Salute e sicurezza, i ritorni positivi

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Sicurezza e salute sul luogo di lavoro, sono state queste le tematiche affrontate in occasione del convegno Sicurezza e salute nelle organizzazioni: da problema a sfida culturale e scelta etica tenutosi a Lecce lo scorso 1 giugno 2018. Il forum, realizzato grazie al patrocinio dell’Associazione Italiana Formatori, Assoetica e il contributo della Banca Popolare Pugliese, ha voluto mettere sotto la lente d’ingrandimento queste tematiche, che troppo spesso restano solo un valore dichiarato della cultura aziendale, senza mai diventare reale, condiviso e promosso con convinzione nell’agire quotidiano. Si tratta di un tema ben scritto nelle Policy o nei Codici etici, ma troppe volte questi documenti restano chiusi nei cassetti dei vertici aziendali.

I relatori dell’evento sono partiti da una considerazione: ogni scelta, ogni scienza, ogni disciplina è vuota se non mette al centro la persona. Questa affermazione ha forti connotazioni di natura etica: se è vero che l’uomo è destinato al lavoro, è il lavoro che deve essere per l’uomo e viceversa. Come sosteneva Adriano Olivetti “è la fabbrica che deve essere per l’uomo e non l’uomo per la fabbrica”.Non è un caso che l’Articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…”, sia collocato nella Parte I (Diritti e Doveri dei cittadini), al Titolo II dedicato ai rapporti etico sociali.

Di fronte ai tanti problemi posti dal lavoro quotidiano, che lentamente logora, crea tensioni e aliena, l’esercizio del rispetto per la persona è la strada maestra per umanizzare le organizzazioni aziendali. Rispetto inteso come vero e proprio valore etico richiesto dalla persona riconosciuta nella sua dignità. Questo deve essere sempre il fine e mai il mezzo, e deve ugualmente essere meritevole della massima attenzione e considerazione.

Gli interventi hanno avuto un filo conduttore comune: una lettura del Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro diversa da quella tradizionale, che lo vede come un insieme di prescrizioni che imbriglia l’operatività di chi vuol fare impresa. Un’interpretazione differente che porta a considerare la norma come un’opportunità per mettere a sistema la cura della persona, coinvolgendola nelle scelte aziendali e incentivandola sul fronte dell’impegno e della produttività. Di seguito cosa è emerso dal confronto.

Il benessere è la leva per il successo aziendale

La promozione della salute e del benessere dei lavoratori stimola ritorni positivi sull’intera organizzazione aziendale, perché dalla stessa deriva il riconoscimento del ruolo strategico che le persone ricoprono nella creazione di valore prospettico.

Partiamo da una constatazione: oggi in molte realtà, soprattutto in Italia, le norme sulla salute e la sicurezza sono viste come una perdita di tempo, un fastidio, un qualcosa che non ci si può permettere in un ambiente che richiede di restare concentrati sul business puro e semplice.

Una cultura del genere vede ancora i costi collegati alla sicurezza come un dispendio di risorse, senza ritorni tangibili, che potrebbero benissimo avere altra destinazione, e come una voce in bilancio da contenere. Questo, inevitabilmente, comporta un abbassamento degli standard di sicurezza.

Non si può lavorare bene se non si sta bene, così come non si può stare bene se non si lavora bene. Il malessere si riflette in maniera negativa sulla qualità dei prodotti e dei servizi che la persona gestisce quotidianamente. Ecco perché bisogna smontare questa visione limitativa della sicurezza sul lavoro a favore del concetto più ampio di sicurezza vista come prevenzione e salvaguardia del benessere del cliente interno –il collaboratore– e, quindi, maggiore soddisfazione del cliente esterno.

Occuparsi di salute e sicurezza porta ritorni (economici) positivi 

La promozione della salute e del benessere dei lavoratori stimola ritorni positivi in termini di maggiore impegno, maggiore produttività e maggior coinvolgimento. Questi si generano se il tema della salute e della sicurezza viene visto come un’opportunità per prestare massima attenzione al personale, nel tentativo di creare un nuovo modello di business strategicamente orientato, che, in un sistema di risorse scarse, punti a ottenere il massimo ritorno dall’applicazione di norme che vanno comunque rispettate, anche in aziende classificabili a rischio molto basso.

È innegabile che un’impresa per sopravvivere debba dare priorità al business, agli affari, e debba premere il pedale su sempre maggiori vendite, ricavi e utili! Su tutte le aree aziendali hanno priorità quella commerciale e quella di front-end, le due più a stretto contatto con il mercato e di conseguenza con i clienti. La sicurezza del lavoratore è un bene di rilevanza costituzionale che impone al datore di lavoro di anteporre al proprio profitto la sicurezza di chi esegue le prestazioni.

