Outplacement, per Fairplace la parola d’ordine è empatia

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“Felice colui che ha trovato il suo lavoro; non chieda altra felicità”, diceva Thomas Carlyle, filosofo scozzese. E cosa accade se perdi quel lavoro che ti ha reso felice? Oltre a superare le inevitabili complicazioni che essere disoccupati comporta, trovare un nuovo impiego non è impresa facile, soprattutto per chi ha svolto la stessa professione per tanto tempo: bisogna, infatti, conoscere come è cambiato il mercato, le esigenze del tessuto economico locale e avere le giuste competenze. Ostacoli che una persona spaventata per le difficoltà del momento, spesso non ha il coraggio di affrontare da sola. Ecco perché il 1 agosto 1992 è stata fondata Fairplace, società specializzata nel Career Management, Outplacement e Consulenza, la prima in Italia a essere accreditata dal Ministero del Lavoro per le attività di supporto alla ricollocazione professionale.

Roberto Amodio, Operation Manager di Fairplace

“Il lavoro, nella vita di un essere umano, ha la stessa importanza della salute”, dice Roberto Amodio, Operation Manager di Fairplace, che Persone&Conoscenze ha incontrato nella sede milanese della società, a pochi passi dalla stazione centrale. “Quando le persone si ammalano, tranne rari e sfortunati casi, trovano sempre qualcuno che li aiuti! Perché chi ha perso il lavoro non deve avere lo stesso trattamento, visto che il lavoro è un valore altrettanto importante?”. È con questo assioma che è nata Fairplace, con l’obiettivo di prendersi cura dei lavoratori accompagnandoli verso una nuova occupazione, aiutandoli a superare lo choc del licenziamento e guidandoli nel mercato del lavoro. “Abbiamo una storia lunga 25 anni e siamo gli unici a essere specializzati solo nell’Outplacement. Seguiamo le persone dall’inizio alla fine del cammino verso un altro impiego che si otterrà, come dicono le nostre statistiche, entro otto mesi dal nostro primo incontro. Il legame d’empatia che si crea tra candidato e consulente è indispensabile al raggiungimento del nostro obiettivo” afferma Amodio.

La gestione delle persone in Fairplace

I consulenti di Fairplace sono specializzati: “Puntiamo molto sulla formazione dei consulenti che dura almeno due anni per i neoassunti, con relativa certificazione. Il nostro è un lavoro entusiasmante, ma complicato poiché bisogna occuparsi delle vite degli altri”. L’Operation Manager lavora con una squadra di sole donne, tutte con contratti stabili, perché, dice, “non possiamo infondere la speranza negli altri se i nostri consulenti sono delle persone insoddisfatte”. Nel mercato del lavoro, invece, sono proprio le donne la categoria più svantaggiata per il ricollocamento, “perché ancora troppo legate agli obblighi familiari che non agevolano la mobilità”. In azienda, inoltre, è stato introdotto lo Smart Working: “Diamo la possibilità di lavorare da casa per un giorno a settimana, per andare incontro alle esigenze di conciliazione delle nostre risorse, molte delle quali sono mamme”.

E per andare incontro anche alle esigenze dei clienti, quando la società si trova ad affrontare la ricollocazione del personale in territori lontani geograficamente dalla sede, i consulenti si recano direttamente in loco per gestire l’outplacement, in modo da essere sempre presenti e toccare con mano il mercato locale, conoscerne le opportunità e poterle proporre ai propri assistiti.

Il team di Fairplace

Come sta cambiando il mercato del lavoro

L’esperienza ‘sul campo’ dona a Fairplace un osservatorio privilegiato sul cambiamento del mercato del lavoro: “Da diversi anni, per esempio, il settore Farmaceutico vive un momento di trasformazione. Ci siamo trovati a dover ricollocare spesso ex informatori scientifici, figure professionali particolari. Il primo passo è quello di convincerli che il loro mestiere non esiste quasi più. Infatti, solo il 21% riesce a ricollocarsi nella stessa posizione, gli altri dovranno essere guidati verso nuove professioni. In questi casi, aiutiamo le persone a sviluppare le proprie idee imprenditoriali e quella passione che avevano accantonato per dedicarsi al lavoro, diventa l’elemento vincente per ripartire”. Altro comparto che sta vivendo una trasformazione, secondo Amodio, è l’industria alimentare: “Con la globalizzazione le grandi aziende producono all’estero, dove la manodopera costa meno. Per fortuna l’Italia è un Paese dove esistono aziende validissime, seppure piccole ed è verso queste realtà che indirizziamo le persone”.  E l’Industria 4.0? “Per chi è in cerca di lavoro, l’industria metalmeccanica in versione 4.0 può essere un’ottima opportunità. Lo stesso non vale per chi, invece, il lavoro l’ha perso. Fino al 2016 impegnavamo al massimo cinque mesi per ricollocare una persona in questo comparto, ora ne servono almeno otto, perché c’è un evidente gap di competenze. Ben venga, quindi, il Piano Impresa 4.0 che punta sull’acquisizione di competenze”.

E se le nuove generazioni, almeno quelle specializzate nel digitale, sono avvantaggiate per quanto riguarda le hard skill, lo stesso non può dirsi per le soft: “Ai giovani dico di sviluppare le doti manageriali, di mostrarsi entusiasti e collaborativi, di riflettere sulla cultura aziendale facendola propria, di imparare a gestire le relazioni all’interno dell’azienda e di approcciare il lavoro con umiltà”.

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