Il rispetto delle diversità è un cambiamento culturale

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Diversità e rispetto è il titolo scelto da Zeta Service per il workshop esperienziale tenuto nella sede milanese della società di consulenza fondata da Silvia Bolzoni, nell’ambito del Progetto Libellula, il primo network di aziende unite contro la violenza sulle donne, di cui ESTE è partner. Attraverso attività ludiche, alternate a momenti di riflessione, Giorgia Ortu La Barbera, relatrice dell’incontro e consulente di Eleva, ha guidato i partecipanti (in prevalenza donne) verso la consapevolezza della necessità di sviluppare competenze relazionali nel rispetto delle diversità, contro gli stereotipi e i pregiudizi, la diffidenza e “il potenziale violento dei linguaggi”.

Giorgia Ortu La Barbera, relatrice dell’incontro e consulente di Eleva

La prima attività proposta dalla relatrice è stata rispondere alla domanda ‘che cos’è la diversità?’. Una sola partecipante ha risposto “è un arricchimento”. “Nonostante in azienda, in famiglia, a scuola, sui giornali si parli continuamente di rispetto della diversity, questo esercizio ci insegna che siamo noi stessi il primo ostacolo da superare per accettare le differenze”, sottolinea Ortu La Barbera.

A dimostrare quanto detto, la relatrice ha proposto ai partecipanti un’altra attività ludica: fingere di camminare in un parco, in un giorno qualunque e di modificare l’andamento, immedesimandosi in un rapper, in un prete, in un manager, ecc. In molti hanno effettivamente cambiato modo di camminare, facendo riferimento a un’immagine stereotipata e, invece, “l’andatura di una persona non dipende dal fatto che ha un’età piuttosto che fa un certo tipo di lavoro, ma dalla propria personalità”. L’attività è stato lo strumento per riflettere su che cos’è uno stereotipo. Come ricorda la relatrice, “il termine ‘stereotipo’ nasce in ambito tipografico per indicare un metodo di duplicazione delle composizioni tipografiche e dei cliché, quindi, in senso traslato, si intende un’immagine che si attacca fortemente ed è difficile scardinare”.

Vittime degli stereotipi verso noi stessi

Un momento del workshop ‘Diversità e rispetto’

Sono gli stereotipi ad alimentare i pregiudizi e “siamo portatori di stereotipi verso noi stessi, ne diventiamo vittima”. Ci sono dei test scientifici che lo dimostrano: “Se qualcuno ti dice che a causa delle tue origini, del genere, ecc. non riuscirai a ottenere un determinato risultato è stato dimostrato che le persone si mettono nelle condizioni perché ciò avvenga”.

Un modo per includere le diversità in azienda è dare ai dipendenti il giusto spazio per esprimere le proprie differenze, ricordando che gli stereotipi passando anche dal linguaggio: “Dall’uso dei proverbi, per esempio. Quante volte abbiamo detto e sentito dire ‘donne al volante pericolo costante’, ‘le donne non fanno squadra’. Luoghi comuni che fanno parte delle nostro background. Del resto, con il nuovo Diritto di famiglia, quindi solo dal 1975, le donne non devono più assumere per legge il cognome del marito, una volta sposate”. Quanto sia difficile scardinare l’immagine della donna sottomessa all’uomo lo dimostrano le numerose pubblicità che vogliono le figure femminili utilizzate come oggetti sessuali, oppure che relegano le donne, sin da bambine, al ruolo di madri o ritratte in atteggiamenti civettuoli.

La cultura del rispetto è l’unica via per prevenire la violenza di genere”, afferma le relatrice che, in conclusione dell’incontro, ha mostrato i risultati della ricerca del Progetto Libellula: “Zeta Service ha coinvolto 13 aziende italiane per condurre una ricerca. Abbiamo creato tre focus group, abbiamo condotto 14 interviste a HR e sottoposto un questionario ai dipendenti delle aziende coinvolte”. Sono emersi dati significativi: “Il 22% delle donne presenti nelle aziende coinvolte ha subito violenza, di cui l’8% sui luoghi di lavoro. Per il 50% degli intervistati è il tradimento di una donna a far perdere la testa a un uomo, quindi quasi a legittimare il femminicidio, e per il 39% se le donne rispettano il proprio ruolo non incorrono i problemi”. Zeta Service non si è limitata a raccogliere i dati, ma ha attivato delle azioni: “Prima di tutto l’alfabetizzazione, poi workshop, iniziative per i figli dei dipendenti, perché è da piccoli che si apprende la cultura del rispetto. Inoltre, abbiamo messo in piedi attività di consulenza mirata e una certificazione che verrà rilasciata alle aziende che tutelano le differenze”.

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