Reca Italia: talenti, ricerca di persone con passione e formazione

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Intervista a Franco Sergi, Risorse umane-Formazione rete vendita e management di Reca Italia

Parte del Gruppo tedesco Reca, società leader in Europa nel commercio di prodotti di fissaggio e utensileria per l’utilizzo professionale nell’artigianato e nell’industria, e che sviluppa un fatturato di oltre 300 milioni di euro, Reca Italia è la business unit dedicata al nostro Paese. Da 20 anni si occupa della commercializzazione di prodotti per il fissaggio in genere, minuteria metallica e viteria, utensileria a mano, elettrica e pneumatica, prodotti chimici, sistemi di immagazzinaggio per l’industria e l’artgianato, antiinfortunistica e indumenti da lavoro.
“Ho iniziato il mio percorso professionale nel 1986, come agente di commercio”, dice Franco Sergi, che ha poi sviluppato la sua carriera lavorativa come “responsabile di zona dei venditori”, approdando infine nell’ambito HR e ricoprendo oggi il ruolo come Risorse umane-Formazione rete vendita e management di Reca Italia.

Franco Sergi è abbonato a Persone&Conoscenze da luglio 2016.

Come ha conosciuto Este?
Ho ricevuto un invito a partecipare a un evento organizzato dalla casa editrice come ospite, poi nel 2014 alla tappa di Verona del ciclo di convegni dal titolo Risorse umane e non umane sono stato uno dei relatori per raccontare la mia esperienza in Reca Italia (guarda il video). Sono quindi rimasto legato a Este e recentemente, a seguito di un altro invito a un altro evento, ho valutato una nuova iscrizione e la possibilità di abbonarmi alla rivista Persone&Conoscenze.

Perché ha scelto di abbonarsi a Persone&Conoscenze?
Considero la rivista un’occasione di crescita come professionista: ho la possibilità di leggere articoli di approfondimento proposti da altri professionisti con i quali condivido lo stesso settore.
Quello che apprezzo è il confronto continuo tra le persone che lavorano: tutti cercano di raccontare la propria esperienza, dimostrando tutta la passione per il lavoro. Non c’è mai l’atteggiamento da “Voi non sapete chi sono io”, quanto un confronto: sia su carta sia dal vivo agli eventi.

Ci sono storie che l’hanno particolarmente colpita?
Oltre alle narrazioni che riguardano le Risorse Umane, apprezzo i racconti che sembrano lontani dall’ambito lavorativo, ma che in realtà nascondono risvolti utilizzabili nell’HR. Per esempio ricordo quel manager che ha raccontato cosa significhi fare l’arbitro: ho trovato tanti spunti interessanti che ho riutilizzato sul lavoro per fare formazione, cercando di trasmetterli come esempi concreti di vita e metafore che possono aiutare nella crescita professionale.

Quali sono le sfide che sta affrontando?
Quelle quotidiane riguardano la ricerca e la formazione di nuovi professionisti: il mio compito è trovare persone che diventino agenti di vendita e che svolgano il lavoro con passione e dedizione; devo far capire che serve un preciso atteggiamento e che da questo può derivare il loro successo e che consente di decidere quanto guadagnare.

Come sceglie le sue persone?
Ho sviluppato una capacità di guardarmi attorno per scoprire talenti anche in ambienti lontani dalla nostra normale attività lavorativa; poi ci sono gli strumenti informatici e gli annunci, ma pure le riviste specializzate e i siti per i professionisti che si mettono in mostra.

Come è cambiato l’atteggiamento dei candidati negli ultimi 30 anni?
Spesso ho l’impressione di non essere il selezionatore, ma di diventare il selezionato. I candidati di oggi vogliono capire che tipo di azienda li ha scelti; una volta era l’opposto, era il candidato che doveva mettersi in mostra, spiegando alla società per la quale ambiva a lavorare chi fosse e perché doveva essere selezionato.

 

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