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Coltivare il piacere di apprendere

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In uno scenario economico, politico, culturale e tecnologico in continua evoluzione che impone cambiamenti anche nelle strategie aziendali, diventa fondamentale sviluppare le capacità di continuare a imparare. Non si tratta solo di momenti standardizzati di formazione, bensì di imparare ad apprendere lungo l’arco dell’intera vita e tramite qualsiasi mezzo, dall’aula alla Rete.

formare formarsi apprendimento giocoMa non si apprende ad apprendere né si continua a imparare se non scatta la molla del piacere. È proprio di questo che si parla all’evento Formare e formarsi, organizzato a Milano il 27 settembre 2018 dalla casa editrice ESTE e dalla sua rivista Persone&Conoscenze dedicata alla Direzione del Personale.

È una nostra responsabilità affrontare il tema del piacere della formazione, poiché saremo in grado di gestire le grandi trasformazioni del mercato del lavoro solo se avremo consapevolezza delle competenze che dobbiamo sviluppare.  Il tema della consapevolezza lo abbiamo affrontato a Roma all’inizio del 2018 e ora cerchiamo di fare un passo avanti.

Imparare a formarsi attraverso il gioco

Occuparsi delle proprie competenze, formarsi è infatti un atto di responsabilità, una sorta di polizza assicurativa sul futuro. La caratteristica della quarta rivoluzione industriale è la velocità: mentre le tecnologie evolvono le nostre competenze diventano obsolete. Dobbiamo formarci, imparare, ma come?

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Folador di Askesis

Formarsi significa innanzitutto avere il coraggio di andare fuori dalla nostra zona di comfort ma se non entrano in gioco le emozioni, gli interventi formativi saranno poco efficaci. E veniamo quindi al nostro titolo: ‘Coltivare il piacere di apprendere‘. Come ha scritto Francesco Varanini in un recente editoriale, la formazione è innanzitutto aiuto a recuperare il rapporto con noi stessi, per ritrovare una propria identità, in speciale modo in un mondo dove siamo più abituati a essere utenti (per esempio di piattaforme social) e non persone.

Una proposta per individuare il proprio percorso formativo è utilizzare il gioco, inteso come strumento per l’apprendimento, che deve coinvolgere, oltre al ‘discente’ anche il docente, che nel percorso formativo vive una sua personale formazione. L’apprendimento – come imparato fin da bambini – è un gioco ed è legato all’area del piacere: un tema che, purtroppo, da adulti si ‘dimentica’. Quale allora la chiave per stimolare l’interesse all’apprendimento? Individuare ciò che può fare davvero piacere e che è realmente utile per la propria esistenza: è questo che il formatore dovrebbe richiamare per coinvolgere le persone.

Dal cammino all’autoapprendimento

Il cammino, per esempio, può essere considerato uno strumento di formazione, come suggerito da Massimo Folador, Socio e Fondatore di Askesis, che propone un prodotto formativo basato sul cammino, con le sue componenti ‘fisiche’ e ‘spirituale’. L’uomo, infatti, si è evoluto camminando e continua a sviluppare il suo pensiero con il movimento.

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Gusmini di Banca Mediolanum

In Banca Mediolanum i percorsi formativi si basano sulla customer experience dei dipendenti. Antonio Gusmini, Head of Human Resources dell’istituto di credito, ha raccontato come le persone di Banca Mediolanum sono invitate a cambiare in continuazione, con l’obiettivo di essere sempre aggiornati. Come farlo? Creando un senso di urgenza. Ecco perché si stimola l’autoapprendimento nei dipendenti: l’HR indica le mete, ma è la persona che deve cercare la propria strada, mettendosi in gioco. È questo il concetto alla base del progetto Brain Marathon 2.0, nel quale i dipendenti – attraverso strumenti digitali – sono stati invitati a proporre una vision dell’azienda per il 2032.

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Lanfranchi di Reverb

Il progetto Stormo di Reverb , raccontato da Matteo Lanfranchi, CEO di Reverb, si basa proprio sul gioco per attività di team being: un’esperienza concreta di cosa sia e come funziona l’organizzazione. Alla base c’è la consapevolezza, attivando risorse che le persone hanno, ma che sono sopite: individui consapevoli producono gruppi intelligenti, alla cui base c’è la capacità di relazionarsi e di ascolto. Perché come diceva Benjamin Franklin: “Dimmelo e lo dimenticherò, insegnamelo e forse me lo ricorderò, coinvolgimi e lo apprenderò“.

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Giovannini di Language Academy

L’apprendimento può essere dettato da motivi differenti: obbligo, bisogno e piacere. Ed è in quest’ultimo caso che chi vuole apprendere può raggiungere i suoi obiettivi in modo completo e continuato nel tempo. A spiegarlo è stata Arianna Giovannini, Director of Studies di Language Academy, che ha puntato l’attenzione sulla comprensione della persone e dei suoi bisogni, attraverso un’analisi accurata. Poi servono positività ed empatia per mettere al centro il rapporto umano tra formatore e discente, ed è sempre il docente – nel suo ruolo di guida – ad avere l’onere di trovare la giusta chiave di comunicazione.

