Welfare aziendale, se il tempo libero vale più del denaro

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I dipendenti di Lamborghini a Sant’Agata Bolognese hanno scelto di recente: meglio avere più tempo libero invece di più soldi in busta paga. Lo hanno deciso con un referendum interno all’azienda che ha visto una percentuale schiacciante (95%) di lavoratori chiedere di usufruire di cinque giorni di permessi aggiuntivi annuali, per un totale di 40 ore, al posto di un aumento in denaro. Così le persone potranno utilizzare il tempo libero per passare più ore con la propria famiglia, per una breve vacanza o per attività legate al proprio benessere.

Quello di Lamborghini non è però l’unico caso in cui aziende e lavoratori si confrontano sull’opportunità di scegliere tra tempo e denaro (lo hanno fatto per esempio Ducati, Marposs, Samp e Bonfiglioli), riscontrando quello che ormai è un dato di fatto: nella maggior parte dei casi, i lavoratori preferiscono avere più tempo libero rispetto a una contropartita in denaro.

Il tema, attualissimo in Italia, è quello del work life balance, il rapporto tra lavoro e vita privata. Da un lato sempre più aziende stanno capendo che avere lavoratori più contenti e più sani è positivo per il raggiungimento degli obiettivi; dall’altro i dipendenti sono sempre più propensi a chiedere – o a scegliere – forme di welfare (come lo Smart working) per poter conciliare meglio la propria attività lavorativa con quella familiare. Il tempo, quindi, sembra essere diventato il nuovo denaro. O non è proprio esattamente così? Ne abbiamo parlato con esperti del settore, tra Direttori del Personale e player di mercato.

L’importanza della categoria professionale

Pierluigi Picerno

“L’affermazione ‘il tempo è il nuovo denaro’ non è generalizzabile”, sostiene Pierluigi Picerno, Head of HR & Legal Manager del Gruppo Rapullino/Sideralba Spa, player internazionale nel settore siderurgico. “Molto dipende dalla categoria professionale e dalla sensibilità individuale del dipendente. Anche i valori aziendali possono coadiuvare il lavoratore nella scelta dello strumento di welfare, tra cui il tempo. In quest’ottica il modello di business è determinante. In una realtà con budget produttivi prefissati e tempi di lavoro certi, l’erogazione dei premi è solitamente monetizzata”.

“Tra le ‘sensibilità individuali’ incide certamente il livello salariale. Minore è lo stipendio maggiore sarà la propensione a monetizzare tutto, anche ricorrendo agli straordinari, quindi sacrificando parte del tempo libero. Mentre i dipendenti che lavorano nell’aree di supporto e negli uffici, risultano più propensi a chiedere maggiore tempo libero indipendentemente dal livello stipendiale”.

Secondo Picerno, si tratta anche di una questione territoriale: “Per esperienza personale posso dire che le aziende radicate al Nord Italia iniziano a essere maggiormente sensibili al fattore-tempo, mentre quelle del Sud guardano più alla corresponsione di benefit in natura. Nel Gruppo Rapullino da qualche anno proponiamo a nostri dipendenti l’uso di particolari strumenti di welfare volti comunque a un migliore utilizzo del tempo libero, per esempio: voucher per la palestra, per una gita in famiglia, abbonamenti a teatri o ad attività culturali. Attraverso queste incentivi, il tempo libero di certo non è aumentato, ma è goduto al meglio”, conclude Picerno.

Servizi alternativi sempre più richiesti

Andrea Verani Masin

Andrea Verani Masin, Direttore Commerciale di DoubleYou, player di welfare aziendale entrato da fine 2016 nel Gruppo Zucchetti, spiega che “il tempo è uno dei driver legato al welfare, che può trovare spazio in iniziative unilaterali o sindacali, che prevedono per esempio congedi integrativi di maternità e paternità, Smart working, orari flessibili, ma oltre al tempo anche il servizio è il nuovo denaro”.

Ciò significa che “i dipendenti apprezzano particolarmente servizi relativi al benessere, alla sanità, all’educazione personale o dei familiari o al sostegno degli anziani” di cui possono usufruire anche fuori dall’orario di lavoro. “Questi servizi aggiuntivi allo stipendio, di cui fanno parte anche i voucher, danno valore al tempo del dipendente che di fatto non rinuncia al suo salario”, aggiunge Verani.

In particolare DoubleYou mette a disposizione delle imprese una piattaforma tecnologica di welfare per agevolare il dialogo tra azienda e dipendente: la prima vede facilitato il lavoro di gestione, mentre il secondo può richiedere appositi servizi che vanno incontro ai suoi desiderata.

Domenico Uggeri, 

Sul tema interviene anche Domenico Uggeri, Vice Presidente di Zucchetti: “In Italia stiamo riscontrando una diffusa esigenza di recupero del tempo per le attività personali, per il benessere e gli scopi sociali o familiari, un’inversione di tendenza che ci avvicina al modello già consolidato del Nord Europa. Ma c’è ancora un gap importante con altri Paesi dovuto alle normative del lavoro molto rigide in Italia e alla tendenza a non rinunciare allo stipendio, soprattutto da parte degli uomini”.

Anche Uggeri sottolinea come l’utilizzo di piattaforme tecnologiche di welfare in azienda sia “indispensabile per far accedere i dipendenti a questi servizi”, che nel rapporto vita-lavoro complessivo “permettono di guadagnarci di più”.

Il circolo virtuoso del work life balance

Stefania Monini

Un settore particolare di applicazione del work life balance è quello della ristorazione, dove è presente un elevato numero di lavoratori con contratti part time. “In questo caso l’esigenza di una conciliazione tra vita e lavoro è meno sentita, perché questi lavoratori hanno già diverse ore della loro giornata libere per altre attività”, spiega Stefania Monini, Direttore Risorse Umane e Organizzazione di CIRFOOD – Cooperativa Italiana di Ristorazione. “La discriminante è il tempo di lavoro, infatti sono più sensibili al tema gli impiegati full time; inoltre abbiamo notato che la generazione dei Millennial è più attenta alla qualità della vita ed è sensibile a tutte le iniziative di work life balance”.

Maria Elena Manzini

In questi anni CIRFOOD ha ampliato il suo programma di welfare per i soci e i dipendenti della cooperativa, aumentando il numero di ore di permessi e pause, ma non solo. Maria Elena Manzini, Corporate Social Responsibility Manager CIRFOOD, illustra tre aree di intervento: “La prima è quella dell’assistenza sanitaria, che prevede per il 2019 l’estensione del servizio alla famiglia dei dipendenti; la seconda riguarda il sostegno al reddito, che consente ai soci lavoratori di usufruire di prestiti e anticipazione del Tfr con modalità vantaggiose; infine ci sono i servizi come il pasto gratuito per tutti i dipendenti della cooperativa per i soci lavoratori sconti nei locali a gestione CIRFOOD, un buono cultura spendibile in librerie, cinema, musei e mostre e un omaggio natalizio”.

A disposizione dei dipendenti, per la fruizione dei buoni natalizi, c’è BluBe, la divisione Welfare e Flexible Benefit di CIRFOOD. Aggiunge poi Monini: “Per l’impresa il fatto che il dipendente viva il suo tempo libero in maniera intensa ha un riflesso positivo, perché una persona felice e appagata lavorerà con più slancio e genererà maggior valore per l’impresa. Non a caso noi indichiamo la ‘cultura’ come una delle parole distintive di CIRFOOD, oltre a ‘cibo’ e ‘persone’”.

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