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Dietro le parole – di Francesco Varanini –

blog - dietro le paroleSappiamo che il nodo è la misura della velocità di un’imbarcazione.
Dal ponte si faceva scorrere in acqua una corda, con un certo numero di nodi posti a distanza costante –47 piedi e 33 pollici, cioè circa 16 metri– l’uno dall’altro.
Per tenere la corda tesa, all’estremità filata in mare era fissato un pezzo di legno, detto in inglese, già tra il 1200 e il 1400, log. Il cavo veniva fatto scorrere per 28 secondi, dopodiché si contavano i nodi finiti in acqua, che indicavano la velocità in miglia/ora.
Log è dunque ancora oggi il nome tecnico con cui si denominano i contamiglia marini. Da log, che allarga il senso a ‘registrazione’, ‘annotazione’, logbook, ‘libro di bordo’, libro nel quale vengono registrate giorno dopo giorno velocità, distanza percorsa, posizione della nave.
Di qui, anche al di fuori del lessico marinaresco, logbook nel senso di “a compilation of the known facts regarding something or someone”. Giungiamo così attorno alla metà degli anni ’90 del secolo scorso: si afferma l’abitudine a tenere sul World Wide Web una sorta di diario in pubblico.
Per questo si sviluppano apposite piattaforme, destinate appunto a permettere –anche a persone poco avvezze alla tecnologia– di tenere un ‘journal’ dove si potessero pubblicare quotidianamente “entries about their personal experiences and hobbies”. Una denominazione precisa sarebbe stata: weblogbook. Ma la parola è subito contratta in weblog, e quindi in blog. Raccontata la storia della parola, possiamo notare come ci sia una bella differenza tra ‘tenere un blog’ e registrare invece le proprie annotazioni in un luogo già costruito, che tutto prevede e incasella, come è Facebook.
Mentre tenendo un blog ci assumiamo la responsabilità di contribuire, in modo personale, ad una rete di narrazioni e di conoscenze, usando Facebook limitiamo la nostra creatività, la nostra capacità di costruire storie e discorsi. La limitiamo accettando di usare strumenti e spazi già definiti.
Le differenze sono enormi.
Il blog è uno spazio di libertà, il mio sguardo sul mondo, il nodo di una rete di spazi di libertà. Facebook, invece, ci chiude in un mondo-giocattolo, dove tutti siamo ridotti alla misera apparente, falsa libertà della quale poteva godere il povero Truman Burbank chiuso nel suo universo di cartapesta, come nel film Truman Show. Una rivista su carta ha tanti pregi, ma anche inevitabili limiti. Impone vincoli di lunghezza ai testi, colloca i testi in un’unica sequenza, impedisce l’interattività.
Mentre Facebook, con i suoi vincoli, ripropone in fondo, in un diverso contesto tecnologico, i limiti della rivista su carta, il blog si presenta come un completamento della rivista, una prosecuzione oltre i suoi confini. Così, andando lungo una strada iniziata dalla rubrica Dirigenti disperate, che da anni appare sulla nostra rivista, il blog Dirigenti disperate (dirigentidisperate.it) di Chiara Lupi va oltre.

Comment

  • Bell’articolo, da appassionato di risorse umane non potevo che apprezzare!
    Il blog è uno strumento molto utile ma richiede molta cura e costanza, questo è un aspetto che spesso manca a chi utilizza questo canale.

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