Tag: sindacato

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Se la globalizzazione ha avuto come effetto la delocalizzazione del lavoro, allora perché non può esserci una globalizzazione dei diritti del lavoratore? Questa domanda è nata da uno scambio di idee tra Giancarlo Vivone e Giuseppe Vincenzi, l’uno ex Segretario Regionale della Funzione Pubblica CGIL Calabria e attualmente animatore di ‘ResponsabItaly’ – associazione che divulga la Responsabilità Sociale e la Certificazione Etica delle Imprese attraverso un marchio collettivo registrato– che vive a Cosenza, l’altro ingegnere dell’automazione industriale, residente a Parigi. A unirli, oltre alle origini calabresi, la passione per i temi politici e del lavoro. La risposta che si sono dati è il progetto “A23”, una piattaforma che ha lo scopo di rendere globali, attraverso il web, i diritti elencati nell’articolo 23 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

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“I tavoli sono cose da mobilieri, mandatemi pure una email”. Le parole a volte tradiscono e a volte anticipano i comportamenti: con questa battuta, colorata di ironia, ma dal retrogusto sottilmente sprezzante, Matteo Renzi liquidava, da Premier, le politiche di concertazione tra Governo e forze sociali. E così, senza alcun tavolo sindacale, quell’Esecutivo, con autonoma iniziativa, riduceva il cuneo fiscale sul lavoro, elargendo nella busta paga dei lavoratori dipendenti il bonus di 80 euro, mettendo nelle loro tasche più di quanto nessun rinnovo dei contratti collettivi avrebbe potuto riconoscere. Come con decreto –e dunque senza nessun tavolo con Confindustria– portava la durata dei contratti a tempo determinato a 36 mesi senza necessità di una causale.

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Premetto che l’analisi più critica sulle relazioni sindacali non deve offuscare il diritto di chi lavora a difendere i propri diritti. Quando, nei talk show o sulla stampa, vedo descritte condizioni di lavoro che rasentano la schiavitù, pretenderei che si fosse circostanziati e si chiamassero con nome e cognome questi datori di lavoro. Altrimenti il rischio concreto è quello di creare una patina opaca e negativa sull’impresa e su chi la dirige.

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