|rubrica| Selvagge note

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di Mauro De Martini

È ancora vivo il ricordo della bella serata celebrativa del decennale di Persone&Conoscenze. In quel momento d’incontro, così emozionante e ricco di contributi, Federica Fasoli, direttore del personale e pianista, ci ha fatto ascoltare il suo ‘musicale’ modo di leggere il ruolo del direttore del personale. Tutti insieme abbiamo gustato il risultato della presentazione. In questo breve spazio vorrei invitarvi nella ‘cucina dell’intervento’ e condividere un momento ancora denso di significato. Quando Federica e io abbiamo deciso di partecipare insieme all’animazione di quell’occasione, avevamo in testa le immagini di Grassilli, come finestre di senso e spunti di riflessione, allo stesso tempo, volevamo fare qualcosa con la musica, consapevoli del fatto che, generalmente, una musica è meno immediata di un’immagine. La nostra idea era fare emergere lo spirito della rubrica, che in questi anni ha proposto la musica come immagine dell’organizzazione e come riferimento costante alla dimensione autobiografica di chi scrive, per mantenere il contatto con la concretezza di un’esperienza in cui i lettori possono immedesimarsi o prendere distanza, come scriveva Montaigne: “Voglio che la gente mi veda come sono fatto nella mia semplicità, naturalezza e ordinarietà senza studi, né artificio”. Scriveva anche: “E io sono tutti”, frase non dettata dalla nota grandeur dei nostri cugini d’oltralpe, ma dal considerarsi un semplice esempio d’umanità.

Mauro De Martini e Federica Fasoli durante la celebrazione dei 10 anni di Persone&Conoscenze
Mauro De Martini e Federica Fasoli durante la celebrazione dei 10 anni di Persone&Conoscenze

Decidiamo di far sentire qualche brano delle Scene infantili di Schumann, caso emblematico di compositore che considera la musica ‘evocazione della vita’. L’intenzione che ci ha guidato consisteva nel fare emergere il legame esistente tra musica e significato, in cui l’arte dei suoni assume potere espressivo e significativo. Eravamo animati anche da un certo desiderio sperimentale. Ci chiedevamo: cosa succede se accostiamo un contenuto, ad esempio, una situazione tipica che un direttore del personale deve gestire, con una musica famosa, già densa di riferimenti espressivi? E andando ancor più in profondità: cosa accade se accostiamo un contenuto extra musicale, un ‘testo’, a un materiale sonoro già organizzato? Insomma, abbiamo fatto una cosa un po’ azzardata, ma questo faceva parte dello spirito della serata perché, nel nostro modo di sentire, Persone&Conoscenze è anche un luogo di scoperta, in cui si possono percorrere strade non consuete, spinti dalla voglia di esplorare nuovi territori. Ecco che Da paesi e uomini stranieri, nel nostro esperimento, diventa un brano scritto per direttori del personale che gestiscono aziende inserite in un contesto globalizzato, in cui l’internazionalizzazione è desiderata, a volte è percepita come necessaria e quindi, in parte, temuta. Il brano del Fanciullo che supplica richiama le continue richieste che un direttore del personale riceve quotidianamente, e con insistenza, un po’ da tutti, in qualità di centro di mediazione d’esigenze, a volte divergenti, dei tanti stakeholder che fanno riferimento al sistema-impresa. Il celeberrimo Sogno può raccontare i desideri di ciascuno di noi nei confronti nostra vita professionale e privata.

Probabilmente questo è uno degli aspetti più belli e affascinanti di chi si occupa di persone, ossia prendersi cura della componente umana e sognante dell’organizzazione, fino al giorno in cui, come ha profetizzato Asimov, anche i robot sogneranno. In quel momento assumeremo bravi robot-psicologi, ma, per il momento, possiamo ancora fare affidamento sui sani, vecchi, coriacei direttori del personale. La serata si sarebbe dovuta concludere con Sogno, ma ogni esecuzione musicale che si rispetti richiede un bis. Così Federica ha tirato fuori dal cilindro un brillante Doctor Gradus ad Parnassum che ha interpretato come la parodia, non di Muzio Clementi, come voleva Debussy, ma delle continue sfide che il direttore del personale propone ai dipendenti, affinché migliorino sempre, raggiungano nuovi obiettivi e innovino. Lì per lì, la spiegazione di Federica mi aveva appagato. Poi, tornando a casa, mi sono accorto di un filo sottile, che legava l’ultimo pezzo con i precedenti e che, al momento, mi era sfuggito. Il bis era tratto dalla raccolta Children’s Corner, con cui Debussy ha raffigurato il mondo dell’infanzia. Tutto l’intervento poteva essere interpretato attraverso questo lato nascosto, inconscio forse, come fosse un’evocazione di quell’età sognante, giocosa, aperta al futuro, fiduciosa, creativa. E nella selvaggia notte dei direttori del personale aveva il suo perché.

 

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