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E se manca il Ministro della Solitudine? Ci pensa il welfare aziendale!

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Il Governo britannico ha annunciato la creazione di un Ministro per la Solitudine, per far fronte a quella che è ormai lecito considerare una questione nazionale: il drammatico aumento di individui che vivono sempre più soli.

“Per troppe persone”, ha spiegato Theresa May, Primo Ministro del Regno Unito, “la solitudine è una triste realtà della vita moderna. Voglio affrontare questa sfida per la nostra società e per tutti noi, e agire contro la solitudine sopportata in particolare dagli anziani e da coloro che hanno perso i loro cari, persone che non hanno nessuno con cui parlare o condividere i propri pensieri ed esperienze”.

Infatti, a fronte di una popolazione di oltre 65 milioni, circa il 15% vive in condizioni di “isolamento”, 2 milioni di persone abitano sole e almeno 200mila anziani trascorrono settimane senza incontrare nessuno.
Poiché vivere soli è considerato un fattore in numerose malattie, a cominciare dalla depressione, per il Regno Unito la solitudine è diventato un problema di salute pubblica e una priorità per le linee di Governo.

Aumento delle famiglie unipersonali in Italia

La situazione non è molto dissimile in Italia, dove i dati Istati di inizio 2017 riportano che nel volgere di 20 anni il numero medio di componenti in famiglia è sceso da 2,7 a 2,4. In particolare, sono progressivamente aumentate le famiglie unipersonali: dal 20,5 al 31,6%. Così, quasi una famiglia su tre è dunque composta da una sola persona.

Ciò è conseguenza di profonde trasformazioni demografiche e sociali che hanno investito il nostro Paese: il progressivo invecchiamento della popolazione, innanzitutto, ma anche l’aumento delle separazioni e dei divorzi, così come l’arrivo di cittadini stranieri che, almeno inizialmente, vivono da soli.

Fonte: Istat, Indagine multiscopo “Aspetti della vita quotidiana”
Fonte: Istat, Indagine multiscopo “Aspetti della vita quotidiana”

Da parte sua, il Welfare State è sottoposto a pressioni su molteplici fronti ed è evidente come non abbia a disposizioni sufficienti risorse e sia quindi impossibilitato a far fronte a una questione sociale che presenta sempre maggiori squilibri.

In un simile contesto, le aziende sono chiamate ad affiancare lo Stato promuovendo iniziative di secondo welfare, che rientrano nel settore della protezione sociale integrativa volontaria (tramite mutue e assicurazioni) soprattutto nel campo delle pensioni e della sanità, nonché in quella parte di servizi sociali che il settore pubblico non è oggi in grado di garantire.

Primo e secondo welfare non devono essere visti come due compartimenti stagni, ma come due sfere fra loro intrecciate, che sfumano l’una nell’altra a seconda delle politiche e delle aree di bisogno e in cui la seconda, sussidiariamente, si configura come integrativa e non sostitutiva rispetto alla prima.

 

Di benessere della persona e welfare aziendale (con il complesso ecosistema di attori che lo costituisce), ne parliamo nella Storia di copertina del numero di Febbraio 2018 di Persone&Conoscenze. Per informazioni sull’acquisto di copie e abbonamenti scrivi a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434419). 

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