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Metodo

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di Francesco Varanini

Si parla del ‘metodo’ come fosse una forma da applicare alle cose da fare. Il metodo ci appare vicino al modello, alla procedura. E anche al protocollo di cura di una certa malattia.
Ma si tratta di contiguità del tutto fuorvianti. Modelli, procedure, protocolli: sono forme che si applicano al caso singolo. Sono programmi, qualcosa di ‘scritto prima’. Sono norme, standard, pattern.
Tutt’altro è il senso di metodo.
L’espressione latina, methodus, è un puro calco del greco. Solo risalendo al greco – meta hodos – si coglie il senso.
Meta sta per ‘dopo’. Collocazione nel tempo e nello spazio. Possiamo ricordare che il testo di Aristotele che conosciamo come Metafisica ci è noto con questo titolo solo perché in una tarda compilazione (nel I Secolo avanti Cristo) delle opere del filosofo, veniva collocatodopo un altro testo riguardante la fisica (ovvero la natura). Hodos sta per ‘viaggio’, ‘cammino’, ‘via’. Dietro hodos sta la radice indeuropea sad, da cui il sanscrito sedhati, ‘guidare’, ma anche ‘scappar via’, ‘scacciare’, ‘allontanare’. E da cui discende secondo alcuni studiosi anche il verbo latino cedere, che sta per ‘andare via’. Dal latino cedere discendono procedura e processo. In entrambi i casi si parla del ‘camminare in avanti’. Ma con una sostanziale differenza di senso. 

La procedura è seguire passo dopo passo una strada tracciata. Il processo è ‘sfondamento in avanti’. La procedura è un a priori destinato a essere seguito, eseguito. Il processo non può che essere vissuto, sperimentato: è una tensione verso una meta nell’ambito della quale i singoli passi sono irrilevanti, dove le singoleattività possono essere sostituite da altre, o magari eliminate.
Possiamo quindi dire che il significato del metodo sta nella differenza tra procedura e processo. Anzi, il metodo è in sé un processo: un divenire, una scoperta fatta cammin facendo. Così, già in greco methodos significava ‘indagine’. Nel senso di ‘strada che si percorre’, per arrivare a una meta. Simbolicamente, in senso lato, ‘cammino per attingere alla conoscenza’.
La conoscenza non è frutto di applicazione di norme o modelli, ma sempre e solo l’esperienza maturata durante un viaggio.
Ci aiutano ad avvicinarsi a una sintesi, a una immagine riassuntiva, due possibili traduzioni del greco methodos. Si può tradurre in latino iter transversum. Si può tradurre in italiano ‘tragitto’. Cammino, percorso, che sta tra un punto di partenza e un punto di arrivo.
Solo dopo il viaggio possiamo veramente parlarne. Niente vieta di ripercorrere, per comodità, strade già percorse. Ma sempre sapendo che non si tratta dell’unica via possibile. Il metodo, se è veramente tale, è frutto dell’esperienza e continuamente aggiornato alla luce dell’esperienza.
Il metodo scientifico, l’indagine sperimentale di cui fu campione esemplare Galileo, ci parla benissimo del senso della parola. Quando però poi si insiste troppo nel parlare di metodo razionale, si finisce per appellarsi a una astratta ragione, si ricade così nell’applicazione di un protocollo, di una procedura, e ci si allontana dalla responsabilità personale implicita in ogni metodo. 
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