La strada per raggiungere l’eccellenza muove i primi passi a partire da sé

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Nella mia vita, anche in quella lavorativa, ho sempre cercato di perseguire l’eccellenza. Le aziende che hanno collaboratori eccellenti, eccellono nei processi e nei prodotti, si differenziano e hanno successo. I collaboratori di eccellenza crescono e si sviluppano, personalmente e professionalmente. Queste imprese possono allora sostenere di possedere un vero ‘capitale umano’.

Ho sempre creduto che nello sviluppo del capitale umano esista una linea sottile che separa l’investimento dallo spreco. È il principale ruolo del leader far crescere le proprie risorse, come è compito dei collaboratori, tutti, percorrere un cammino di crescita continua. Esiste però un limite oltre il quale, per un numero molto vario di motivazioni e situazioni, il collaboratore non riesce o non vuole crescere.

Riconoscere questa linea è fondamentale per evitare di continuare a investire in un percorso di sviluppo che non riesce a concretizzarsi. Qualche anno fa mi trovavo in una situazione simile con uno dei miei manager: a partire da una serie di incontri su tematiche precise tra me e il collega (le nostre modalità di interazione, il suo ruolo di leader, il rapporto con i colleghi, con i riporti, ecc.), la sincera volontà di risolvere i problemi che rendevano difficile lavorare insieme prevalse. Ci sentivamo motivati dal vedere che, con il tempo, la capacità di lavorare insieme nel day by day migliorava.

La ricerca dell’eccellenza attraverso comportamenti concreti

Alla fine di questo percorso, che durò un intero anno, uscimmo non solo riallineati, ma con nove comportamenti che entrambi capimmo di dover mettere in atto per lavorare meglio insieme da quel momento in poi. Decidemmo di rielaborarli ulteriormente per renderli più sintetici, ma al tempo stesso più efficaci. Al di là delle contingenze aziendali, infatti, i modelli individuati si rivelavano universalmente validi per ogni contesto organizzativo e quindi un utile spunto per tutti coloro (singoli professionisti o imprese) che desiderino intraprendere la ricerca dell’eccellenza.

Il risultato finale fu il seguente:

  • acquisisco solidità nel mio ruolo;
  • dedico tempo alla mia azienda;
  • mi impegno nel mio lavoro;
  • sviluppo l’ascolto empatico e divento un efficace facilitatore;
  • ricerco e creo allineamento con gli altri;
  • vendo le mie idee ai clienti, ma soprattutto ai colleghi;
  • con i miei colleghi negozio le soluzioni migliori per lamia azienda;
  • curo la massima trasversalità del mio ruolo per far accadere le cose;
  • percorro il cambiamento continuo.

Durante il 2016 collaborammo anche con la Fondazione Golinelli, coinvolgendo sette studenti universitari e neolaureati che avevano scelto di aderire al progetto Icaro: giardino delle imprese: Vania Crupi, Pier Luigi Dovesi, Ilaria Gant, Benedetta Gilioli, Benedetta Marotti, Matteo Gambini e Federico Oliva. A loro è stato affidato il compito di applicare il lateral thinking e di valutare come i pattern comportamentali fossero stati appresi e implementati nell’organizzazione: permaneva una variegata e personalistica interpretazione dei pattern con una sincera difficoltà a percorrerli in maniera efficace.

Era evidente la necessità di investire in formazione sul senso dei pattern comportamentali e anche di fornire un documento scritto sul loro significato. Decidemmo quindi di produrre un libro descrittivo sul tema e fu naturale scegliere di scriverlo con l’aiuto degli studenti universitari e laureati che avevano partecipato al progetto, quale prosecuzione del cammino iniziato insieme.

L’articolo completo è stato pubblicato nel numero di Maggio 2018 di Persone&Conoscenze.
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Massimiliano Boggetti

Massimiliano Boggetti nelle società Sebia e Interlab è rispettivamente Amministratore Delegato e Presidente, attualmente è Presidente di Assobiomedica – Federazione di Confindustria, membro del Comitato Scientifico in LUISS Lean Lab della LUISS Business School, dove collabora alla promozione e diffusione del Lean management nell’area della Sanità.

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