E se parlassimo di benessere?

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di Tatiana Arini

Possiamo declinare il tema del benessere secondo due angoli visuali differenti: la persona e l’ambiente di lavoro. Questo duplice approccio rappresenta un punto di forza e permette di affrontare a tutto tondo un aspetto che, anche di questi tempi, risulta essere fra le priorità in molte organizzazioni. È importante infatti, in questo momento, far sentire la vicinanza dell’azienda alle persone e lavorare per il loro benessere fisico e psicologico, dare insomma un segnale tangibile di attenzione e tranquillità –anche con piccoli gesti e a budget contenuti– per migliorare così il clima aziendale e contribuire alla motivazione e alla gratificazione delle persone, fondamentali soprattutto nell’attuale congiuntura che vede le economie in grande difficoltà.

Ai rappresentanti delle aziende che hanno sostenuto il nostro progetto convegnistico BenEssere abbiamo chiesto un parere sul tema, che ci ha aiutato a comporre lo scenario che
presentiamo in queste pagine.

 

E se parlassimo di benessereA testimoniare l’attuale interesse per il benessere organizzativo, la folta presenza di aziende e addetti ai lavori ai nostri eventi di Milano e Bologna, che hanno evidenziato quanto ancora ci sia da lavorare su quest’area. Ed è proprio in situazioni di crisi che l’Hr manager deve saper passare da una fase conservativa-difensiva a una propositiva, non solo per un aspetto ‘funzionale’ ma soprattutto ‘etico’. Momenti di confronto fra aziende che condividono la stessa cura per il benessere organizzativo si sono rivelati estremamente proficui, in primo luogo perché favoriscono lo scambio di idee e consentono di cogliere spunti interessanti da poter rielaborare e calare all’interno del proprio contesto; inoltre, portano una ventata d’aria positiva, offrendo risalto a realtà e pratiche aziendali positive, belle e sane di diversi settori, che funzionano e vanno diffuse e, quindi, forniscono una carica di ottimismo a tutti i partecipanti. Oltre a una focalizzazione sugli aspetti concreti di realizzazione operativa in azienda, i nostri convegni BenEssere hanno anche proposto approcci teorici al tema. Gli interventi hanno toccato la tematica da punti di osservazione differenti e con luce diversa: in chiave sistemica guardando l’organizzazione, in chiave individuale guardando all’empowerment della persona… tante facce della stessa medaglia, che ci portano a riflettere su come lavorare in tutti questi ambiti.

 

La diffusione di un concetto

Non esiste un’idea unica di benessere che vada bene per chiunque e ovunque: la prima cosa da fare è un’analisi di contesto, seguita da un ragionamento sugli strumenti a disposizione per lavorarci. Non bisogna mai perdere di vista il contesto specifico in cui l’organizzazione è inserita. Al di là dei diversi approcci dunque, la parola chiave emersa ripetutamente è consapevolezza: consapevolezza del punto di partenza –quali sono le condizioni dell’organizzazione– e del punto di arrivo a cui si vuole tendere. Il percorso per raggiungere il benessere può essere faticoso, specialmente quando la realtà di partenza è caratterizzata da un malessere ignorato e sottaciuto. La prima ricerca di Enzo Spaltro insieme a Renato Mannheimer e a Giorgio Del Mare sul benessere organizzativo è del 1975: se allora sembrava fuori dalle logiche aziendali, ora ha trovato tanto spazio nelle organizzazioni. Fino a qualche tempo fa la tematica era affrontata solamente dagli addetti ai lavori e anche molti riscontri; i nostri convegni sul benessere hanno dimostrato il grande interesse odierno e la consistente risposta del pubblico, trattenutosi copiosamente fino a fine giornata, risultato che ha piacevolmente stupito tutti. Oggi ormai possiamo contare su dati e best practice aziendali che attestano che fare benessere porta grandi risultati. I testi che ne parlano, invece, sono ancora pochissimi: l’Italia rimane un fanalino di coda quando si affrontano queste tematiche, molto più sentite all’estero. È un’ottima cosa dunque che il tema esca allo scoperto: le aziende dovrebbero essere più sensibilizzate nell’utilizzare questi approcci per risolvere le specifiche problematiche aziendali. L’elevata presenza di aziende che hanno dimostrato interesse per il benessere attesta che il nostro tessuto imprenditoriale si sta finalmente incamminando in questa direzione.

