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Valorizzare l’apprendistato, il vademecum di Gi Group

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Secondo i recenti dati ISTAT* l’utilizzo dell’apprendistato resta ancora limitato, rappresentando i ragazzi assunti in tale forma solo lo 0,57% degli occupati sul totale dei lavoratori italiani.

apprendistiEppure lo strumento rappresenta un’occasione per le imprese che possono disporre di personale specializzato con competenze difficilmente reperibili sul mercato, contribuendo allo sviluppo delle skill che cerca e valorizzando il personale tecnico per la trasmissione di know-how.
I ragazzi possono avere l’opportunità di un contratto a tempo indeterminato e fare un’esperienza di valore che accrescerà le loro competenze e la loro employability.

Come è possibile sostenerne quindi una maggiore diffusione dell’apprendistato? Esistono indicazioni valide per tutti oppure ciascuna impresa deve trovare la sua strada per ‘fare apprendistato’?

Questi i temi al centro del dibattito che ha animato il convegno ‘Apprendistato. Formare lavorando, si può fare‘ organizzato il 20 novembre a Milano da Gi Group Academy, la fondazione della prima multinazionale italiana del lavoro.

Durante l’evento, a confrontarsi su apprendistato di I, II e III livello, sono intervenute: Eataly Distribuzione, Enel, FederLegnoArredo, Intercos, Con.nexò, Assolombarda, Robert Bosch, Cometa, Regione Lombardia e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Durante i lavori, oltre alla condivisione di buone pratiche con esponenti del mondo imprenditoriale e istituzionale, è stato presentato il Vademecum Gi Group Academy e il relativo studio qualitativo realizzato da OD&M Consulting per aiutare le aziende a valutare quando ricorrere all’apprendistato (e a quale tipologia, se I, II o III Livello) in base a specifici bisogni e come progettarne un percorso efficace secondo un approccio strategico.

Antonio Bonardo
Antonio Bonardo, Direttore di Gi Group Academy

“Crediamo nella validità di questo contratto come strumento ideale per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e soprattutto per colmare il mismatch di competenze per determinati ruolicommenta Antonio Bonardo, Direttore di Gi Group Academy –; in occasione della seconda Vocational Skills Week europea, proseguiamo, quindi, con questa nuova iniziativa nel nostro impegno per promuovere lo strumento ed aiutare le imprese nelle loro diverse necessità. Sulla base della nostra esperienza di intermediario del mercato confermiamo l’importanza della piena collaborazione e sinergia tra le parti in supporto alle aziende grazie alle quali si possono superare anche le barriere finora risultate generalmente più ostiche, da quelle burocratiche a quelle organizzative”.

Ecco i 10 ‘segreti’ del Vademecum Gi Group Academy emersi grazie al confronto con imprese e istituzioni formative validi per tutti per riuscire ‘a fare apprendistato’:

  1. Porsi le domande giuste (quali competenze servono, per quale tipologia di ruolo, entità dell’investimento formativo necessario, grado di autonomia della struttura HR a occuparsene) per determinare il tipo di professionalità che si vuole contribuire a sviluppare trovando la tipologia di apprendistato più adatta rispetto al motivo che guida l’impresa a questa scelta.
  2. Disporre di un committment forte da parte dei vertici aziendali e delle persone cui è affidata la responsabilità dell’apprendistato ottenendo disponibilità e impegno reale ad investire sulla formazione del giovane.
  3. Trovare un partner formativo con cui avere un rapporto di confronto e collaborazione costanti per trovare anche soluzioni alternative per il successo dell’iniziativa.
  4. Identificare un referente interno all’azienda preposto alla gestione delle relazioni con l’istituto formativo e al coordinamento di tutte le attività connesse all’apprendistato.
  5. Lavorare insieme alle istituzioni formative per sviluppare progetti win-win-win (ragazzo-impresa-scuola) che costruiscano e rafforzino nei giovani coinvolti le competenze tecnico-relazionali necessarie.
  6. Comunicare all’interno dell’impresa l’importanza, i motivi e gli obiettivi del percorso di apprendistato.
  7. Identificare e nominare il tutor aziendale con attenzione scegliendo una persona che creda nel valore di questa esperienza e riesca, pertanto, a renderla significativa per il giovane.
  8. Prevedere un periodo di tirocinio di durata di 2 mesi prima di stipulare il contratto di apprendistato per anticipare la conoscenza reciproca.
  9. Porre particolare attenzione nella selezione del giovane.
  10. Porre particolare cura nella formazione interna e nella valutazione periodica delle competenze sviluppate.

Dopo avere analizzato le caratteristiche delle tre tipologie di apprendistato e il quadro normativo, il Vademecum suggerisce alle imprese un processo per ‘fare apprendistato’ che si compone di tre fasi (analisi strategica, progettazione e realizzazione fino alla misurazione dei risultati) e si chiude con una sezione di link utili a strumenti disponibili online di approfondimento a cura di diversi Enti e fonti.

Lo studio qualitativo è frutto di un’attività di ricerca condotta per Gi Group Academy da Rossella Riccò di OD&M Consulting che ha combinato analisi di fonti istituzionali e interviste semi-strutturate con sette imprese, quattro istituti formativi, due associazioni di categoria e sette apprendisti.

*dati ISTAT, II trimestre 2017

 

 

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