|rubrica| Chiudiamo? Anzi, no…

“Se stai chiusa dentro il palazzo, i risultati non arrivano”

Chiara Lupi

Il fondo americano che controlla una storica azienda del nord est, la Ideal Standard in provincia di Pordenone, ne decide la chiusura. Il destino dei 399 dipendenti sembra segnato. È questa l’unica soluzione possibile a fronte delle decisioni di chi governa fondi di investimento che, probabilmente, non hanno nemmeno idea di dove sia localizzato il nostro nord est? La storia ci dice di no. Perché, se c’è la volontà, è possibile dare agli eventi un corso differente. Ma restiamo ai fatti. Alla proprietà che ha decretato la chiusura del sito produttivo fanno da contraltare lavoratori e sindacati convinti della possibilità di continuare a produrre. Quando nel 2013 esplode la vertenza si avvia un lungo braccio di ferro con l’azienda e tutti scendono in campo: Ministero del Lavoro, Ministero dello Sviluppo Economico, Regione, Associazioni di cooperative. Anche il Sindaco di Zoppola, dove ha sede lo stabilimento, Francesca Papais fa sentire la propria voce nei palazzi romani partecipando a vertici e riunioni (pagando il treno di tasca propria, per inciso). Perché un’azienda storica, che ha dato lavoro a centinaia di famiglie e ha contribuito allo sviluppo del territorio con le figure dei metal-mezzadri, merita sforzi straordinari. Contrastare la chiusura con ogni mezzo, questo l’obiettivo. Queste le politiche attive del lavoro. E il mezzo è saltato fuori: si chiama workers buyout. I lavoratori investono nel sito produttivo mantenendolo in vita. Da lavoratori a imprenditori, questo il salto che ha permesso il salvataggio. Francesca Papais, sindaco di ZoppolaUn’esperienza che ha un profondo carattere simbolico, a dimostrazione che la strada che si può percorrere non deve essere necessariamente quella che altri hanno tracciato. I lavoratori di Orcenigo di Zoppola lo hanno dimostrato. Certo, il supporto delle istituzioni è stato determinante. Soprattutto quello del sindaco, una giovane donna che ha ben chiaro il significato del suo ruolo istituzionale. “Le istituzioni –dichiara decisa Francesca Papais– devono dedicare grande attenzione al mondo produttivo, occuparsi del benessere delle aziende significa occuparsi del benessere delle persone. Le aziende in difficoltà sono tante e il modello percorso da quella che oggi si chiama Ideal Scala, potrebbe essere mutuato anche da altre realtà con impatti straordinariamente positivi, anche in termini di welfare”. I lavoratori diventano imprenditori e riscrivono il destino delle famiglie e del territorio. Un sogno diventato realtà grazie a uno straordinario lavoro di squadra, e non senza difficoltà, come ha giustamente sottolineato Papais: “Le trattative con l’azienda sono state estenuanti, alcuni momenti anche molto difficili: proteste in piazza, tensioni sociali. Ma i lavoratori hanno reagito con grande dignità e rispettando le regole. Nel nostro territorio ci sono grandi aziende che quando chiudono mettono in ginocchio un territorio, se consideriamo anche l’indotto. Come amministratori dobbiamo portare avanti e raccogliere proposte per rilanciare il territorio, anche per pensare ai lavoratori che non hanno trovato una collocazione e per i quali è necessario creare percorsi per il rilancio. È stata fondamentale la rete che abbiamo costruito, il gioco di squadra, la collaborazione con la Regione”. Da queste parole emerge un grande insegnamento: un altro modello di azienda è possibile, esiste un modo diverso e nuovo per fare le cose, tutto sta nella volontà di portarle a termine. E questo potrebbe essere lo spunto per lanciare un messaggio positivo: bisogna credere nelle cose, anche quando tutto sembra perduto. Soprattutto, esiste un modo alternativo di fare impresa. E qui Francesca Papais è categorica: “Bisogna investire gli imprenditori di responsabilità sociale. La chiusura di un’azienda ha delle ricadute sul territorio. Davanti a una difficoltà ci deve essere una responsabilità sociale e accettare una prospettiva di rilancio dovrebbe essere un dovere, una norma etica”. Oggi la nuova realtà, che ha già riassorbito 50 lavoratori, si ripropone di triplicare le assunzioni. Un successo da imputare alla determinazione di lavoratori, parti sociali e istituzioni. Chi ci governa deve stare dalla parte del territorio, scendere in prima linea e contribuire per trovare delle soluzioni. Ci deve mettere forza, coraggio e determinazione. “Se stai chiusa dentro il palazzo, i risultati non arrivano”, dice Francesca. Brava. È di persone così che abbiamo bisogno.

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