Tag: welfare aziendale

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PROGETTI DI BENESSERE AZIENDALE

di Viola Manfredini

Il benessere delle persone è il fondamento per un’azienda di successo. È necessario non soltanto ascoltare attivamente i dipendenti ma anche prestare attenzione ai segnali non espliciti di disagio e lavorare su tutte quelle aree di miglioramento che possono fare la differenza: per il singolo, per il gruppo e, di riflesso, per tutto l’organismo organizzativo. Affinché l’ambiente lavorativo sia vissuto positivamente, è importante anche portare avanti iniziative che concedano maggior tempo libero ai dipendenti, scegliendo di offrire servizi che li disimpegnino da attività ordinarie, altrimenti svolte fuori dall’ufficio. Queste e altre pratiche abbiamo ritrovato piacevolmente all’interno di alcune aziende virtuose che ci hanno raccontato il loro impegno nei confronti delle persone, primo motore di ogni organizzazione. Ambienti di lavoro stimolati da direttori risorse umane e altri responsabili d’area attenti a migliorare il clima aziendale, per vivere in un ambiente di lavoro più familiare, a misura d’uomo e di donna. Leggi tutto >

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di Tatiana Arini

Possiamo declinare il tema del benessere secondo due angoli visuali differenti: la persona e l’ambiente di lavoro. Questo duplice approccio rappresenta un punto di forza e permette di affrontare a tutto tondo un aspetto che, anche di questi tempi, risulta essere fra le priorità in molte organizzazioni. È importante infatti, in questo momento, far sentire la vicinanza dell’azienda alle persone e lavorare per il loro benessere fisico e psicologico, dare insomma un segnale tangibile di attenzione e tranquillità –anche con piccoli gesti e a budget contenuti– per migliorare così il clima aziendale e contribuire alla motivazione e alla gratificazione delle persone, fondamentali soprattutto nell’attuale congiuntura che vede le economie in grande difficoltà. Leggi tutto >

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Dietro le parole – di Francesco Varanini –

Il bello sembra avere spazio nel mondo dell’impresa solo se riferito al design dei prodotti, o in rari casi all’architettura dei luoghi. Lo star bene, alla luce del taylorismo e del fordismo, è ridotto a ergonomia, studio delle posizioni del corpo più consone alla produttività. L’idea di bene comune è subordinata al primato del profitto. La complessiva idea del bene appare solo nel concetto di benessere, welfare, un compito che si intende dovuto allo Stato molto più che all’impresa. Possiamo pensare a buon prodotto o buon processo. Ma l’utilitarismo, l’orientamento alla soddisfazione dei bisogni, ci appaiono in contrasto con la bontà. Eppure non si può pensare all’agire e al produrre, al lavorare senza tener conto del bello, del bene e del buono. Che –come ci mostra il latino– risalgono a una stessa, basilare idea. Su un vasetto di terracotta, risalente probabilmente al VII secolo avanti Cristo, trovato nel 1880 nei pressi del Quirinale si legge: “duenos me fecit”. Si credette inizialmente che Duenos fosse il nome dell’artigiano, ma oggi si preferisce interpretare: “bonus me fecit”, “mi ha fabbricato una persona buona”. Duenos è infatti una versione arcaica del latino bonus. Il diminutivo di duenos è duenolus. Da qui il latino bellus: come dire –citando il titolo del racconto di Raymond Carver, che parla proprio del lavoro come estremo punto di incontro tra etica ed estetica– A Small Good Thing,‘cose piccole ma buone’. Bene è un avverbio. Ci parla del modo di agire, e rafforza il concetto allargandolo a campi differenti: bene vivere; bene mori ‘morire bene’; bene velle: ‘voler bene’, ma anche benevolentia; bene dicere: ‘benedizione’, e quindi anche ‘lavoro come benedizione’; bene facere: ‘beneficenza’, ‘benefattore’, e quindi ‘cura’ nel lavoro, ‘cura’ del proprio lavoro. Sallustio aggiunge senso parlandoci di bene consulendo: “vigilando, agendo, bene consulendo prospera omnia cedunt”. Il consiglio è il luogo dove si prendono decisioni; lo scambio di consigli, il parere del consulente fanno sì che tutto fruttuosamente proceda. Per questa via ci avviciniamo al buongoverno. La bontà è la statura morale che distingue un uomo dall’altro. L’artigiano è consapevole di come il buon manufatto sia conseguenza di un complessivo atteggiamento, che possiamo ben chiamare bontà. Dalla persona – “duenos me fecit” – la bontà si trasferisce all’opera, al processo. Il senso originario sta nella d, radice indeuropea da cui anche il sanscrito duvas: ‘onore’, ‘rispetto’, ‘culto’. Il suffisso -eno- indica il participio. E dunque duenus, bonus, buono significano: ‘dotato di doni e di virtù’. Leggi tutto >

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