Gympass benessere

Promuovere una strategia globale per il benessere

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Motivazioni per progetti di wellbeing
Motivazioni per progetti di wellbeing

Coniugare in modo equilibrato l’impegno professionale e il benessere dei propri dipendenti è una sfida sempre più importante per molte organizzazioni. Il work-life balance è un aspetto fondamentale non solo per migliorare la retention dei talenti, ma anche per aumentare il livello di engagement di chi lavora in azienda.

Nel 2016 il 69% delle aziende multinazionali ha promosso una strategia globale per il benessere dei propri dipendenti, mentre nel 2008 questa percentuale era ferma al 36%: ecco quanto rivela una ricerca realizzata su scala globale Xerox, a cui ha contribuito Gympass, società fondata a San Paolo del Brasile nel 2012 leader mondiale nel settore dei benefit legati al benessere aziendale.

Dall’indagine emerge, inoltre, come il primo motivo che spinge le imprese a sviluppare programmi di wellbeing sia il miglioramento della produttività dei dipendenti (59%) e il secondo sia l’obiettivo di aumentarne il coinvolgimento e l’impegno nei confronti dell’azienda (56%). Seguono la fidelizzazione (54%), la promozione di mission e valori aziendali (49%), la riduzione dei costi legati alla salute (45%) e un rafforzamento del branding (38%).

I Millennial accelerano la presa di coscienza di “life balance”

Oggi il work-life balance è da considerarsi parte integrante della value proposition perché i dipendenti sono al centro delle decisioni strategiche dell’azienda. Stiamo assistendo alla maturazione di un concetto se vogliamo ancora più evoluto, quello di “life balance”: vengono cioè sempre meno le distinzioni fra lavoratore e persona, complice anche l’ingresso della generazione dei Millennial all’interno delle organizzazioni, che sta velocizzando questo processo. L’equilibrio tra vita professionale e vita privata, non a caso, è una delle priorità dei giovani che entrano in azienda, e tutto questo genera un grande effetto positivo di socializzazione.

Se un simile approccio al dipendente è sempre più attento e diffuso, è anche vero che non esiste un modello uguale per tutti, e non esiste un modello giusto o sbagliato che le aziende devono seguire per garantire un work-life balance adeguato. Quello che viene a instaurarsi è un processo in continua evoluzione influenzato dalle fasi di vita dei lavoratori: età, generazione di appartenenza (Baby Boomer, Generazione X o Millennial), valori. Il tutto in continuo cambiamento.

Conciliazione vita-lavoro per agevolare il compito degli HR

Garantire un buon equilibrio tra vita privata e lavorativa produce indiscutibili benefici. Chi lavora può giovare di una miglior gestione dello stress e relativa diminuzione delle situazioni di tensione, maggior coinvolgimento e impegno nel lavoro, concentrazione nei confronti dei risultati da raggiungere, un incremento della motivazione al lavoro e una riduzione del tasso di abbandono. L’azienda ha così la possibilità di attirare i migliori talenti e conservarli a lungo all’interno dell’organizzazione. Oltre all’immagine positiva che l’azienda acquisisce.

Per le funzioni HR questo è un punto piuttosto importante: le difficoltà che si riscontrano nell’assunzione del personale sono ben note e le sfide non si fermano una volta che i nuovi dipendenti sono a bordo, ma al contrario le aziende sono sempre alla ricerca di nuove modalità per trattenere i migliori talenti.

Naturalmente, un mezzo è offrire alti salari e bonus competitivi, ma la retribuzione da sola non è sufficiente per impedire ai dipendenti altamente qualificati di cercare altrove nuove opportunità lavorative.

Cultura del benessere per assecondare passioni e buone pratiche

Credere in una cultura del benessere legata all’attività lavorativa e professionale è ormai provato che genera risultati positivi su performance e soddisfazione dei lavoratori. Il punto focale della questione è avere fiducia nei dipendenti e credere che possano raggiungere gli obiettivi prefissati mettendoli nella condizione di avere ‘tempo libero’ da dedicare a se stessi. Si riduce quindi il controllo sui tempi e sulle modalità di svolgimento del lavoro e si punta a innalzare il livello di professionalità delle persone.

In generale, i datori di lavoro stanno incentivando i propri dipendenti ad assumere un comportamento volto a prendersi cura della propria salute attraverso azioni che rispondono alle tre C: culture, choice e communication.

Cultura significa diffondere l’idea e l’importanza di vivere una vita sana ed equilibrata. Si possono per esempio dare incentivi o premi quando un dipendente va a fare sport.

Offrire ai dipendenti la possibilità di scegliere significa invece comprendere le necessità dei singoli, poiché ciascuno ha esigenze uniche e interessi diversi. Permettere di seguire le proprie passioni assicura un’elevata adesione agli eventuali programmi di benessere che si vogliono implementare.

Per comunicazione, infine, intendiamo il modo con cui i dipendenti vengono a sapere esattamente quello che l’azienda sta offrendo. Infondere entusiasmo, incoraggiare l’adesione al programma che si sta svolgendo è il modo migliore per raggiungere i risultati sperati.

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