Suzuki i dipendenti diventano imprenditori di loro stessi

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La filiale italiana della Suzuki Motor Corporation distribuisce nel nostro Paese auto, moto e motori marini occupandosi direttamente di tutte le attività dal marketing alle sponsorizzazioni. Nella sua sede di Robassomero in provincia di Torino, c’è anche un ufficio di design, l’unico extra asiatico.
In Italia, Suzuki ha circa 130 dipendenti con un fatturato 2016 che si dovrebbe assestare tra i 350 e i 400 milioni di euro: “Attualmente è in gran parte legato al mondo auto, che è quello che si è ripreso prima rispetto agli altri due”, sottolinea Piergiorgio Casalone, Direttore del Personale di Suzuki Italia. “Da 20 anni sono in Suzuki Italia; ho iniziato in ambito amministrativo e poi sono diventato Direttore del Personale”.

Piergiorgio Casalone è abbonato a Sviluppo&Organizzazione e Persone&Conoscenze da novembre 2016.

 

 

 

 

In Suzuki quali sono le sfide di chi si occupa di risorse umane?
Oggi sono quelle di puntare sull’innovazione. Stiamo cercando di tenerci al passo con i tempi, quasi anticipandoli. Stiamo, piano piano, abbandonando la funzione classica HR cercando di approcciare tematiche nuove. In tutto ciò ci aiutano i manager giapponesi, molto focalizzati sul futuro, sui giovani e sulle nuove attività da intraprendere. Ma ci sostengono anche i dipendenti, grazie anche al fatto che abbiamo un turnover molto basso e quindi una popolazione consolidata e attiva, ricettiva e collaborativa.

Come è lavorare in un gruppo giapponese con la casa madre in Asia e manager stranieri in sede?
Prima di tutto tutte le comunicazioni sono in lingua inglese, i nostri referenti sono molto ricettivi e disposti ad ascoltare trasferendo sul mercato le indicazioni che vengono date loro. Non solo, noi lavoriamo in un ambiente open space e la dirigenza giapponese è in mezzo a noi, compreso il Presidente. Di conseguenza il rapporto con chiunque è molto facilitato. Attualmente sono quattro i manager giapponesi che lavorano con noi: il Presidente, che si occupa principalmente di moto e motori marini, il Vice Presidente, che opera soprattutto in ambito moto, il controller in ambito amministrativo e un Controller commerciale, focalizzato in particolare sulla parte commerciale auto.

Come siete entrati in contatto con la nostra casa editrice?
È stato diversi anni fa e da allora riceviamo i vostri inviti agli eventi che organizzate. Recentemente abbiamo ricevuto la proposta di abbonamento a riviste che ben sposavano la nostra ricerca di innovazione, così abbiamo deciso di aderire.

Quali sono gli argomenti trattati che vi hanno fatto decidere di abbonarvi?
Per quanto riguarda Sviluppo&Organizzazione sono proprio le tematiche che trattano un’organizzazione un po’ diversa da quella tradizionale, che è la strada che vorremmo intraprendere. Mi piace il poter scoprire che c’è qualcuno che ha attuato qualche cosa di nuovo e che noi non conosciamo. Mi piacerebbe trovare le esperienze di altri, più che le analisi del mondo accademico. Per Persone&Conoscenze gli argomenti sono gli stessi dal punto di vista del rapporto con il personale. In concreto: cosa si può fare e come ci si indirizza per il futuro. Perché il rischio che corriamo è di rimanere ancorati a quello che si è fatto sempre, stando su posizioni consolidate. In realtà cambiare comporta dei sacrifici, però può dare forti stimoli.

Qual è la strada che volete intraprendere per il rinnovamento in ottica HR?
La direzione che vorremmo prendere è un rapporto sincero e collaborativo con i dipendenti, dando loro la possibilità di essere imprenditori di loro stessi, di gestire il loro tempo, almeno in parte, per non generare caos. Trasformare la persona da dipendente in un membro attivo della società. In parte questo lo abbiamo attuato, ma possiamo spingerci oltre.

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