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Genitorialità e welfare, il ruolo sociale delle aziende

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L’Italia non è (ancora) un Paese per mamme. E forse neppure per papà. Il tasso di natalità è tra i più bassi d’Europa, eppure mancano misure concrete di sostegno alle famiglie soprattutto nei primi anni di vita del bambino. Molte neomamme sono costrette a lasciare il lavoro per accudire i figli, con la conseguenza di indebolire la situazione economica familiare e di ridurre la probabilità di nuove nascite.

Digital Learning, startup che offre servizi di formazione alla genitorialità attraverso la piattaforma Mastermamma.it, tira le somme sulla situazione italiana. E, numeri alla mano, spiega perché le aziende possono ritagliarsi un ruolo sociale importante per sostenere la genitorialità.

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Ai sensi degli art. 13 e 23 del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, e dell’art. 13 del GDPR (Regolamento UE 2016/679) autorizzo ESTE, le società sponsor e le società eventualmente incaricate della segreteria organizzativa a trattare i dati sopra riportati per la realizzazione delle proprie iniziative, quali l’invio di informazioni e offerte commerciali, la conduzione di ricerche di mercato e l’elaborazione di statistiche commerciali.

In Italia il divario tra l’occupazione maschile e quella femminile – stando ai dati Istat – è pari al 19,8%, il secondo peggior dato in Europa: su 100 donne fra i 20 e i 64 anni solo il 52,5% ha un lavoro. E la distanza aumenta se si mettono a confronto uomini e donne con figli: il gap sale fino al 28,1%.

Alla difficoltà di accesso al mondo del lavoro, le donne devono, infatti, aggiungere l’alto tasso di abbandono conseguente a una gravidanza. Secondo l’ultimo report Le Equilibriste di Save The Children, nel 2017 hanno lasciato il posto di lavoro circa 30mila mamme.

“Parliamo di questi temi da anni. Il principale problema è che in concreto i governi che si sono succeduti hanno fatto ben poco per interrompere questo circolo vizioso, sia sul piano delle agevolazioni sia su quello di una legislazione adeguata al sostegno della famiglia”, puntualizza Sabrina Colombo, CEO di Digital Learning.

“Credo che le aziende, proprio per la loro caratteristica imprenditorialità, abbiano la possibilità di intervenire finalmente in modo concreto e di sostenere con misure precise la genitorialità, al loro interno e nella società”.

Iniziative di Smart working e programmi di maggior flessibilità di tempo e di spazi, percorsi di accompagnamento durante e dopo la maternità, periodi più lunghi per il congedo di paternità sono tutte misure che possono cambiare la situazione di tante lavoratrici e tanti lavoratori alle prese con la crescita dei propri figli.

“Digital Learning offre la possibilità di introdurre misure per sostenere la genitorialità che possono adattarsi al modello aziendale: la nostra piattaforma Mastermamma.it per la formazione dei neogenitori, consulenza ad hoc per l’introduzione dello Smart working, un piano di congedo paternità più adeguato, consulenze di natura legale per convenzioni con asili, attività di coaching a supporto delle lavoratrici che rientrano dalla maternità, webinar e seminari in azienda”, spiega Colombo.

“L’idea è quella di offrire strumenti a tutto tondo per creare un pacchetto ad hoc per l’azienda”. Anche perché il welfare a vocazione sociale è oggi un’opportunità anche per le imprese: l’investimento in iniziative di questo tipo, oltre a generare benessere per il dipendente, permette all’impresa di poter contare su un personale rilassato e più motivato. Con tutti i vantaggi che ne derivano in termini di aumento della produttività.

“C’è un ritorno valoriale importante per l’azienda, ma anche un ritorno economico perché le mamme lavoratrici avrebbero la possibilità di operare in un contesto accogliente e di supporto”, fa notare la CEO. “È un’opportunità per offrire un welfare evoluto, che generi benefici non solo all’interno dell’azienda ma anche nella società”.

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Ai sensi degli art. 13 e 23 del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, e dell’art. 13 del GDPR (Regolamento UE 2016/679) autorizzo ESTE, le società sponsor e le società eventualmente incaricate della segreteria organizzativa a trattare i dati sopra riportati per la realizzazione delle proprie iniziative, quali l’invio di informazioni e offerte commerciali, la conduzione di ricerche di mercato e l’elaborazione di statistiche commerciali.

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