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E se parlassimo di benessere 3Guardare all’orizzonte

Il benessere è dunque uno dei temi di fondo su cui confrontarsi diventerà sempre più centrale, anche se, spesso, nella attuale situazione del mondo del lavoro –che per molti versi si è rivelata drammatica– è passato in secondo piano in molte organizzazioni. Ma le aziende che si avvitano sull’oggi e puntano alla mera sopravvivenza nel quotidiano senza cercare di capire come cominciare a prepararsi –seppur con tutte le difficoltà– per un futuro più roseo, non faranno tanta strada ma rimarranno schiacciate dagli effetti della crisi che stiamo attraversando. È una strategia utile e vincente invece guardare a orizzonti un po’ più lontani, anche quando non è possibile realizzare tutti gli interventi che si vorrebbero: è importante portare avanti un confronto, una riflessione su quello che si potrà fare per il futuro, tenendo ben presente che il benessere sul posto di lavoro sarà uno degli elementi fondanti che farà attirare e trattenere i talenti in azienda, uno dei segreti del successo di qualsiasi realtà. Le piccole aziende sono quelle che fanno più fatica ad accettare quest’ottica. Coinvolgere questa fascia imprenditoriale significherebbe mettere in moto idee di tipo diverso su come si può ‘fare azienda’.

 

Cos’è il benessere

Ma cosa significa per l’impresa il benessere e come si può raggiungere? Durante i nostri convegni abbiamo approcciato il tema da svariati punti di vista. Al di là dei due grandi temi, ognuno con il suo accento sulla persona o sulla postazione di lavoro –aspetto di cui si occupa ampiamente la rivista Officelayout– gli interventi dei relatori hanno spaziato dallo stress alla salute in azienda, dalla sensibilità femminile alla progettazione di un ambiente bello e funzionale… I modi di guardare al benessere sono vari e differenziati, a seconda dell’attività della propria azienda ci si può focalizzare su un aspetto piuttosto che su altri. La proposta di diversi atteggiamenti e soluzioni –sia di offerta sia di messa in pratica– ha permesso di trarre spunti ad hoc, con l’obiettivo di fondo di rendere più facile il vivere in ufficio o, piuttosto, di star bene lavorando, non importa se in ufficio o in qualsiasi altro luogo: ecco che benessere significa la possibilità di lavorare in maniera tranquilla e corrispondente ai bisogni; la conciliazione tra vita privata e vita professionale è una sfida futura che contribuisce ad ampliare il tema. L’ulteriore aspetto emerso durante i nostri convegni è dunque quello del comfort ambientale con l’uso di strumentazioni adeguate alle esigenze di oggi, quelle cioè di un lavoro mobile, non più fisso in ufficio. Il concetto di smarter working implica un approccio al lavoro flessibile –lavorare per obiettivi e non a ore– già in atto da tempo soprattutto in tanti paesi del Nord Europa e principalmente in Scandinavia: offrire ai dipendenti una gestibilità che consente di lavorare dove e quando sono più produttivi ed efficienti, dovunque si trovino, contraccambia a livello di risultati. L’interesse comune è quello del benessere del lavoratore per ottenere la migliore produttività possibile e la massima soddisfazione da entrambe le parti, l’azienda e il dipendente; del resto, è evidente il legame diretto tra le azioni collegate al benessere del dipendente e le sue performance aziendali.

 

La possibilità di esprimersi

Manca nelle imprese la partecipazione alle idee e alle decisioni. Le strutture che funzionano meglio sono quelle che danno a tutti la possibilità di esprimersi, riuscendo a catturare le idee più orientate al business. Tra le necessità anche quella di creare luoghi o modi di lavorare che consentano maggior confronto all’interno dell’azienda o con esponenti esterni, per permettere alle persone di portare il proprio contributo all’organizzazione in cui operano: è un altro modo di vivere bene in azienda, oltre che un modo diverso per poter fare una valutazione dei propri collaboratori per il contributo di idee e di progettualità, e non solo per lo svolgimento del proprio lavoro. Tra gli aspetti fondamentali del benessere, dunque, l’attenzione e l’ascolto delle persone e dei loro bisogni, delle reali esigenze e dei desideri. Fare indagini di clima senza poi dare seguito all’iniziativa osservando i risultati e ascoltando le persone –come invece si è fatto per anni in molte aziende– non porta ad alcun miglioramento nelle organizzazioni. Il benessere aziendale dunque è anche un’occasione per motivare, coinvolgere e fare squadra attorno ai singoli dipendenti.

