Per affrontare il cambiamento bisogna essere tutti un po’ Dick Fosbury

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Giorgia Ortu La Barbera, Senior Human Resources Consultant di Eleva

È il 20 ottobre 1968 e un 21enne americano di Portland, Oregon, troppo alto e troppo magro per il salto in alto, almeno secondo i canoni del tempo, lascia tutti a bocca aperta vincendo l’oro all’Olimpiade in Messico, con un nuovo stile che da allora prenderà il suo nome. È Dick Fosbury che ha avuto il coraggio di cambiare, anche se il suo primo allenatore, Dean Benson, cercò di convincerlo a non sperimentare la nuova tecnica. La sua storia è un valido esempio di come affrontare i ‘salti in alto’ richiesti alle organizzazioni a causa dei costanti cambiamenti. Ed è uno degli aneddoti che Giorgia Ortu La Barbera, Senior Human Resources Consultant di Eleva, business unit di Zeta Service, ha raccontato durante il workshop Tutto scorre: vivere nel cambiamento.

Al coworking Coffice di Milano, 20 rappresentati di aziende si sono messi in gioco, letteralmente, per capire che bisogna affrontare il cambiamento con un atteggiamento mentale differente, abbandonando le naturali resistenze legate alla paura dell’ignoto, del nuovo e delle diversità. Ortu La Barbera, attraverso attività ludiche, momenti di riflessione e confronto, e formazione interattiva ha fornito degli strumenti per superare le riorganizzazioni aziendali, i cambi di ruolo e l’aggiornamento delle competenze, raccontando, al contempo, cosa fa Eleva.

Ultima arrivata nella famiglia di Zeta Service, Eleva è nata nel 2013, oggi è un brand che sostiene le Risorse Umane nei processi di sviluppo soprattutto dell’area soft, con un focus sul liberare il potenziale umano, ideando progetti tarati sulle esigenze delle aziende, con una metodologia esperienziale. La formazione attuata da Eleva, ha raccontato Ortu La Barbera, ha tre obiettivi: “Conoscere, quindi spingere le persone ad aprirsi a una prospettiva diversa; riflettere, portando su di sé i contenuti, ma anche rapportandosi agli altri; applicare, tenendo presente che la formazione non può fare miracoli, ma può aiutare a superare momenti difficili per le aziende”.

Un momento del workshop

Ma di cosa parliamo quando parliamo di cambiamento? “La nostra società cambia in maniera così veloce che ‘le novità’ non hanno modo di sedimentare. In questo modo non si creano dei modelli stabili. Fino a 30 anni fa, le persone gestivano pochi cambiamenti nella propria vita, per esempio il passaggio all’età adulta, il matrimonio e l’arrivo dei figli, mentre oggi viviamo in costante movimento e serve sviluppare ‘competenze continue’”, ha spiegato la consulente.

La prima domanda che si pongono le aziende è perché bisogna necessariamente affrontare il cambiamento, nonostante l’organizzazione abbia trovato un proprio equilibrio: “Le risposte possono essere due, o per sopravvivere nel mercato o per sviluppo, cioè per anticipare il cambiamento futuro”. Ma per affrontare la metamorfosi devono esserci dei presupposti: “Tutto il sistema deve avere il senso dell’urgenza del doversi modificare, bisogna avere voglia di migliorarsi e non trincerarsi dietro l’autocompiacimento”.

Abbandonare la zona di confort

Un’attività ludica durante il workshop

Il primo ostacolo da superare è abbandonare la zona di confort. Ortu La Barbera ha offerto ai partecipanti la possibilità di comprendere quanto è difficile superare questa difficoltà attraverso un momento ludico, dove un foglio di carta ha rappresentato la zona di confort e l’interpretazione delle regole di gioco, i modi diversi (e tutti errati) di affrontare il cambiamento.

Le nuove modalità di lavoro, come lo Smart working, stanno rompendo i vecchi schemi costringendo le aziende a riorganizzarsi: “Il cambiamento è un processo che parte dall’identificazione di che cosa va modificato, passando per l’individuazione delle modalità di azione, sino ad arrivare a trovare un nuovo equilibrio”, ha spiegato la consulente.

Non sono pochi i rivolgimenti che le organizzazioni si trovano a dover affrontare. Per rendere meglio il senso la consulente ha chiesto ai partecipanti di prestarsi a un’altra attività. Team formati da quattro persone hanno dovuto ideare e realizzare un progetto in un breve arco di tempo, durante il quale sono avvenuti due importanti cambiamenti: prima una richiesta diversa da parte del mercato, a metà ‘dell’opera’, poi un turn over nei gruppi di lavoro poco prima dello scadere del tempo. Lo scopo era mostrare quanto è difficile rimettersi in gioco: “Quando cambiano le condizioni e bisogna trovare nuove strategie, è faticoso tollerare le incertezze e prendere delle decisioni. Scontrarsi con il cambiamento richiede un costo emotivo per superare ostacoli interni”. Ma ci sono valide ragioni per non aver paura del cambiamento: “Bisogna assumere una dimensione esplorativa guardando al futuro e anticipando il mutamento, abbandonare il senso del dovere e viversi il desiderio di cambiare, orientarsi al risultato, non focalizzandosi sul problema e decidere di agire con consapevolezza”.

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