Adeguare la formazione al cambiamento continuo

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Peretti Griva di Mida

Pierpaolo Peretti Griva, Managing Partner, Coach, HR Strategist di Mida, ha focalizzato l’attenzione sulla velocità che domina lo scenario economico e la vita aziendale delle persone, che ‘subiscono’ un continuo cambio di skill (35% di quelle core). In Mida hanno scelto di rendere l’apprendimento appassionante e significativo (che abbia un senso), ma anche utile, semplice e quotidiano (e gamificato), partendo dalla considerazione che l’organizzazione è un ambiente dove il know how è disperso e quindi la sfida è metterle a valore.

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De Vita di Pirelli

A proposito di cambiamenti e di velocità imposta dal mercato, la nuova value proposition di Pirelli che si rivolge ai segmenti alti del suo mercato, ha imposto una revisione dell’organizzazione, con un impatto anche sull’HR (e sulla formazione), come spiegato da Donatella De Vita, Global Head of Learning, Development and Engagement di Pirelli. Che ha raccontato i nuovi processi di apprendimento on the job per tutta la popolazione, operai compresi, per riuscire a interpretare al meglio la Digital transformation. L’apprendimento però si è dovuto plasmare sui nuovi bisogni, così come gli stessi formatori, da esperti di un contenuto a ‘architetti’ della formazione.

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Cerusa di Quadrifor

Luca Cerusa, Area Formazione e Studi di Quadrifor, ha svelato che il training on the job è la modalità di apprendimento più utilizzata ed è considerata come la miglior esperienza formativa (i quadri, invece, sono più motivati a curare il proprio percorso formativo). Attraverso metodologie innovative, Quadrifor offre un sostegno ai quadri delle aziende associate: per esempio l’uso dell’esperienza immersiva per l’analisi degli scenari e dei trend.

Per restare in tema di gioco e formazione, Claudio Allievi, Presidente di K-Rev, azienda che commercializza una piattaforma di feedback continuo, ha proposto la partecipazione a un’esercitazione su piattaforma digitale (Kahhot!) per raccontare come ci troviamo immersi in una “innovazione devastante e non solo dirompente“, per tranquillizzare l’HR, che continuerà a esistere per analizzare i dati, e per ricordare come i vecchi sistemi di Performance management non sono più attuali per le moderne organizzazioni e spingono le persone alla demotivazione.

Curiosità, gioco e sport per l’apprendimento

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Valentinotti di Benetton

La curiosità sta diventando giorno dopo giorno la leva per stimolare l’apprendimento all’interno delle organizzazioni.
Gabriella Valentinotti, Head of Global Education, Growth & Engagement di Benetton Group, ha spiegato come il mettere in atto iniziative che stimolano la curiosità e la scoperta (di sé, degli altri e dei clienti), anche attraverso il gioco, aumenti il senso di responsabilità, l’interesse e la passione verso lo sviluppo di nuove competenze. La motivazione ad apprendere cresce quando si realizza che il divario tra ciò che sappiamo e ciò che vorremmo sapere è colmabile.

Mancini Amisura
Mancini di Amisura Consulenza

Anche gli adulti possono giocare, persino per lavoro. Luciano Mancini, partner di Amisura Consulenza, ha parlato dell’efficacia dell’escape room (gioco di fuga da un luogo attraverso la soluzione di diversi enigmi entro un limite di tempo, collaborando con altre persone) come valido contesto di stimolazione di dinamiche vicine al mondo aziendale. L’escape room ha un alto tasso di coinvolgimento e permette di sperimentare, attivare e valutare i comportamenti spontanei delle persone, senza filtri, mentre affrontano una sfida. Non solo una funzione ludica, quindi, ma anche di apprendimento.

Max Monaco

Non stiamo bene in azienda se non stiamo bene con noi stessi e con il nostro fisico. La corsa e il cammino sportivo aiutano a superare la resistenza mentale e fanno bene al corpo. Dopo aver fatto attività fisica si sente una certa ‘euforia’, si è stanchi ma felici. Di questo hanno parlato Max Monaco, wellbeing & performance coach e Andrea Giocondi, atleta olimpico e preparatore atletico. Il loro progetto “6 in movimento” ha già attivato al cambiamento oltre 15mila dipendenti ex sedentari di grandi aziende, migliorandone il benessere e sviluppando le caratteristiche delle persone efficaci: consapevolezza, entusiasmo, perseveranza e determinazione.

John peter sloan
John Peter Sloan

L’ultimo intervento è stato quello di John Peter Sloan, celebre insegnante di lingua inglese con una lunga esperienza nelle aziende italiane e fondatore della scuola che porta il suo nome. Intrattenendo il pubblico con la sua simpatia e diversi aneddoti, il “teacher” ha spiegato il suo metodo di insegnamento rivoluzionario che punta a superare le tipiche difficoltà degli italiani a imparare l’inglese e altre lingue attraverso lo “sblocco” della timidezza e il divertimento.

 

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