea del bene appare solo nel concetto di benessere, welfare. Possiamo pensare a buon prodotto o buon processo.
Ma l’utilitarismo, l’orientamento alla soddisfazione dei bisogni, ci appaiono in contrasto con la bontà. Eppure non si può pensare all’agire e al produrre, al lavorare senza tener conto del bello, del bene e del buono. Che –come ci mostra il latino– risalgono a una stessa, basilare idea. Bello: ‘carino’, diminutivo di buono. Bene: ‘in modo buono’. Buono: secondo l’etimo: ‘fornito di doni o virtù’.
Guardiamo ora all’inglese. Dalla stessa radice wel- wol-, il latino volgare volere, e in inglese will ‘to wish, desire, want’, e well, ‘in a satisfactory manner’. Di qui l’antico inglese wel faran. Faran: ‘progredire’, ‘andare avanti’, ‘viaggiare’. Ne resta traccia in wayfarer, ‘viandante’, seafarer, ‘marinaio’. E in fare: il verbo per ‘viaggiare’, e ‘vitto del viaggiatore’, ‘payment for passage’.Un’idea di spedizione, compagni di viaggio, bagaglio, provvista di cibo. Wel faran, welfare è dunque in origine il ‘buon viaggio’. All’inizio del Ventesimo Secolo, in Gran Bretagna, nel clima di quel peculiare approccio al socialismo cooperativista che fu la Fabian Society, si inizia a parlare di welfare nel senso di social concern, preoccupazione, assistenza, attenzione rivolta al benessere dei lavoratori: “welfare of workers children”. Welfare manager, ‘a preson engaged in looking after the welfare of people working in factories’.
Poi la crisi degli anni ’30, con la disoccupazione, porta il welfare fuori dai luoghi di produzione. All’inizio del 1939, Anthony Eden, uomo politico tra i primi a comprendere le conseguenze della guerra, afferma in Parlamento la necessità di “revolutionary changes in the economic and social life of the country”. Si afferma così l’idea di Welfare State. A coniare il termine è stato forse Alfred Zimmern, storico e political scientist. A scriverne per primo fu però William Temple, predicatore e insegnante, vescovo. “We have seen that in place of the conception of the Power State we are led to that of the Welfare-State” (Citizen and Churchman, 1941).
Il Welfare appare così come l’insieme dei servizi che la società, attraverso lo Stato, è tenuta a fornire ad anziani, poveri, malati, disabili, inabili al lavoro, disoccupati. Previdenza, sanità, istruzione, edilizia popolare, programmi di lavori pubblici. C’è certamente un legame tra questo e le politiche economiche sostenute da John Maynard Keynes – piena occupazione, aumento della spesa pubblica, sostegno della domanda. Ma il Welfare britannico deve molto di più alle proposte di William Henry Beveridge, il cui rapporto Social Insurance and Allied Services del 1942 rappresenta un punto di svolta, e l’origine del laburismo. In quello stesso dopoguerra, Welfare State si afferma come termine più adatto a definire, a ritroso, le politiche adottate in paesi diversi per far fronte alla crisi degli anni ’30. Caso esemplare, il New Deal di Roosevelt. Leggi tutto >

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