Neuroscienze, formazione, HR

L’impatto di scienze e formazione sull’HR

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Il rigore e la passione, insieme con il dialogo, fanno l’apprendimento. Incontriamo molte difficoltà, oggi, a tradurre nell’azione formativa le scoperte scientifiche che hanno rivoluzionato la conoscenza su mente e apprendimento. I due principali ostacoli sembrano essere: continuare a formare ed educare con una centratura sull’insegnamento e le sue tecniche e non sulla mente relazionale che apprende con i suoi vincoli e le sue possibilità; fare delle tecniche e delle tecnologie la base istruzionista della formazione e dell’educazione, con format standardizzati, quando sappiamo che apprendiamo principalmente non per istruzione, ma per selezione, riconoscimento e rientro.

L’approccio mentalista di stampo cognitivista, insieme con forme istruzioniste e direttive, caratterizzano la maggior parte delle azioni formative, con il compiacimento dei committenti che pensano di risolvere questioni complesse con formule brevi e rapide, e con la ‘complicità’ dei formatori che assecondano e realizzano, a volte, azioni formative ‘a catalogo’.

Così una delle più importanti scoperte per comprendere cosa significhi essere umanii neuroni specchiodovrebbe diventare un riferimento per chi lavora nella formazione e nell’educazione con responsabilità direzionali, cercando di evidenziarne le implicazioni per la professione.

Si tratta, prima di tutto, di capire e di non far dire ai risultati della ricerca quello che non dicono. Solo così ne emerge il valore essenziale. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’analisi sperimentale dell’intersoggettività e della cognizione sociale.

Ne derivano importanti considerazioni per chi lavora nella formazione con i gruppi e nelle organizzazioni, in alcuni ambiti decisivi che di seguito indichiamo sinteticamente.

Formazione, neuroscienzeIn primo luogo, la ‘relazione’: lavorare a fare formazione nelle organizzazioni e a sostenere apprendimenti per dirigere persone e gruppi vuol dire vivere immersi in fitte reti di relazioni. La tra- dizione degli studi e delle prassi formative ha concepito e agito la relazione come qualcosa che si può attivare o disattivare; come qualcosa che viene dopo i soggetti e che si gestisce consapevolmente e in maniera perfettamente razionale.

Ebbene, pare proprio che le cose non stiano così. Noi esseri umani –come accade anche nelle altre specie viventi– siamo naturalmente relazionali e nelle relazioni si genera la nostra stessa individuazione. Lavorare con altri e dirigerli vuol dire vivere relazioni asimmetriche intorno a un compito.

Fare formazione vuol dire vivere relazioni di apprendimento. L’attenzione si sposta, perciò, alla ricerca degli stili, dei modi più adatti e appropriati a vivere le relazioni che precedono e contengono chi apprende e chi lavora insieme.

In secondo luogo, la ‘risonanza incarnata’: uno degli aspetti decisivi dei risultati della ricerca di Vittorio Gallese e del suo gruppo riguarda la verifica dei fondamenti corporei e incarnati delle relazioni intersoggettive.

Noi risuoniamo l’uno con l’altro non solo –e non tanto– perché mentalmente decidiamo di farlo, ma in quanto dotati di apparati neurofisiologici che presiedono alla nostra possibilità-capacità di sentire quello che l’altro sente e di capire quello che l’altro fa.

Oltre il dualismo mente-corpo, ne deriva una disposizione di noi esseri umani ad agire in base al movimento coevolutivo con gli altri. La relazione di apprendimento si muove su processi emozionali che sottendono e sostengono i pensieri.

In terzo luogo, la ‘simulazione incarnata’ è quella che ci consente di cogliere il senso e l’orientamento dell’azione altrui, di sentire quello che l’altro sente e di comprendere quello che fa –e viceversa– in un gioco di reciprocità in cui siamo interconnessi, prima che per intenzione e volontà, per natura.

In quarto luogo, quella interconnessione sostenuta da processi naturali di molteplicità condivisa, che sembrano estendere alla situazione e al contesto i processi di risonanza e simulazione incarnata, fondando i processi di coesione e integrazione o di crisi di legame sociale nei gruppi di apprendimento.

Per approfondire ulteriormente l’argomento formazione, leggi il numero di Ottobre-Novembre 2018 di Persone&Conoscenze.
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