Manager all’estero con lo zaino in spalla

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Si sta affermando l’era del manager con lo zaino in spalla e le multinazionali stanno trasformando le assegnazioni internazionali in “trasferimenti all’insegna dell’avventura” per attrare giovani talenti. Trascorrere sei mesi o un anno all’estero era appannaggio dei manager aziendali di mezza età, a cui spesso venivano offerti dei pacchetti redditizi per incentivarli a passare del tempo lontano da casa. Tuttavia ora, in un mondo maggiormente collegato a livello globale e con i giovani abituati a viaggiare, le cose stanno cambiando.

Francisco Schenone, Direttore Generale in Italia di Crown World Mobility, ci fornisce le spiegazioni del caso: “Le aziende stanno trasformando le assegnazioni internazionali della vecchia scuola in qualcosa che sembra più un anno sabbatico con il fine di attirare i giovani talenti e di ridurre i costi. Si può respirare aria di cambiamento. Tutto sembra indicare che molti collaboratori giovani considerano viaggiare all’estero come una benedizione e non una maledizione. Inoltre, le assegnazioni internazionali sono sempre più richieste”. Il risultato di ciò sono alternative meno costose rispetto alle tradizionali assegnazioni a lungo termine, che stanno diventando sempre più comuni: “Etichettare le assegnazioni come ‘trasferimenti all’insegna dell’avventura’ o ‘trasferimenti con zaino in spalla’ fornisce agli assegnatari una chiara indicazione di ciò che stanno per intraprendere. Alcune aziende stanno già preparando dei pacchetti interessanti per rendere più attrattivi i trasferimenti per i giovani assegnatari”.

Trasferimento a basso costo

Un modo per far sentire valorizzato il giovane collaboratore, anche nel caso di un trasferimento a basso costo, consiste nel fornirgli degli extra che, sebbene economici per l’azienda, sembrano un vero bonus per il dipendente. In questa categoria rientrano lezioni di lingue, formazione culturale, organizzare la visita di un amico o semplicemente organizzare un’escursione in luoghi storici locali. Questi extra fanno sentire valorizzato il collaboratore, ma non implicano grandi costi per l’azienda: “I giovani collaboratori stanno cercando qualcosa di divertente ed emozionante e non necessariamente il lusso che i suoi predecessori davano per scontato. Infatti, nei prossimi anni la sfida per le aziende potrebbe non consistere nel convincere i giovani talenti a lavorare all’estero, bensì nel garantire che non facciano troppo da soli. Le aziende si sono accorte che i giovani assegnatari sono piuttosto contenti di organizzarsi da soli il viaggio, sono abituati a viaggiare all’estero e a utilizzare strumenti a basso costo come Airbnb”, sottolinea Schenone.

Secondo una recente ricerca, i rappresentanti della generazione Y sono molto aperti ai trasferimenti all’estero. Infatti, si stima che oltre l’80% sia propenso a trasferirsi fintanto ritenga che la posizione valga il trasferimento. Da un altro studio emerge che il 71% desidera, e si aspetta, un incarico all’estero nel corso della propria carriera.

Trasformare un trasferimento in un’avventura può essere una buona soluzione per tutte le parti interessate. Tuttavia, il datore di lavoro ha ancora l’obbligo di assistere e prendersi cura del personale durante il periodo all’estero. I giovani assegnatari potrebbero non rendersi conto di quanto importante sia la formazione culturale per migliorare professionalmente e socialmente in un nuovo ambiente e potrebbero non essere preparati a tutte le sfide che devono affrontare. Lavorare all’estero è una cosa molto diversa da andare in vacanza e quindi continueranno ad avere bisogno di notevole supporto.

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