Brexit mobilita globale

Brexit, come gestire la nuova mobilità globale dei dipendenti

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Da quando la popolazione del Regno Unito ha partecipato a un referendum votando a favore dell’uscita dall’Unione europea i riflettori sono puntati su ciò che questo significa per il Regno Unito, la sua economia e il suo futuro politico. Ma cosa implica ciò per l’Ue nel suo insieme? E come si devono preparare le aziende internazionali?

Un sondaggio* di Crown World Mobility ha cercato di rispondere a queste domande intervistando 2.505 professionisti in Germania, nella Repubblica d’Irlanda e nei Paesi Bassi, e 1.013 nel Regno Unito, che lavorano in aziende che offrono assegnazioni internazionali. Quindi si tratta proprio di persone le cui vite potrebbero essere maggiormente interessate dalla Brexit. Le risposte di queste voci – mai sentite prima d’ora – sono significative, perché possono aiutare le aziende internazionali e i manager di mobilità globale a preparare una strategia per far fronte ai futuri cambiamenti.

Per esempio oltre la metà degli intervistati in ogni Paese (il 56% nel Regno Unito, il 57% in Germania, il 51% nei Paesi Bassi e il 55% in Irlanda) ritiene che la Brexit è negativa per l’Ue; quasi altrettanti la considerano negativamente per le aziende internazionali (il 54% nel Regno Unito, il 57% in Germania, il 48% nei Paesi Bassi e il 65% in Irlanda); i lavoratori in Germania, nei Paesi Bassi e in Irlanda temono che in futuro sarà più difficile e più costoso lavorare nel Regno Unito (il 42% la pensa così).

Gestire costi e nuove sfide per le aziende

Brexit mobilita globaleQuindi, che cosa stanno facendo le aziende per prepararsi all’evento? Le risposte migliori sono modificare il budget per far fronte ai costi extra e formare lo staff locale al fine di evitare la necessità di ricorrere a dipendenti provenienti dal Regno Unito e ciò la dice lunga. I programmi di mobilità globale si stavano già sviluppando, influenzati dal cambiamento culturale, politico e tecnologico, nonché dalle esigenze di sicurezza in continuo cambiamento. Ora devono svilupparsi ulteriormente dato che i rapporti di Londra con il mondo cambieranno.

Il Regno Unito è sempre stato una delle mete più popolari per le assegnazioni internazionali e vanta anche una forte cultura inerente all’esportazione dei suoi propri talenti all’estero. Tuttavia i timori degli europei per quanto riguarda i costi e le complicazioni sulla mobilità globale non possono essere ignorati. Quindi, qual è il consiglio per le aziende mentre attendiamo l’impatto della Brexit? Si tratta di una domanda difficile quando il risultato è così confuso e si sta ancora discutendo dei dettagli dei rapporti commerciali.

Tuttavia, alcune cose che le aziende possono fare sono: esaminare tutte le posizioni degli espatriati che attualmente si trovano nel Regno Unito e considerare quali piani di contingenza possono essere messi in atto; controllare le date di conclusione delle assegnazioni nel Regno Unito, pianificare in anticipo e sostituire o trasferire i ruoli; prepararsi alla possibilità di un minore numero di espatriati provenienti dal Regno Unito in futuro; considerare che ciò potrebbe significare un aumento delle assegnazioni di breve durata e dei viaggi d’affari; concentrarsi molto di più sull’immigrazione, i team di mobilità globale dovrebbero migliorare le competenze in questo settore in modo da poter consigliare di conseguenza le loro aziende.

Proseguire i rapporti con il Regno Unito

Sostanzialmente l’effetto della Brexit in Europa dipenderà dal modello finale che verrà concordato, ma ciò non significa che non possiamo fare programmi. Dato che il Regno Unito rimarrà un mercato e una destinazione chiave per la maggior parte dei Paesi europei – e i risultati del sondaggio mostrano senza dubbio che le cose stanno così – in futuro ci sarà ancora il desidero di lavorare con il Regno Unito.

Una Brexit ‘dura’ renderebbe sicuramente più difficile mantenere i rapporti con Londra, ma le aziende troveranno sempre la possibilità di commerciare se ne esiste una. Ovviamente ciò non significa che tutto sarà come prima. La mobilità globale sta già reagendo alla nuova tecnologia, al cambiamento politico, al cambiamento sociale e perfino all’aumentata minaccia del terrorismo nel mondo, quindi probabilmente la Brexit la spingerà anche verso nuove direzioni.

Alcuni dei cambiamenti che potremmo vedere comprendono: una fuga di cervelli nel Regno Unito (se la forza lavoro qualificata del Paese cerca un trasferimento permanente piuttosto di assegnazioni temporanee); assegnazioni low-cost (più difficile e costoso diventa trasferire i dipendenti, più organizzazioni metteranno in discussione il valore dei trasferimenti costosi) e quindi c’è da aspettarsi che cercheranno dei modi per tagliare i costi e ciò potrebbe comportare trasferimenti a breve termine, trasferimenti permanenti o i cosiddetti trasferimenti ‘con zaino in spalla’ in cui gli assegnatari si occupano principalmente da soli dell’organizzazione; l’ascesa della pianificazione dei talenti (la burocrazia e l’aumento dei costi potrebbero far sì che le aziende ripongano maggior enfasi sulla pianificazione dei talenti, garantendo che le persone corrette vengano assegnate nel momento giusto della loro carriera); nuove strategie di formazione (c’è da attendersi una nuova concentrazione sullo sviluppo dei talenti locali nel Regno Unito e in Europa).

Il sondaggio sulla Brexit di Crown World Mobility indica che molte aziende hanno già iniziato questo processo o che almeno lo hanno incluso nel loro prossimo budget. Questi cambiamenti sono significativi, ma sono pochi quelli a essere provocati solo dalla Brexit. Ci sono state politiche protezionistiche in America e in Australia nel 2017 e i cambiamenti vissuti nel settore dell’immigrazione quasi settimanalmente e la mobilità globale ha reagito e si è adeguata ogni volta.

La tendenza dell’industria è ancora rivolta verso l’esperienza e lo sviluppo internazionale, non da ultimo perché le giovani generazioni desiderano viaggiare e fare nuove esperienze. Quindi, in seguito a un periodo di riadattamento ben presto si svilupperà un nuovo approccio ‘per fare affari come sempre’ e senza dubbio la mobilità globale continuerà.

 

* Nota metodologica del sondaggio: la ricerca è stata condotta ad aprile 2018 da Censuswide per Crown World Mobility; il totale degli intervistati è stato di 3.518 dipendenti di aziende che offrono assegnazioni internazionali (1.013 nel Regno Unito; 1.002 nei Paesi Bassi; 1.000 in Germania; 503 nella Repubblica d’Irlanda).

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