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Neuroscienze e formazione, Mindfulness come fitness dell’attenzione

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Numerose sono state le ricerche che negli ultimi 15 anni si sono occupate di neuroscienze a livello globale. E altrettanto sostanziosi sono stati gli studi prodotti. Le neuroscienze hanno infatti contribuito a chiarire alcuni meccanismi cerebrali grazie alla mappatura del cervello attraverso le tecnologie di risonanza magnetica: in pratica – e per essere ultra-didascalici – si è osservato che cosa accade alla materia grigia a seguito di alcuni stimoli.

Il risultato è stata la comprensione dei processi cerebrali conseguenti a certe esperienze (stimolazioni). “Tra i tanti risultati prodotti dalla ricerca, per quanto riguarda il mondo dell’azienda e dei comportamenti delle persone, assumono particolare importanza le scoperte relative al tema dell’attenzione”, commenta Marco Poggi, Managing Partner di Mida, società di formazione e consulenza manageriale.

Secondo Poggi, c’è infatti un aspetto legato alle neuroscienze che nasconde un grande interesse. Ed è quello che lega la ricerca neuroscientifica alla Mindfulness. Ma che cosa significa studiare la ‘consapevolezza’ attraverso la neuroscienze? Per capirlo serve partire da lontano, fissando alcuni punti chiave.

Un cervello in costante ‘evoluzione’

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Marco Poggi di Mida

Per prima cosa, giusto per condividere aspetti fondamentali del ragionamento, bisogna concentrarsi sugli studi del neuroscienziato americano Paul D. McLean che, studiando l’evoluzione del cervello umano a partire dagli Anni 50, individuò tre funzioni anatomiche: il cervello rettiliano, il cervello limbico e il cervello corticale. Il primo, secondo quanto riferisce la scienza, è la sede degli istinti primari e delle funzioni vitali (controllo del ritmo cardiaco e respiratorio…); il secondo – più evoluto – presiede l’espressione e il controllo delle emozioni; la corteccia – la parte che si è evoluta più tardi nello sviluppo del genere – è la sede delle funzioni mentali più complesse ed elevate, nonché sede dell’autocoscienza.

La ricerca scientifica in ambito cerebrale ha poi evidenziato che il cervello si trasforma costantemente nell’arco della vita rispetto alle esperienze vissute (principio di neuroplasticità) e che nel corso dell’esistenza nascono continuamente cellule cerebrali che si scambiano ‘informazioni’ attraverso le sinapsi; e, secondo quanto emerso, stimolando in modo opportuno il cervello, la conseguenza è l’aumento delle capacità funzionali dell’individuo grazie alla neurogenesi. Ecco perché ha quindi senso parlare di ‘ginnastica mentale’: quando una persona smette di praticare un’attività, infatti, le reti neuronali interessate cadono in disuso e possono anche dissolversi.

Uno dei processi che dimostrano il buon funzionamento del cervello è l’attenzione. Non per nulla, William James l’ha definita come “il processo fondamentale di benessere mentale e cerebrale”. “Si tratta di un processo fondamentale, perché con l’attenzione ci si concentra su uno specifico compito e si aumenta l’efficienza e la capacità produttiva”, argomenta Poggi.

“Inoltre grazie all’attenzione sviluppiamo le relazioni interpersonali perché generiamo ‘risonanza’; poi sviluppiamo la capacità di contemplazione che, apparentemente inutile, in realtà è fondamentale, in quanto l’uomo è un essere vivente che va oltre al ruolo di mera macchina produttiva”. Infine, secondo il manager di Mida, l’attenzione è cruciale nel processo di autoriflessione, “una caratteristica unica dell’uomo”, che ci conduce “all’autoconsapevolezza” grazie alla capacità di rivolgere l’attenzione verso se stessi mentre sta accadendo qualcosa”: “È una funzione straordinaria, in quanto permette di tenere conto di ciò che succede”, dice Poggi.

Vivere in un mondo iper-connesso

neuroscienze mindfulnessIl problema, però, è che la nostra capacità di attenzione si sta sempre più assottigliando a causa dei continui stimoli che riceviamo quotidianamente nella nostra società costantemente connessa. “Siamo sempre meno capaci di essere attenti”, sentenzia il Managing Partner di Mida. “La disattenzione nasce da un vissuto di stress generato dall’iper-stimolazione che produce la proliferazione di pensieri ed emozioni e l’abbassamento dell’attenzione”.

Quali le conseguenze di questo scenario? “Le persone sono meno concentrate e quindi meno efficienti perché non sono in grado di processare un task alla volta: pretendiamo di essere multitasking, ma ci dimentichiamo che si può svolgere un solo compito alla volta a meno che l’altro sia stato automatizzato e quindi richiede meno concentrazione”. Anche le relazioni interpersonali hanno un impatto dalla riduzione di attenzione, perché “se non c’è tempo per ascoltarsi a vicenda, non si crea l’empatia”. Stessa conseguenza per la contemplazione e per il raggiungimento dell’autoconsapevolezza, sempre più complicata a causa delle continue distrazioni.

