L’estetica dell’emozione

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Per oltre un decennio della mia vita ho assaporato il mondo dell’arte contemporanea. Ho conosciuto le persone che popolano questo territorio, quelle famose e quelle che invece lo sono di meno. Ho visto tante opere d’arte: mi sono emozionata, mi sono fatta coinvolgere, sono cresciuta a contatto con esse. Di opere ne ho realizzate anch’io. Ho vissuto l’ebbrezza, la gioia, l’energia, la frustrazione e il senso di vuoto; tutte le sfumature delle emozioni che accompagnano la creazione delle opere d’arte, come anche il coinvolgimento intellettuale che ha come obiettivo di dare un senso alla vita e al mondo in cui viviamo.

emozioni in aziendaPoi, un po’ per interesse e tanto per caso, ho iniziato a lavorare fuori dai confini del mondo dell’arte; sono anche diventata un’imprenditrice o almeno parte di un gruppo di persone che prova a fare impresa. Oggi la mia principale attività è sostenere le organizzazioni in qualità di Business Coach. Da questo ‘osservatorio’ quotidiano, vedo che nel mondo delle imprese la dimensione di coinvolgimento e sconvolgimento emotivo, percepita come parte naturale del processo di creazione del nuovo e della crescita nel mondo dell’arte, raramente riceve attenzione. Anzi, pare che l’emozione non venga proprio contemplata come fonte di contributo alla performance delle persone e dell’organizzazione; piuttosto si tende a fingere che non esista, che non faccia parte di noi.

David McClelland

Ma la verità è che appena si entra in un posto di lavoro le emozioni che ci abitano si percepiscono; le emozioni sono lì e passano da persona a persona anche quando vorremmo che non fosse così. Non sto certo dicendo niente di nuovo. David McClelland, sin dalle prime ricerche degli Anni 50 sui temi comportamentali, attribuisce alle emozioni la dimensione causale più profonda dei comportamenti. Negli Anni 90 Daniel Goleman ha spalancato la porta non solo a questa lettura, ma anche alle dimensioni applicative che può avere nella spiegazione dei livelli di performance individuale e collettiva.

Daniel Goleman
Daniel Goleman

Eppure, neanche autori e teorie di questo calibro hanno fatto davvero breccia nelle prassi quotidiane delle organizzazioni; o almeno non quanto sono riusciti a farlo in termini di diffusione della conoscenza o di vendita nelle librerie. Questo perché, tra la teoria e la pratica –come sempre– occorre un’impegnativa transizione fatta di comportamenti individuali e collettivi da consolidare nel tempo. Su questo consolidamento comportamentale ci ha lavorato anche l’artista americano Jacob Tonski, Assistant Professor presso la Miami University all’Istituto di Interactive Media Studies.

Nella sua opera Balance from within, vincitrice dell’edizione 2014 di Ars Elettronica nella categoria ‘Arte interattiva’, vediamo un divano antico poggiato su una gamba soltanto, che sfida la forza di gravità. In realtà non è perfettamente stabile: visto dal vivo, il mobile oscilla continuamente da un lato all’altro. Dentro il divano si nasconde un motore che lo aiuta costantemente a riacquisire la centratura. Se però qualcuno lo toccasse –basterebbe una spinta piccolissima– l’intera installazione cadrebbe. Il divano è un mobile che invita alla condivisione, alla socializzazione.

Balance from within
‘Balance from within’ di Jacob Tonski

È un oggetto che letteralmente ci sostiene e le relazioni umane, per Tonski, sono come questo divano, in costante movimento. Devono essere nutrite e alimentate per rimanere in equilibrio. La penso in modo simile. Credo che il benessere profondo nasca dall’essere in equilibrio con se stessi e con gli altri e che questo ‘essere’, tutt’altro che statico, venga fortemente condizionato dal nostro sentire emotivo. Stare in questo flusso richiede fatica e a volte rende le cose poco limpide, specialmente quando parliamo di contesti organizzativi di grandi dimensioni dove l’equilibrio nasce tra tanti attori diversi.

Se sulla dimensione organizzativa spesso non abbiamo potere di gestire le cose come vorremmo, sulla dimensione emotiva sì. Come viviamo, elaboriamo e trasmettiamo le emozioni a chi ci sta intorno dipende esclusivamente da noi. Non è quindi una singola emozione che ci fa stare bene, ma è la nostra abilità di stare nella danza delle emozioni che ci porta al benessere.

Dal numero di Febbraio-Marzo di Persone&Conoscenze ospitiamo la rubrica di Anja Puntari dal titolo L’emozione che fa stare bene.
Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434419)


Anja Puntari

Artista e Visual Business Coach

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