Diventare un’azienda responsabile aumenta competitività e benessere

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Negli ultimi anni, il modello di sviluppo delle aziende dà sempre più spazio alla Responsabilità sociale d’impresa (CSR): una strategia diametralmente opposta a quella che per troppo tempo ha dominato il panorama culturale delle organizzazioni, impegnate a dare spazio alle libertà individuali spesso a scapito del bene comune.

Serve quindi riequilibrare la situazione, senza tuttavia sottovalutare l’importanza del profitto. Ciò significa che accanto alla responsabilità economica è necessario valorizzare quella sociale, trasformandola in vantaggio competitivo.

Alla domanda “Mi vuole dire che cosa significa responsabi­lità sociale di impresa?”, la risposta che ottengo da Responsabili di azienda, professionisti, sindacalisti di età e scolarità diverse, grosso modo è la seguente: “Ne ho sentito parlare, ma non saprei…”.

Dunque inizio a chiarire in breve il significato di responsabilità sociale d’impresa (nella letteratura anglosassone Cor­porate Social Responsibility, CSR) e in seguito, pensando in particolare alle aziende profit, illustro –a grandi linee– le implicazioni comportamentali ed economiche centrali per un’azienda responsabile (d’ora in poi CSR).

Prendersi cura del sociale e dell’ambiente

La Responsabilità sociale d’impresa è l’impegno da parte di organizzazioni e/o aziende a comportarsi in modo respon­sabile nella gestione delle problematiche d’impatto sociale e ambientale al loro interno e nei territori in cui sono insediate. Non mancano esempi di impegno solidale in realtà econo­micamente più povere. Oltre al rispetto delle leggi vigenti in tema del lavoro e dell’ambiente, essere CSR oriented signifi­ca sviluppare strategie aziendali di promozione dello svilup­po partecipativo e della crescita culturale del territorio.

Ogni azienda attua la CSR a seconda della propria specifici­tà: innova processi di governance centrati sulla trasparenza e la partecipazione attraverso il dialogo con i diversi porta­tori di interesse (stakeholder): dipendenti, clienti, fornitori, comunità, soggetti pubblici e organizzazioni non profit. Il rispetto dell’ambiente e lo sviluppo della cultura locale sono elementi rilevanti al fine di attuare alleanze per creare valore condiviso e sostenibile nei territori dove opera l’azienda.

Una scelta distintiva

Ma che cosa contraddistingue le aziende che aderiscono ai valori della responsabilità sociale di impresa? Trasparenza organizzativa e di bilancio, ascolto e partecipazione a tutti i livelli aziendali, ciascuno nel proprio ruolo, sono le linee guida di aziende che sviluppano al loro interno CSR. Inoltre, a seconda della propria specificità produttiva o di servizio, ogni impresa trova il suo particolare modo di attuare responsabilità sociale.

Alcuni esempi? Un ristoratore che acquista i prodotti di coltivatori che lavorano i terreni sottratti alla mafia; un’azienda che assume giovani in numero pressoché pari tra femmine e maschi per ogni ordine gerarchi­co e sviluppa gruppi di lavoro per prendere decisioni partecipate; un’organizzazione che trasforma caffè ac­quistando la materia prima da piccole cooperative di contadini di un Paese dell’Africa centrale; un’altra che partecipa al sostegno delle attività sportive per i gio­vani del paese dove ha sede… Ognuno trova una sua modalità per essere responsabile e dunque per mettersi in relazione con la società, non solo con il mercato.

Naturalmente l’Italia non è il solo Paese dove si sta sviluppando la CSR. L’Unione europea nel program­ma 2014-20 tra i propri obiettivi evidenzia la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile come elementi impre­scindibili, in linea con i 17 obiettivi definiti nell’Agen­da 2030 dai 193 Paesi aderenti all’Onu nel 2015.

Dunque è evidente come in questi ultimi decenni sia in atto un processo culturale di rivisitazione del modello di sviluppo fino a oggi dominante, che ha dato ampio spazio alle libertà individuali, spesso a scapito del bene comune. Si tratta di riequilibrare la situazione, senza togliere valore alla creatività imprenditoriale e al conseguimento del profitto. Aggiungere alla responsabi­lità economica quella sociale, può essere un vantaggio competitivo. Infatti i benefici per l’impresa nell’adot­tare un comportamento socialmente responsabile sono molteplici.

Di seguito mi limito a citarne alcuni tra i più evidenti: creazione di un ambiente di lavoro migliore, più sicuro e motivante; consolidamento del brand e sviluppo di un rapporto basato sulla fiducia e la fedeltà al marchio da parte dei ‘consumatori critici’; accrescimento della reputazione dell’impresa, con conseguente riduzione del rischio di iniziative di boicottaggio da parte di con­sumatori e loro associazioni; miglioramento dei rap­porti con le istituzioni finanziarie.

