Tag: futuro

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di Giancarlo de Crescenzo 

In un contesto nel quale è difficile trovare certezze, salvaguardare la fabbrica, la produzione e il lavoro diventa un’impresa difficile. La fabbrica altro non è se non le persone che ci lavorano e che tengono tutto insieme. Passata l’epoca in cui l’attenzione si poteva concentrare sulle politiche di compensation e rewarding, oggi le persone si sentono fortunate se possono far parte di un progetto, se possono sentirsi parte di una squadra. Stare ‘dentro’ la fabbrica significa oggi poter affrontare con dignità il proprio presente. Gli interessi individuali lasciano spazio agli interessi collettivi ed è compito del responsabile del personale creare quel legame forte tra le persone e l’azienda. Un legame che si traduce in possibilità per l’azienda di poter contare su persone motivate a far crescere l’azienda e disposte a impegnarsi per costruire insieme un futuro. Leggi tutto >

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Roncinante & Rucio – di Beppe Carrella –

Quello che sta accadendo oggi sul mercato, nella politica, nell’imprenditoria tra annunci di disperazione e aperture verso futuri rosei, è una schizofrenia senza precedenti. Nel migliore dei casi oggi sembra di essere come Alice in una corsa della Regina Rossa: una bella corsa sul posto senza andare da nessuna parte. Assistiamo impotenti allo spreco del talento, allo spreco delle risorse, allo spreco del tempo e, nel rincorrere frasi fatte e speranze raccontate dai soliti, lo spreco della nostra vita. In questo paese poi tutti sbagliamo professione. Tu prendi il taxi e scopri che il tassista in realtà è l’assessore ai trasporti. Sa benissimo cosa fare per risolvere il problema del traffico, dell’inquinamento e così via. Stesso discorso per gli infermieri, per i barbieri (grandi economisti). Ti laurei in ingegneria e il giorno seguente ti iscrivi a un master in business administration; se ti sei laureato in economia allora immediatamente ti iscrivi a un master in tecnologie e innovazione. E i nostri politici! Beh, medici che hanno scoperto di essere economisti, attrici che hanno trovato finalmente il ruolo giusto, professori di economia diventano esperti di medicina e medici esperti di nucleare. Il futuro visto come un buco nero capace di prendersi carico e far sparire i rifiuti mentali, le scelte assurde e inconcepibili. Una sorta di lavatrice per le coscienze ‘politiche’. Canta il grande Vasco “…e mi ricordo chi voleva al potere la fantasia/erano giorni di grandi sogni sai/erano vere anche le utopie”. Cari signori il futuro non è un’unità di misura del tempo, ma dell’immaginazione e dei sogni. Proprio quelle cose che ci state distruggendo. Nessun futuro è possibile senza un progetto e senza progresso. Progetto, progettualità, progresso. Progetti che durano più di qualche mese non se ne vedono in circolazione; la progettualità ormai resa superflua: non c’è abbastanza tempo, ci sono troppe cose da fare, ci sono risultati immediati da dare e il progresso, nella maggior parte dei settori, può attendere. Non c’è mai tempo per fare le cose, ne abbiamo sempre poco, ce ne è assegnato ancora meno. Grandi progetti, grandi speranze tutte spostate nel futuro. Siamo diventati tutti dei vigili urbani pronti a smistare il traffico pronti a soccorrere e dare una mano, ma nessuno si occupa del traffico, nessuno si occupa dei dettagli, delle piccole cose che accadono. I nostri politici/economisti/manager (un 3 x 2) a proporre ricette di sangue e lacrime (sempre per gli altri). Risparmi di costi e tagli di servizi e persone. Risparmiamo! Risparmiamo i soldi del Monopoli con investimenti di soldi veri. Che bravi! Non si stampano più le pagelle, non oso immaginare quante volte verrà stampata a casa (risparmia la scuola, forse, ma le famiglie?); solo biglietti elettronici (come se questi non avessero bisogno di carta), troppo difficile pensare di riciclare i biglietti di carta? Vi ricordate la carta d’identità elettronica? Bene, ci doveva far risparmiare soldi. Per il momento solo una marea di soldi buttati via. Si tagliano gli investimenti sul trasporto pubblico e aumenta l’inquinamento. Conclusione, alcuni comuni che avevano preso parte alla sperimentazione stanno tornando indietro. Noi per risparmiare una lira non badiamo a spese. Sembra che siamo tutti precipitati in un abisso di profonda superficialità. Ci accontentiamo dei titoli, siamo concentrati sulla superficie ma non c’è abbastanza tempo per ragionare, per approfondire i contenuti, le implicazioni, le relazioni, le interrelazioni… niente di tutto ciò. E il futuro? Niente preoccupazione, non siamo forse un popolo capace di reagire in maniera incredibile nei momenti di difficoltà (invece gli altri popoli si siedono e aspettano?), non abbiamo il nostro plus nell’inventiva e nella creatività (peggio per gli altri)? A proposito, la complessità ancora una volta non c’entra con questa crisi. Lo pensano e lo ripetono tutti quelli che di complessità conoscono giusto il titolo. Caro amico Vasco che canti “ma non ricordo se chi c’era aveva queste facce qui…”, fidati, quelle facce che sognavano sono sparite, ma sono rimasti loro, sempre gli stessi pronti a impartirci un’altra batosta, quelle facce ci sono e in gran forma! Leggi tutto >

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