Tag: mobilità

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di Umberto Buratti e Cristina Galbiati

La risposta legislativa all’acuirsi della crisi finanziaria è stata quella di mettere a stretto regime dietetico l’‘obeso’ sistema pubblico attraverso una riduzione dei suoi costi e una razionalizzazione dei centri di spesa. Ma anche il rigore più razionale e scientifico se non è accompagnato da una visione di lungo periodo rischia di trasformarsi in una scelta poco razionale. La spending review, infatti, è una condizione sì necessaria ma di per sé non sufficiente a riqualificare la struttura organizzativa pubblica. In una fase critica come quella attuale diventa, dunque, utile non solo ricomporre lo sterile quadro normativo quanto indagare quelle politiche manageriali in grado di leggere nel capitale umano non una variabile di scarso peso da porre in secondo piano rispetto alle politiche di rigore, bensì capaci di valorizzare il dipendente pubblico in quanto lavoratore e persona. Non più un semplice soggetto anonimo di una struttura elefantiaca, ma un dipendente le cui competenze sono da porre al centro dell’attenzione.

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di Tatiana Arini

Lavorare lontano dalla propria terra è difficile. Lasciare il proprio paese rimette in discussione l’identità dell’individuo, scatenando quello shock culturale che talvolta genera sentimenti di perdita e sradicamento: la ‘crisi’ che ne deriva (dal greco ‘krísis’: separazione, decisione, giudizio) è anche un’opportunità per apprendere e integrare le nuove conoscenze con le proprie radici, traducendosi in un processo di evoluzione e crescita della persona. La mobilità infatti permette quello scambio tra culture diverse, sempre arricchente, che dovrebbe essere ormai all’ordine del giorno nel mondo globalizzato. Tuttavia, non si può dire che l’internazionalizzazione sia un fatto sperimentato in ogni ambito lavorativo e da ogni fascia della popolazione italiana: molti contesti, infatti, non sono interessati dal contatto con l’altro –altri paesi, altre culture– rimanendo sostanzialmente isolati dalla dimensione globale. Ma l’Italia ha bisogno di assumere una connotazione più internazionale che possa renderla competitiva nello scenario attuale: quel che manca nel nostro Paese è dunque una condivisione delle best practice adottate a livello sopranazionale e apprese dai nostri emigrati all’estero, che potrebbe apportare idee inedite in settori strategici e dare una sferzata vitale al nostro sistema economico, per uscire così da un’impasse che ha messo in ginocchio numerose imprese e generato frustrazione e sfiducia da parte di molti lavoratori.

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di Claudio Ferrara

Oggi tutti parlano di smarter working, un modo più intelligente di lavorare basato su mobilità, approccio collaborativo, responsabilizzazione dei collaboratori. Il più delle volte, però, il dibattito si focalizza quasi solo sugli aspetti organizzativi. Ma per rendere efficaci le strategie mobili e collaborative sono essenziali le tecnologie abilitanti. Per approfondire il tema abbiamo incontrato Philipp Vanhoutte, Senior Vice President e General Manager EMEA di Plantronics: nata proprio dall’esperienza degli utenti professionali –è stata fondata 50 anni fa da due piloti di voli di linea in un garage di Santa Cruz, in California– la multinazionale americana è leader riconosciuta in soluzioni audio d’avanguardia per la comunicazione. Ha realizzato tra l’altro gli auricolari utilizzati dagli astronauti per lo sbarco sulla Luna e, oggi, è un pioniere dello Smarter Working.

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Mai come in momenti di crisi sarebbe opportuno prestare attenzione agli strumenti che ci sono, e con facilità e rapidità possono essere messi in atto, per aiutare coloro che devono lasciare il posto di lavoro a trovare una nuova occupazione. Le opportunità, anche in contesti di economia poco florida, ci sono. Bisogna saperle cogliere, però. Per questo è sconsigliabile fare da sé. In questo articolo gli autori ci presentano una fotografia del mercato del lavoro e ci raccontano di come potrebbe essere più semplice dare maggiore impulso a questo mercato.

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