Nuovi modelli di lavoro ‘intelligente’: vita migliore per i dipendenti, impatto positivo sul business

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DOSSIER SMARTER WORKING

di Michela Vitale

(leggi l’articolo integrale sul numero 90 di Persone&Conoscenze, settembre 2013)

Il contesto lavorativo è sempre più rapido e in continuo cambiamento. Le persone di ogni organizzazione sono chiamate a sforzi maggiori. Bisogna però essere in grado di offrire un equilibrio tra lavoro e vita privata per i propri dipendenti. Quali strumenti rendono il lavoro ‘smart’? Quali i vantaggi? Lo smart working è un percorso strategico per far evolvere modelli di lavoro (remoto, mobile, flessibile) sfruttando le potenzialità delle tecnologie di social business, mobile workspace per ottenere impatti significativi sul business e sulle performance delle persone.

Ci siamo confrontati con alcuni direttori del personale per capire come le organizzazioni rispondono ai nuovi bisogni di lavoro ‘intelligente’ per un work-life balance migliore. Le organizzazioni di successo si caratterizzano sempre di più per la loro capacità di abbandonare modelli organizzativi ormai inadatti e creare condizioni di lavoro che permettano di rispondere, allo stesso tempo, a nuovi obiettivi di business e alle esigenze emergenti delle persone. Lo sviluppo e la diffusione di tecnologie ICT in grado di supportare la comunicazione, la collaborazione e la creazione di social network, insieme alla diffusione sempre più pervasiva di device mobile potenti e di facile utilizzo, possono agevolare e supportare le aziende in questo cambio di paradigma.

Prima di tutto cambiamo la cultura
Paolo PampaniniPaolo Pampanini, Direttore del personale del gruppo Amadori commenta così lo scenario italiano rispetto alla gestione delle persone per favorire un miglior equilibrio tra vita e lavoro. “Vorrei partire da due concetti che riguardano il work-life balance: un risultato interessante di una ricerca a livello europeo di alcuni anni fa aveva evidenziato questo tema fra una delle tre priorità indicate dagli Hr manager intervistati; recenti indagini in Italia hanno dimostrato che oltre la metà delle persone intervistate dichiarano che nella propria azienda il principio del work-life balance non è applicato. Questa discrasia la dice lunga su quanta strada, culturalmente parlando, si debba ancora fare in materia di people management, soprattutto perché credo che la seconda affermazione sia anche il frutto di un percepito delle persone che non sempre risponde a verità, ma proprio per questo motivo parlo di cambiamento culturale. La terminologia stessa di work-life balance, che appare come una contrapposizione, deve essere superata, perché il lavoro non è ‘altro’ rispetto alla vita delle persone, ma ne è parte integrante.

 

Sinergia tra ICT e Hr per un lavoro intelligente

Giulio Falsina, ICT SSU Research & Innovation ManagerGiulio Falsina, ICT innovation and research manager di Autogrill, spiega l’importanza delle tecnologie per un lavoro più smart in un gruppo come Autogrill che per antonomasia ha dipendenti sparsi sul tutto il territorio nazionale, oltre che nel mondo. “La funzione ICT in Autogrill lavora in sinergia con la direzione del personale e questo facilità l’introduzione di soluzioni innovative finalizzate alla motivazione del personale e alle performance di business. La nostra popolazione aziendale ha in media tra i 18 e i 35 anni e questo certamente rende le evoluzioni tecnologiche di facile attuazione. Abbiamo introdotto una serie di innovazioni lavorando su due fronti: i collaboratori, sia coloro che lavorano sul punto vendita e che il personale di sede, e i clienti. Stiamo introducendo il BYOD e abbiamo messo a punto per i dipendenti un portale accessibile da qualsiasi luogo e device mobile: le persone comunicano, condividono informazioni in modo semplice e immediato con la direzione, i reparti aziendali e tra colleghi. Possono visualizzare e inviare documenti, organizzare meeting, effettuare videochiamate oltre ad accedere a informazioni utili anche per il tempo libero. Per fare questo abbiamo inserito semplici app di Google e servizi come chat e forum per la collaborazione e la condivisione di idee e progetti.

 

 

Presenza fisica flessibile per creare quel ‘qualcosa in più’

Anna Lozzi

Anna Lozzi, direttore Hr di Diageo, racconta come nello scenario sempre più competitivo in cui si trovano a operare, le aziende leader si distinguono non solo per la qualità dei prodotti e la notorietà dei marchi, ma soprattutto per la qualità delle persone. “Da anni Diageo, presente in Italia con le due sedi –operativa e commerciale– è particolarmente attenta e sensibile verso i propri dipendenti nel garantire un adeguato equilibrio tra lavoro e vita privata. Da tempo esiste un programma di investimento sulla qualità della vita dei dipendenti che ben si concilia con altre iniziative già consolidate da tempo quali: flessibilità di orario con possibilità di orario ridotto il venerdì pomeriggio, telelavoro, convenzioni con mezzi di trasporto cittadini per agevolare il raggiungimento della sede di lavoro, ristorante aziendale, palestra aziendale, servizio di commissioni personali di varia natura, organizzazione di vacanze estive al mare o in montagna per i figli dei dipendenti. Il messaggio che stiamo trasmettendo ai nostri dipendenti –e di cui riconosco personalmente la validità− è infatti legato al principio che la creazione di valore per un’impresa, grazie anche e soprattutto alle nuove tecnologie di comunicazione, è sempre meno legata esclusivamente alla presenza fisica dei lavoratori in un determinato luogo e per un certo periodo di tempo. Piuttosto alla loro capacità di generare innovazione e di svolgere il proprio lavoro in autonomia e in modo responsabile indipendentemente dall’orario e dal luogo in cui si trovano. Un modello che ha prodotto benefici oggettivi generando buoni risultati in termini di engagement and empowerment nelle survey annuali Diageo. Questo inevitabilmente si traduce in grande senso di appartenenza che fa si che le persone mettano nel proprio lavoro quel qualcosa in più che non è scritto in nessun job profile ma che genera la differenza sostanziale.

 

Comment

  • Mai come in questo caso tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Un distorsione tutta italiana del concetto lavoro è quella di pensare che esso sia una concessione, una gratifica, una fortuna. Questo porta verso un rapporto datore di lavoro – lavoratore molto squilibrato, più di quanto esso dovrebbe essere. Non esistono regole ne orari ed è importante che ti allinei. L’altra faccia della medaglia è un lavoro fortemente motivante che non ti fa guardare l’orologio e che ti impegna mentalmente anche quando torni a casa. Io giudico entrambe delle forzature, entrambe tendono a rompere quell’equilibrio che deve avere come risultato una vita sana, con le due sfere che si trasferiscono energia positiva a vicenda.

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