E non dobbiamo dimenticarci che quando si parla di clienti non dobbiamo considerare solo gli esterni, ma anche quelli interni, ovvero i collaboratori. Ai primi si può arrivare solo se i collaboratori sono engaged. Se questi ultimi non si sentono all’interno di un ambiente di lavoro a loro misura, forniscono prestazioni lavorative inevitabilmente sempre più basse, contribuendo alla produzione di un profitto nel tempo sempre più misero.

Non è raro trovare aziende, poco attente alla salute e alla sicurezza dei loro lavoratori, che si interrogano sul perché l’efficacia commerciale delle loro proposte stia via via scemando e le performance aziendali vadano gradualmente diminuendo. In un sistema afflitto da scarsità di risorse, come quello che caratterizza i nostri tempi, i collaboratori sono un vero e proprio giacimento sommerso da portare alla luce, perché, se è scontato che ogni persona che opera in un’organizzazione deve agire conformemente alle finalità aziendali, non bisogna dimenticare che questa è portatrice di un proprio bagaglio di esperienze ed esigenze sia materiali che intellettuali.

L’attività organizzativa deve tenere conto anche degli aspetti umani che riguardano le condizioni di lavoro in generale e dei risvolti psicologici e sociali che ogni decisione aziendale può assumere. Le persone sono tra le risorse aziendali quelle che, se adeguatamente coinvolte e motivate, si rendono più flessibili e produttive. La tutela della persona diventa, dunque, una scelta di portafoglio, di testa, di cervello prima che di cuore.

Per la salute e sicurezza la funzione HR è strategica

La spiegazione alla base è che un’azienda che cerca e ascolta le esigenze dei suoi dipendenti soddisfa il loro bisogno di riconoscimento, produce in loro autostima e li responsabilizza, andando a interessare il vertice della piramide della gerarchia dei bisogni di Maslow. Ma perché, allora, nella realtà, soprattutto italiana, tutto questo non viene considerato o lo è raramente? Il problema è che le variabili organizzative qualche volta operano singolarmente, mentre altre volte in modo disastrosamente combinato. Questo perché le nostre aziende sono in gran parte Pmi, con l’80% che, a livello nazionale, non supera i 10 dipendenti. In aggiunta, nelle poche aziende di una certa dimensione e, di conseguenza, con una migliore struttura organizzativa, i vertici sono spesso costituiti da tecnici e raramente da uomini o donne con una sensibilità tale da portarli a studiare la dinamica dei comportamenti umani. Uno studio che permetterebbe loro di essere più attenti anche alle tematiche più soft dell’organizzazione.

Spesso interviene anche la vecchia politica manageriale di ‘comanda e controlla’, ancora considerata più efficace nel breve periodo, mentre tutte le altre soluzioni vengono considerate un lusso ‘per pochi’. C’è una tendenza quasi atavica a non osservare le leggi che impongono stringenti regole di comportamento.

Una certa responsabilità ricade anche sulla Direzione del Personale, che tende a occuparsi prevalentemente di aspetti giuslavoristici o è comunque ancora registrata in un’ottica amministrativa. Rimane bassa, per questo motivo, la quota di aziende dove la funzione HR risulta essere più strategica, abilitatrice del business e con un ruolo di peso all’intero dei vari Comitati di Direzione. È un problema, in generale, di mission e di strategia, l’HR non riesce ad agire sulla motivazione e sulla costruzione di ambienti in grado di crearla. Gli sforzi della proprietà aziendale non devono ridursi in un contenimento o peggio ancora in un taglio indiscriminato dei costi della salute e della sicurezza.

Nello scenario attuale è imperativo che le esigenze del cliente esterno (e, perché queste siano soddisfatte, anche del cliente intero) siano collocate al centro di ogni strategia commerciale. Il rischio è di compromettere sostenibilità e sviluppo delle performance aziendali nel tempo, sacrificando i principali asset di creazione di valore: l’impegno dei propri collaboratori e, di conseguenza, la base della clientela acquisita nel tempo.

La vera sfida consiste nel conciliare i costi della salute e della sicurezza con un adeguato livello di servizio al cliente, sia interno sia esterno e la safety può per questo diventare fattore strategico a supporto del business, a condizione che agli investimenti in salute e sicurezza venga data la massima rilevanza e diffusione, contrariamente a quanto avviene nella realtà di tutti i giorni, in cui, per una grave miopia che non permette di connotare essi come core, a questo tipo di interventi si tende dare poca evidenza.

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