Cambiamento, la sfida del middle management

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I quadri nelle imprese del terziario sono sempre più rilevanti, decidono, gestiscono i cambiamenti. Non più solo cinghia di trasmissione tra strategie e operatività: ormai partecipano alla definizione delle strategie e hanno la responsabilità di altri collaboratori, anche per questo chiedono più formazione e quindi più competenze, a cominciare da quelle soft, per affrontare il nuovo, velocissimo, passo della rivoluzione digitale e di quella organizzativa.

È quanto emerge dalla ricerca commissionata da Quadrifor a Doxa sul Ruolo del middle management del terziario e presentata l’8 maggio a Roma nel corso dell’evento La direzione del cambiamento. Un’indagine partita da una fase desk di raccolta di informazioni già esistenti, per affiancarle un’analisi quantitativa, con interviste online a un campione di 1.021 quadri e 761 imprese, e un’analisi qualitativa, con interviste e focus group che hanno coinvolto responsabili della formazione, scuole e Direttori del Personale.

Middle Manager con nuove responsabilità

Mentre crisi economica e rivoluzione digitale investivano il Paese, diminuivano i dirigenti (-16,2% tra il 2009 e il 2016), ma non i quadri (+0,9%), che si sono trovati così sulle spalle il compito di gestire il cambiamento. Una ruolo che le imprese colgono: il 31,2% ritiene i quadri importanti per la definizione delle strategie dell’impresa, il 57,1% determinanti per il raggiungimento degli obiettivi, il 58,8% necessari al buon funzionamento dell’organizzazione. Il 36,4% dei quadri, del resto, condivide i suoi obiettivi con il proprio responsabile, il 13,9% con un gruppo di lavoro più ampio. Nel 60% dei casi, ha anche un budget da gestire e se per il 27% questo avviene all’interno di vincoli determinati, il 24,5% si muove secondo più larghi orientamenti e l’8,5% in totale autonomia.

Imprese e quadri indicano i processi di innovazione e la gestione del cambiamento tra le competenze più necessarie per il middle management, a testimonianza di quanto il suo ruolo sia percepito come rilevante in queste sfide, anche per la ricaduta che può avere sul resto del personale. I quadri sono, infatti, anche people manager: il 73% gestisce collaboratori.  Tanti i segnali del cambiamento colti dalla ricerca, a cominciare dal confronto dei quadri con il lavoro in remoto: il 17,4% si rapporta con collaboratori a distanza per una quota significativa del tempo, il 25,2% lo fa prevalentemente in sede e per parte del tempo a distanza.

“La ricerca ci dice che si consolida la centralità dei quadri nella gestione dei processi di lavoro, nei cambiamenti organizzativi e nel contributo alla formazione di strategie. Assumono responsabilità nei confronti degli obiettivi e responsabilità di altre persone, che vuol dire oggi avere a che fare con età, generi e anche culture diverse, ai quali corrispondono modi diversi di approcciare il lavoro, senza contare quando le persone non sono fisicamente lì, ma in Smart working”, ha segnalato il Direttore Generale di Quadrifor Roberto Savini Zangrandi. “Molti, allora, sono frastornati, si trovano in ruoli più elastici di prima, di fronte a cambiamenti velocissimi e tecnologie e metodi del tutto nuovi. Sono tutti chiamati ad apprendere, i meno giovani anche ad apprendere a disapprendere”.

Richiesta di apprendere ‘cose nuove’

In questo contesto, la  conoscenza viene interpretata come valore, tanto che tra gli elementi di soddisfazione nel lavoro i quadri citano la possibilità di apprendere cose nuove (32,5%) e l’utilizzo di conoscenze-competenze di natura interdisciplinare-trasversale (30,6%). Chiedono allora di intensificare le possibilità di partecipare a corsi di formazione mirati organizzati dall’azienda (58,7%), ma anche, autonomamente, a iniziative organizzate da terzi, comprese quelle sul web (25%).

Il 24,5% ritiene importante saper analizzare e valutare gli scenari, per il 26,3% è fondamentale conoscere le innovazioni e le tendenze della Digital transformation (Intelligenza Artificiale, Internt of things, Big data, tecnologie 4.0, ecc.). Sono però le soft skill, a cominciare dalla conoscenza di sé, a poter fare ancora una volta la differenza. La prima delle competenze da sviluppare nel prossimo futuro risulta, infatti, la consapevolezza dei propri punti di forza e di miglioramento (37,4%), seguita dal saper far fronte in maniera positiva alle difficoltà e agli insuccessi, cioè resilienza (25,1%) e da capacità di pensiero critico e costruttività (25,5%).

“Un tempo, bisognava ‘rubare’ le conoscenze ai capi, oggi il quadro interpreta anche il valore della conoscenza di tutti come un valore da condividere, è un knowledge developer. Nelle imprese si prefigura una leadership nuova, diffusa, non unicamente gerarchica, che vede in prima linea anche i quadri e capisce che la gestione delle motivazioni e delle aspettative di chiunque fa business con lui è fondamentale per il successo. Le competenze tecniche ormai si trovano facilmente su Internet o si comprano, quello che fa davvero differenza è la capacità di mettere insieme, condividere, fare squadra. In Quadrifor abbiamo una forte richiesta di corsi di formazione con competenze come mindfulness, resilienza, team, gestione di emozioni”, ha confermato Savini Zangrandi.

Il popolo dei quadri, in cammino sulla strada del cambiamento, chiede allora riconoscimento e supporto. Il 40,8% si dice “pronto a ricoprire un ruolo di ulteriore responsabilità che mi verrà riconosciuto dall’azienda attuale”, anche perché per il 40,7% “quello del quadro è un ruolo di responsabilità e le differenze con il ruolo di dirigente sono sfumate”. La risposta delle aziende? Insufficiente. Mentre diminuisce il numero di quelle intenzionate a organizzare corsi aziendali di formazione (-10% rispetto al 2014), nel 41,4% dei casi non sono previsti strumenti aziendali a sostegno della crescita dei quadri. Un gap da colmare.

Sul numero di Maggio-Giugno 2018 di Sviluppo&Organizzazione è pubblicato un articolo con i risultati completi della ricerca Quadrifor-Doxa.
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