Ambiente di lavoro migliore

La creazione di un ambiente di lavoro migliore, più sicuro e motivante facilita la collaborazione, la respon­sabilità personale, il lavoro di squadra e il senso di ap­partenenza. Molti studi evidenziano la correlazione tra questi fattori e il tasso più o meno elevato di conflit­tualità, di opportunismo e assenteismo nei diversi con­testi di lavoro. È innegabile come la qualità del clima aziendale influenzi la percentuale di errori commessi in produzione o in campo amministrativo, con relativi reclami dei clienti e dei costi anche di immagine. Non ultimo per importanza è lo scambio di buone pratiche tra lavoratori, favorite da un clima collaborativo: que­ste conoscenze implicite sono fattori determinanti per l’innovazione dei prodotti e dei processi produttivi, essenziali per un profitto aziendale positivo e durevole.

Fiducia e fedeltà tra brand e consumatori

Importante è il consolidamento del brand e sviluppo di un rapporto basato sulla fiducia e la fedeltà al marchio da parte dei ‘consumatori critici’. Da un’indagine Fin­domestic 2016, risulta infatti che il 70% degli italiani si orienta preferibilmente verso prodotti che evidenziano responsabilità sociale e ambientale. Inoltre, sempre la medesima ricerca evidenzia che, qualora un’azienda si dimostrasse non sostenibile, il 64% degli italiani la boi­cotterebbe astenendosi dall’acquisto dei suoi prodotti e il 45% la sconsiglierebbe a parenti e amici. L’indagi­ne mette inoltre in luce come ben l’87% degli italiani scelga marchi di fiducia, possibilmente Made in Italy e dotati di una buona reputazione.

La reputazione tutela dai boicottaggi

L’accrescimento della reputazione dell’impresa com­porta la riduzione del rischio di iniziative di boicot­taggio da parte di consumatori e loro associazioni. In merito all’attacco a organizzazioni che avevano violato i diritti delle persone, ricordo casi clamorosi nei setto­ri dell’abbigliamento sportivo, dell’alimentare e delle auto. Le quotazioni in Borsa di queste aziende sono calate di diversi punti: al momento degli scandali che le hanno colpite hanno perso in stima e clienti, e hanno dovuto impegnarsi seriamente nel rispetto del diritto del lavoro e della salute, oltre che in progetti per un recupero di immagine.

Rapporti con le istituzioni finanziarie

Le aziende ‘virtuose’, impegnate in progetti di respon­sabilità sociale, sono preferite dagli investitori in fun­zione dell’immagine di organizzazione solida grazie a un management più attento al futuro e pertanto aperto anche alle sfide sociali e ambientali. È ormai evidente che le istituzioni finanziarie chiedono –e chiederanno sempre più– bilanci integrati in cui le aziende dovran­no rendere conto della aderenza delle buone pratiche alla mission aziendale dichiarata. Infatti è noto che i bilanci aziendali difficilmente oggi sono in grado di rappresentare la capacità delle imprese. Secondo l’Or­dine dei dottori commercialisti e degli esperti conta­bili di Milano (Odcec), se negli Anni 70 il bilancio economico finanziario spiegava l’80% della capacità di impresa, ora difficilmente la stessa è riassumibile nei dati del bilancio tradizionale: accanto al capitale finanziario ed economico, sempre più le imprese fondano la propria competitività e successo su risorse intangibili, quali il capitale intellettuale, umano, relazionale oltre che ambientale.

Anche il Legislatore si è adeguato a questa evidenza. In particolare dal 2015 ha accentuato la sensibilità le­gislativa richiedendo bilanci integrati alle imprese di interesse pubblico. Dal 2017 le grandi imprese sono obbligate alla tenuta di bilanci sociali completati da fattori di sostenibilità.

Necessario ridefinire la cultura aziendale

Gli elementi appena accennati sono alcuni passi importanti di una legislazione che si prevede divenga sempre più esigente verso istanze di sostenibilità so­ciale ed ambientale. La rendicontazione è l’ultimo anello di una catena che vede nel management –e di conseguenza nelle scelte di indirizzo della ricerca e svi­luppo, oltre che nei processi di prodotto– la necessità di maggiore consapevolezza intellettuale, socio rela­zionale e organizzativa. È dunque necessario avviare un processo di innovazione manageriale per ridefini­re una cultura aziendale che vada verso una maggiore partecipazione e responsabilità sociale e ambientale di tutte le componenti aziendali, oltre che dell’intera fi­liera di prodotto, in modo da incidere positivamente anche sul territorio. Politiche aziendali in grado di cre­are valore umano e finanziario implicano una forma­zione dei dipendenti che tenga conto di questi aspetti, se davvero si vogliono perseguire obiettivi economici, sociali e ambientali, che sempre più sono e saranno tra loro interdipendenti.

Anche le università italiane stanno indirizzando la propria attenzione verso la CSR. Nel 2015 è nata Rus, la Rete delle università per lo sviluppo sostenibile, per facilitare coordinamento e condivisione tra gli atenei italiani impegnati sui temi della sostenibilità ambien­tale e della responsabilità sociale. Obiettivo della rete è la diffusione della cultura e delle buone pratiche di sostenibilità, sia all’interno sia all’esterno degli atenei. La rete interuniversitaria consente la messa in comune di conoscenze ed esperienze, valorizza gli impatti positivi in termini ambientali, etici, sociali ed economici delle azioni messe in atto dalle singole università.

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