 

Inventare il benessere

E se parlassimo di benessere 4Il benessere in questa logica è una modalità, un’architettura che consente di vivere molto attivamente: va inventato e non imposto. Le idee nascono in contesti dove si investe nell’ascolto, nella capacità di esprimersi, dove si favorisce l’espressività dei singoli e la creatività. Gli imprenditori più illuminati vedono questo approccio come un vero e proprio investimento, che influisce anche sulla vita privata delle persone, sulla società e sul territorio in cui l’azienda è inserita. Il concetto di benessere risulta così uno strumento di lavoro, e il benessere organizzativo una continua ricerca. Portare benessere richiede una progettazione e necessita di persone che abbiano come obiettivo quello di creare condizioni che generino felicità, intesa come energia, vitalità, self-efficacy: le organizzazioni possono, attraverso attraverso una serie di iniziative, fare in modo che le persone esprimano nella loro prestazione un livello elevato di empowerment. Questo passa attraverso un’attenzione al self-making: creare condizioni di senso affinché le persone non vivano l’esperienza di lavoro come disorientante permette loro di imparare a tenere conto di quelle condizioni mentali di depotenziamento che possono diventare elementi di malessere soggettivo e relazionale.

 

L’approccio olistico alla persona

Certo è che quando le persone stanno bene, operano meglio e con più soddisfazione. Questo concetto in ambito lavorativo era stato dimenticato; ora ci si è resi conto che se una persona è stressata rende poco. Un problema specifico come quello dello stress da lavoro correlato è diventato di attualità anche dal punto di vista della legge. Nonostante ciò, c’è ancora molta superficialità e disinformazione quando si affronta questo tema. Tra i vari approcci al benessere, alcuni sono più olistici e innovativi, altri più frammentari e parziali – e di conseguenza lo saranno anche i risultati. Sembrano esserci due modi di affrontare la questione: uno, attraverso palliativi, che tendono a dare un certo sollievo e a migliorare qualche aspetto ma non creano una struttura di benessere; altri approcci invece cercano di andare alla radice del benessere. Nella vita di tutti i giorni è inevitabile che si verifichino cambiamenti, che generano instabilità, la quale a sua volta è causa di stress. Il segreto per creare un terreno solido per il benessere è risvegliare quell’area nel profondo della persona che è benessere totale, soluzione ben diversa dal creare un ‘senso di benessere’. Se vogliamo sviluppare le nostre qualità, dobbiamo permettere che i nostri semi latenti possano esprimersi e per farlo dobbiamo creare la condizione giusta; senza dubbio lo stress impedisce o riduce enormemente questa crescita. Quando si coltiva un cambiamento profondo che mira al miglioramento della persona, il mutamento che ne deriva investe tutti i livelli: emotivo, di efficienza del lavoro, di resistenza allo stress… Le prospettive che si aprono investono dunque la creatività, la leadership, l’intelligenza e l’innovazione, per citare alcuni aspetti.

 

La cura della salute

Il fatto che si senta l’esigenza di migliorare il benessere delle persone secondo diversi approcci è assolutamente positivo. Senza dubbio, investire nelle persone e nella qualità della loro vita le trattiene in azienda; capirne le esigenze consente di investire in modo intelligente negli strumenti, con un ritorno notevole in rendimento e qualità di vita delle persone. L’italiano è generalmente stoico perché spesso preferisce andare in ufficio anche quando avverte un malessere, per uno spiccato senso del dovere, che non viene per nulla ripagato adeguatamente con attenzioni alla persona. Il posto di lavoro dunque va analizzato: piccole manutenzioni periodiche possono rivelarsi un eccellente investimento, evitando alle persone stress muscolo-scheletrici, visivi, digestivi, respiratori e stress legato all’organizzazione del lavoro. In realtà, poche migliaia di lavoratori hanno beneficiato negli ultimi tre-quattro anni di nuovi uffici caratterizzati da un layout pensato e organizzato per il benessere comune, non solo psico-fisico ma un anche organizzativo: anche l’azienda, organizzando meglio gli spazi e le infrastrutture, ne beneficia proprio perché consente alle persone di lavorare meglio. Ogni azione intrapresa per il benessere porta, dunque, sul medio-lungo periodo, a un beneficio economico per l’azienda.