“Molta gente tende quindi a rimanere chiusa nel proprio mondo caotico”, dice Poggi. Anche perché, per i principi di cui si raccontava, più le persone si distraggono e più imparano a essere distratte. Per fortuna, tuttavia, per lo stesso principio di neuroplasticità del cervello, si può anche ragionare all’opposto: più si esercita la capacità di essere attenti e più si aumenta l’attenzione.

Secondo Poggi la risposta fornita dalla ricerca scientifica è la Mindfulness, “una strada documentata scientificamente” e concreto ambito di applicazione delle neuroscienze, perché gli esami clinici dimostrano come nel cervello si formi il riaddensamento neurale nella parte riservata all’attenzione. Insomma, “la Mindfulness è il fitness dell’attenzione”, taglia corto il manager di Mida.

Imparare a essere più presenti a noi stessi

“La Mindfulness è lo stato di coscienza basato sullo stato di presenza a noi stessi; è uno stato di coscienza straordinario, perché per natura la coscienza è oscillatoria, mentre nello stato di Mindfulness siamo più presenti”, continua Poggi. Come spiegato, dunque, grazie agli esercizi ad hoc, si può intensificare lo stato di Mindfulness, allenando la “propria presenza mentale”: “Si tratta di esercizi codificati e definiti da protocolli che sono proposti nei training e la cui utilità è verificata”.

Per esempio, il camminare è uno degli esercizi più noti, insieme con la concentrazione sul respiro da posizione rilassata: “L’obiettivo è riportare il focus dell’attenzione sulla respirazione ogni volta che l’individuo si distrae”. In pratica, la persona si accorge della distrazione e l’esercizio è proprio “imparare a focalizzare l’attenzione”. La Mindfulness, come racconta Poggi, produce una serie di benefici che, pur variando da persona a persona, sono certificati: “Per esempio divento più efficace perché mi concentro”.

Sempre di più le aziende si stanno interessando a questa applicazione concreta delle neuroscienze. Il motivo è presto detto: le organizzazioni sono l’avamposto dell’iper-stimolazione e del conseguente stress, da cui deriva, come visto, la minor efficienza produttiva. “Da cinque anni abbiamo iniziato a proporre percorsi di Mindfulness: all’inizio era necessario interfacciarsi con Direttori del Personale che già conoscessero la metodologia e l’apprezzassero”, ricorda il Managing Partner di Mida.

Oggi le cose sono cambiate, c’è maggior conoscenza del tema e quindi interesse, sebbene le esigenze sono legate al contesto: è stato rilevato che di Mindfulness se ne interessano soprattutto quelle organizzazioni che stanno vivendo forti cambiamenti e dunque hanno più bisogno di resilienza al proprio interno. L’azienda di formazione e consulenza di Milano propone percorsi di “coinvolgimento progressivo”.

“Organizziamo una conferenza aperta a tutti i soggetti indicati dall’azienda che si rivolge a noi e in questa occasione approfondiamo i temi e facciamo partecipare alla sperimentazione di una o due giornate di test, lasciando le persone libere di aderire. Quindi, per chi ‘sposa’ il progetto, impostiamo il percorso che prevede, oltre all’incontro in azienda, anche lo svolgimento di esercizi da casa”.

In questo caso Mida si è occupata di creare un protocollo di intervento con gli esercizi da svolgere, grazie a un’App che guida le persone nel percorso. Quali i settori che hanno evidenziato maggior interesse per la Mindfulness? “Banche e assicurazioni”, dice Poggi. “Forse però il motivo è da ricercarsi nel fatto che si tratta di organizzazioni con una Direzione del Personale molto evolute”.

A dimostrazione che la Mindfulness funziona, Poggi racconta un progetto svolto di recente con una compagnia di assicurazioni. Il target individuato dalla Direzione HR era un gruppo di lavoro di back office che nelle survey aziendali aveva evidenziato alti livelli di stress e frustrazione, con drammatiche conseguenze anche sulla produttività. “Alla conferenza si sono presentati quasi tutti i componenti del team e ben il 70% dei presenti ha aderito al percorso”, ricorda il Managing Partner di Mida. “Alla fine del percorso abbiamo misurato con un assessment il differenziale rispetto alla situazione iniziale e gli scarti erano molto alti; inoltre la percezione era che le persone fossero davvero molto contente di quanto svolto”. Ma il vero trionfo è arrivato dalla survey aziendale: “Il gruppo era balzato al primo posto per tutti i temi di wellbeing”.

Di neuroscienze se ne parla nella Storia di copertina del numero di Ottobre 2018 di Persone&Conoscenze.
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