Tag: Piero Trupia

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di Piero Trupia

In un Paese come il nostro, che da sempre rifugge le suggestioni del taylorismo organizzativo tipiche della cultura d’oltre Oceano così come la dottrina della morfogenesi –entrambe incapaci di conformarsi allo schema dell’impresa-laboratorio proprio della tradizione del made in Italy– elaborare un modello convincente di apprendimento costituisce la vera sfida dei formatori italiani. Quello che si delinea in queste pagine è un modello che prende avvio dal riconoscimento e dalla valorizzazione del soggetto come attore-autore dei propri atti, in particolare di quelli che presiedono al processo di apprendimento.

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Il 29 ottobre durante la tappa milanese del convegno Formare e Formarsi sono stati proclamati i vincitori del Prodotto Formativo dell’anno, Premio– promosso dalla rivista Persone&Conoscenze ed ESTE – rivolto ai protagonisti del mondo della formazione, che ha visto quest’anno la sua seconda edizione.

“Per cambiare lavoro mi ci sono voluti sette anni e ho dovuto scrivere un libro”, ha raccontato Piero Trupia, linguista, cognitivista e filosofo del linguaggio nonché uno dei membri della giuria che era presente alla premiazione, parlando del potere della scrittura come strumento per formare e conoscere se stessi. Con questa logica è stato assegnato il premio a IVN, che propone prodotto Change the Wor(l)d che fa uso della scrittura “come strumento maieutico per meglio capire se stessi e il mondo che ci circonda”. Come ha detto Trupia, “Bisogna essere molto creativi anche per scrivere normalmente”, anche per questo sarà importante dedicare attenzione a questo prodotto.

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di Piero Trupia

Quanto si può essere certi, di ciò in cui si crede? Poco o nulla. La domanda del resto è un circolo vizioso, essendo la seconda proposizione semanticamente identica alla prima. Ciò in cui si crede è la certezza personale di ciò in cui si crede. Succede talvolta in un esame universitario che l’esaminando risponda, esordendo con un “Secondo me”. L’esaminatore di solito lascia correre e presta attenzione a ciò che segue. Sarebbe invece utile una puntualizzazione. Non ‘secondo te’ e neanche ‘secondo me’. Secondo la dottrina.

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di Piero Trupia

Conoscere è la prima manifestazione dell’eros vitale platonico. Conoscenze personali. Se non si riesce a produrne in proprio, si attinge a piene mani al mercato delle idee: trattati, saggi, articoli, manuali, divulgazioni, bignami. Oggi, il supermercato Tv e quello, sempre aperto, del sentito dire: l’ho visto in televisione, me l’ha detto mio cognato che lavora al Ministero dell’Interno. E poi l’esperto che esordisce con un “in qualche modo”, il testimone che giura di averlo visto con i suoi occhi, il testimonial che propone il suo prezioso stile di vita.
L’eros induce a far propria la notizia che, da quel momento, diventa certezza. Sono convinto che, ne sono certo, ci metto la mano sul fuoco, sicuramente…
Agli esami molti studenti rispondono a partire da un “secondo me” e si stupiscono se dall’altra parte del tavolo si obietta “no, secondo dottrina”; e un docente pedagogo potrebbe spingersi fino alla pedante precisazione “Episteme, non doxa, prego”.
Questa diade apparve nell’età di Pericle (V sec. a. C.) come parte di quel sale greco che fonda la conoscenza razionale, che s’impone a tutti, contro la certezza personale che è una semplice opinione. Continua…

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