Tag: gig economy

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Di recente si è tornato a parlare di Gig economy, ossia dell’economia dei ‘lavoretti’ a chiamata, come quello svolto dai raider che consegnano cibo a domicilio, nato grazie alla tecnologia, in particolare grazie all’uso delle applicazioni.

Il motivo di questo rinnovato interesse in Italia, dove –è bene ricordarlo – la Gig economy non fa affari d’oro come in altri Paesi, è la sentenza del Tribunale del Lavoro di Torino in merito al ricorso di sei fattorini di Foodora che hanno sostenuto di essere stati licenziati ingiustamente. Il Tribunale ha respinto le accuse dei raider perché sono dei lavoratori autonomi e, in quanto tali, l’azienda può decidere in qualsiasi momento di non avvalersi più della loro collaborazione. Leggi tutto >

Deriva dei linguaggi

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Un recente articolo di Internazionale(1) racconta come le aziende della cosiddetta Gig economy –pensiamo a realtà come Uber e Postmates – che si basano sull’utilizzo di prestazioni lavorative temporanee utilizzino bizzarre locuzioni per definire le relazioni professionali.

Il Financial Times ha invece proposto di recente le linee guida sulle cose da ‘dire e non dire’ in Deliveroo, un’azienda del Regno Unito di consegne a domicilio: tra pagamenti ogni due settimane che diventano ‘fatture dei guidatori processate a cadenza quindicinale’ e divise che diventano ‘kit’, si assiste al trionfo della perifrasi. Siamo alla circonlocuzione, al ‘dire la cosa che si potrebbe dire in modo diverso’, ma nel nostro caso ancora meglio il ‘girare intorno alle parole’, che poi è anche un girare attorno con le parole. C’è sempre una sorta di circonvenzione –un inganno, una manipolazione– nel non voler dire le cose come stanno. Leggi tutto >

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