Dalla gestione delle organizzazioni alla gestione degli organismi: il futuro del mondo HR

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Tutte le volte che si partecipa a un convegno strategico sulle Risorse Umane ci si chiede dove queste stiano andando. Una domanda che mi pongo e mi si pone molto spesso perché oggi probabilmente in molti sentono ‘il passato e il presente stretti’.
Questo bisogno di ‘fare le cose nuove’ ha prodotto nella mia mente degli spunti e degli incipit che vorrei condividere per una riflessione che sia un brainstorming affinché venga accolta e contaminata dal pensiero di altri. Credo infatti che il solo incubatore valido per le idee sia la condivisione e il lavoro in comune.

Parto dalla considerazione palese che gli HR si occupano di gestire, sostituire, accrescere, espellere i ‘mattoni’ che costituiscono e rendono esistente un’azienda come organizzazione: le persone. Riflettendo su come meglio definire questo concetto, mi sono reso conto che noi HR ci occupiamo in fondo di ‘far vivere e crescere’ l’organizzazione che chiamiamo azienda sia essa micro, media, grande o multinazionale, privata o pubblica, profit o non profit, economica o politica.

Una organizzazione che, se ci pensiamo bene, ha vita propria e questo a mio parere poiché non è la somma delle diverse componenti, ma rappresenta la loro interrelazione, un organismo indipendente (ulteriore?). Un pensiero che è splendidamente rappresentato da questa definizione di “organismo”:

  1. Ogni essere vivente, in quanto costituito di un complesso di organi vitali: organismo vegetale, animale; il corpo umano, considerato soprattutto rispetto alla sua costituzione o al suo stato di salute: organismo sano, robusto, malato; deperimento dell’organismo.
  2. Insieme funzionale di elementi o strutture che operano per un fine comune: organismo burocratico, amministrativo; organismi politici, sindacali.

Conseguente, da qui, pensare che dobbiamo prendere coscienza che il passaggio alla gestione di un organismo (e non solo di una organizzazione) potrebbe essere il futuro che ci aspetta. È in questo sviluppo che la definizione appena letta sottende che potrebbe stare la sfida che abbiamo davanti: immaginare che organismi sociali, esseri umani e cellule del corpo possano essere in qualche modo gradini di una stessa scala. Tale visione propone un’interessante prospettiva culturale, rappresentata da una frase ermetica contenuta nella cosiddetta ‘tavola di smeraldo’: “È vero senza menzogna, certo e verissimo, che ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli di una sola cosa”.

Il cammino evolutivo passa dalla cellula agli organismi (vegetali e animali), transita per l’essere umano, vira negli organismi sociali e potrebbe giungere all’insieme coordinato degli organismi sociali. Le persone, in quest’ottica, diventano le cellule che formano un organismo superiore nell’evoluzione: l’organismo sociale, che assume vari livelli evolutivi come è successo per i procarioti i quali con il passare dei secoli hanno assunto coordinandosi come cellule specializzate, le forme di alberi e animali e infine di esseri umani.

Sto considerando, nel mio ragionare, come scalino evolutivo le associazioni di esseri umani e tra queste anche le aziende che sono associazioni speciali quelle che si caratterizzano per un legame di tipo economico, così come le cellule si uniscono in esseri viventi diversi, generando un albero o un leone.

Gli HR diventano i gestori di un organismo

Se il mio ragionamento ha un qualche elemento di verità, gli HR sono i gestori di un organismo e come tali hanno compiti non solo amministrativi o gestionali, ma vitali. Le Direzioni del Personale, come corollario di questo pensiero, non sono e non saranno solo quelle che si occupano delle aziende, ma anche dei partiti, della Pubblica amministrazione, delle associazioni culturali ovvero di tutte le “forme (organi-organismi)” che riuniscono in un insieme coordinato, unico e speciale gli esseri umani.

Compito degli HR è, quindi, quello di provvedere a gestire (inserire, espellere e alimentare) le cellule necessarie a rendere esistente l’organismo e a donargli la capacità di operare (direi lavorare nel senso che dirò dopo). Questo ragionamento organicistico cambia tutta la nostra logica, poiché non ci occuperemo (come presa di coscienza) più di gestire il personale, ma della vita di questi organismi sociali di cui i lavoratori (compresi quelli che sono in HR) sono mattoni. E questi organismi, come tutti gli organismi: nascono, crescono e muoiono, trasformando materia ed energia (materia e idee) attraverso il lavoro coordinato delle proprie cellule (esseri umani); parte ne accumulano o lo utilizzano per la propria crescita, e parte ne restituiscono per la esistenza-crescita delle proprie componenti. Il tutto come nel corpo umano in cui ossigeno e cibo permettono di generare quell’energia e quella materia che consente al corpo fisico dell’uomo di passare da bambino ad adulto e contemporaneamente alle singole cellule di crescere, svilupparsi e vivere.

Il veicolo di questa energia-materia nell’organizzazione lo vedrei nel denaro: infatti, per esempio, nelle aziende il lavoro dell’organizzazione genera denaro che viene usato per accrescere il corpo dell’organizzazione (acquisti) e parte ridistribuito alle proprie componenti (stipendi e compensi).

Questa visione conseguentemente comporta anche una riclassificazione del concetto di denaro. Esso deve essere ‘interpretato’ come un contenitore e una espressione dell’energia che chiamiamo lavoro, ovvero diviene una rappresentazione della capacità di trasformazione, in tal senso: “Il lavoro che faccio in quantità (quanto ne faccio) e qualità (quanto viene considerato raro) viene valorizzato negli scambi e nelle trasformazioni attraverso questo contenitore-rappresentazione (denaro)”.