 

Ambienti incivili

La maggior parte dei lavoratori italiani d’ufficio –circa una ventina di milioni di persone– non conosce le procedure normative affinché l’ufficio possa essere considerato a norma secondo il decreto legislativo 81 del Testo Unico. Se alcuni lavoratori hanno beneficiato di spazi nuovi con climatizzazione, più eleganti e luminosi, molti continuano a lavorare in ambienti incivili. È un momento difficile per i lavoratori: esiste una serie di questioni non semplicemente risolvibili. Gli italiani in modo specifico e, in generale, i lavoratori che appartengono al bacino del Mediterraneo, si sentono beneficiati in questo momento, più che dal benessere organizzativo, dal fatto di avere un lavoro e uno stipendio, e di non soffrire delle problematiche di decine di migliaia di persone che non hanno un lavoro. Il rischio è che il benessere venga percepito come una sorta di lusso mentre è strettamente legato all’aumento della produttività, con un ritorno tangibile sull’investimento. Ma la qualità della vita operativa è un diritto del lavoratore. Manca l’informazione su questi aspetti e, internamente alle aziende, l’utente non viene considerato alla stregua di un cliente. Aziende visibilmente soddisfatte dei risultati si sono affiancate alle esigenze del personale non per filantropia ma perché hanno intuito che una persona che lavora in condizioni ambientali buone ha un rendimento maggiore, che equivale a un sevizio migliore per l’azienda. È un dato di fatto.

 

Qualità del luogo di lavoro

E se parlassimo di benessere 5Per cominciare, basterebbe un gesto di buona volontà, economicamente contenuto –poche centinaia di euro pro capite– per trasformare il piano di lavoro su cui devono essere appoggiati un video, una tastiera e un mouse. Invece, col tempo si è creato una sorta di disimpegno colposo: è una responsabilità indiretta che contribuisce a un maggior affaticamento delle persone, che oltretutto non si rendono conto del loro scorretto assetto posturale di fronte al computer, creandosi ulteriore danno. Le aziende che hanno portato avanti iniziative socialmente utili sono una minoranza; milioni di persone vivono il luogo di lavoro in condizioni disagevoli ma non se ne rendono conto. Per migliorare la vita operativa e, di conseguenza, la vita in generale, basterebbe rispettare i principi ergonomici e realizzare una breve analisi della configurazione degli uffici insieme a uno studio di mansioni e di destinazioni d’uso, per cercare di creare gruppi di lavoro condivisi. Lavorare in termini di qualità ergonomica significa dunque riconfigurare gli spazi. Nelle aree mediterranee prevale ancora il gusto del bello e molti si lasciano influenzare dal design, perdendo di vista la parte sostanziale e dando maggior valore alla parte estetica: una cosa bella non è necessariamente utile o funzionale. Lo strumento di lavoro non è un accessorio generico ma deve essere un dispositivo ergonomico e dare la possibilità di lavorare meglio. La tecnologia ci viene in aiuto con dispositivi appropriati, che hanno contribuito a ridurre al minimo i fastidi posturali, limitando le assenze dal lavoro per malattia.

 

L’ambiente che comunica

Oltre alla necessità di creare situazioni confortevoli e di porre attenzione a vari aspetti della postazione di lavoro –seduta, luminosità, spazi per diverse situazioni, acustica all’interno degli uffici– con un occhio all’equilibrio fra lavoro personale e armonia nella condivisione e una progettazione del lavoro con criteri scientifici per evitare sforzi inutili e dannosi, chi si occupa di soluzioni tecniche lavora spesso anche sugli aspetti estetici e sulla gradevolezza dei luoghi. Non c’è dubbio che l’esperienza fisica incida sulla qualità del lavoro: anche la bellezza degli edifici può avere un enorme effetto sul benessere. Sperimentando attraverso i luoghi, che hanno un’importanza fondamentale nella comunicazione dello stile, le persone riescono così a entrare in sintonia maggiore con le aziende. L’ambiente è una forma di comunicazione non verbale molto potente, che condiziona i nostri comportamenti: ecco perché è importante allestire gli spazi con una certa ottica. In questo modo otteniamo molto senza fatica e velocemente. Bisogna dunque tenere in gran conto la dimensione legata al significato che le persone danno allo spazio in cui lavorano, in chiave di generazione indiretta di benessere organizzativo.

 

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