Lavoro che può essere ovviamente di natura fisica o intellettuale. Faccio due esempi per far capire la riclassificazione di cui ho parlato: l’operaio edile viene pagato per la sua capacità di trasformare calce e mattoni in un muro;il pittore vede acquistare i suoi quadri per la sua capacità di trasformare colori e tela in un qualcosa che dà benessere interiore. Entrambi per questo lavoro-trasformazione ricevono del denaro che il corpo sociale ritiene rappresentare la misura il valore di quella trasformazione. Il denaro permette di valorizzare questo lavoro e di utilizzare la propria capacità di trasformare energia-materia al fine di poter acquisire altra materia o energia-materia trasformata (l’operaio acquista una vacanza e il pittore fa la spesa al supermercato) per il proprio benessere e la propria sopravvivenza.

Il denaro rappresenta, dunque in altre parole, la quantità (misura-dimensione) totale di energia propria dell’organismo, ovvero la sua capacità di accedere ad altra energia. In sintesi qualcuno acquista la mia energia –il mio lavoro ovvero la mia capacità di trasformare materia ed energia– e ‘misura il valore’ (rappresenta) di questa energia in denaro, che posso cambiare con altra energia-materia.

In questo sta quel cambiamento culturale di cui ho parlato: il ruolo dell’HR nell’organismo diviene strategico e si occupa di gestire i mattoni che compongono l’organismo stesso e mantenerne le componenti cellulari (uomini e donne) adeguate alle necessità del tutto. Ci occupiamo di gestire energia (denaro) in maniera simile a quello che fa il nostro corpo, cercando di far crescere l’organizzazione (dal punto di vista delle risorse umane) senza far deperire i lavoratori e cercando di far lavorare i lavoratori per il benessere dell’azienda come entità distinta (ridistribuendo energia).

L’HR si occupa di un organismo e dei suoi ‘mattoni’

Dunque, a questo punto, sintetizzando il ragionamento si potrebbe dire che le associazioni di esseri umani ovvero le società sono, in senso ampio e generico, ogni insieme di individui (uomini o animali) uniti da rapporti di varia natura e in cui si instaurano forme di cooperazione, collaborazione, divisione dei compiti, che assicurano la sopravvivenza e la riproduzione dell’insieme stesso e dei suoi membri; sono organismi viventi al pari delle cellule, dei vegetali e degli animali. Le trasformazioni di energia che l’organismo produce vengono valorizzate-trasformate attraverso li denaro, che serve per sviluppare l’organismo e alimentare le sue componenti. Le società –che in una loro forma sono le aziende– sono gestite nella loro struttura e nei loro fabbisogni di cellule da una funzione (organo?) che chiamiamo Human Resource.

Ecco dunque una possibile risposta alla domanda che mi faccio tutti i giorni ovvero dove sta andando la funzione Risorse Umane… Essa va verso la coscienza di occuparsi di un organismo e dei suoi mattoni, le cellule-esseri umani, così come una parte del nostro cervello si occupa di gestire il fabbisogno di nuove cellule nel corpo umano.

Si tratta solo di un primo spunto e se questo fosse percorribile la conseguenza logica sarebbe una sola: come nel passato, cellule, organismi vegetali e animali hanno portato all’uomo, le varie associazioni di esseri umani di tutti i vari tipi potranno portare alla nascita di ‘quell’individuo’ che chiamiamo umanità e che rappresenta l’evoluzione dell’uomo.

In questo contesto il denaro sarà funzione della capacità degli organismi di manipolare energia e non potrà essere funzione indipendente (senza riscontro nell’energia posseduta). In quest’ottica, uscendo per un attimo da HR e andando verso i lidi della filosofia, il tutto e la parte diventano interdipendenti e, con un ulteriore volo, per questa logica si passa dalla lotta di classe alla cooperazione di classe. Gli obiettivi dei vecchi ‘capitale e lavoro’ diventano così cose nuove, ovvero il benessere del corpo e il benessere delle cellule e l’uno per esistere dovrà pensare all’altro perché la morte del primo significa morte del secondo e viceversa.

Una cellula che si ingrandisce troppo e ruba energia alle altre produce malattia; una cellula che lavora per se stessa e non per il corpo si chiama “cancro”. Un corpo che non si preoccupa del benessere di ogni propria componente finisce per suicidarsi, perché se si toglie una parte, il tutto diventa cosa diversa, così l’essere umano non può vivere senza sangue senza reni o senza cervello.

Siamo destinati sempre più a convivere e a essere dipendenti gli uni dagli altri: la funzione HR dovrà aiutare ogni essere umano a trovare il posto, per cui è nato e ha deciso di svilupparsi, nell’organismo sociale in cui si trova a crescere e a vivere.


David Trotti

David Trotti è Presidente Regionale Lazio in AIDP e coordinatore Nazionale del suo Centro Studi. Per molti anni Direttore Corporate Risorse Umane e Personale del Gruppo Mondoconvenienza, oggi è Temporary HR Manager in diverse realtà produttive. È Commissario Certificatore per la Certificazione della Professione HR per Rina-AIDP. Consulente del Lavoro, divulgatore e pubblicista: ha al suo attivo libri, ebook, articoli e video. È Coordinatore scientifico per l’area lavoro della rivista Consulenza, edita da Buffetti editore. Professore a contratto presso l’Università Niccolò Cusano di Roma, nonché Consulente Nazionale dell’Associazione Nazionale Ospedalità Privata (Aiop). È Segretario Generale della Fondazione Isper.

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