Autore: Elisabetta de Luca

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Addio foglio Excel, oggi per gestire le risorse in azienda non mancano piattaforme in grado di controllare le presenze, il flusso del lavoro e il rendimento dei dipendenti, dando alla Direzione HR la possibilità di concentrarsi sullo sviluppo delle soft skill.

La necessità di utilizzare tecnologie a supporto dell’HR nasce dall’avere sempre meno tempo e di dover analizzare la quantità enorme di dati, come ha spiegato al “Convivio” di MilanoFederica Broccoli, Responsabile Tecnico One 4: “I vantaggi dell’uso di piattaforme per la gestione del personale sono la rapidità, la possibilità di archiviare le informazioni sulle persone e di lavorare in profondità sulle competenze”. Ma, ancora una volta, le Piccole e medie imprese italiane non sono del tutto pronte ad aprirsi all’uso di queste tecnologie, come ha spiegato Nicolò De Faveri Tron, Amministratore Delegato di Cezanne HR: “Non è un problema di costi, ma di cambiamento culturale. Eppure sono tante le aziende che si affidano a soluzioni per la gestione delle persone, anche in cloud, che danno la possibilità anche ai più piccoli di avere le stesse possibilità delle aziende grandi”. Il mondo del lavoro, inoltre, è in evoluzione e quindi, secondo l’Amministratore Delegato di Cezanne, “avere delle tecnologie a supporto dell’HR facilità il cambiamento dei modelli organizzativi”.

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È il 20 ottobre 1968 e un 21enne americano di Portland, Oregon, troppo alto e troppo magro per il salto in alto, almeno secondo i canoni del tempo, lascia tutti a bocca aperta vincendo l’oro all’Olimpiade in Messico, con un nuovo stile che da allora prenderà il suo nome. È Dick Fosbury che ha avuto il coraggio di cambiare, anche se il suo primo allenatore, Dean Benson, cercò di convincerlo a non sperimentare la nuova tecnica. La sua storia è un valido esempio di come affrontare i ‘salti in alto’ richiesti alle organizzazioni a causa dei costanti cambiamenti. Ed è uno degli aneddoti che Giorgia Ortu La Barbera, Senior Human Resources Consultant di Eleva, business unit di Zeta Service, ha raccontato durante il workshop Tutto scorre: vivere nel cambiamento.

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Stando all’ultima circolare, i tavoli di crisi aperti al Ministero dello Sviluppo Economico riguardano 166 imprese per un totale di oltre 190mila lavoratori. A causa degli interventi previsti per il Job Acts il 2017 è il primo anno in cui i fondi da destinare agli ammortizzatori sociali sono stati drasticamente ridotti. Inoltre, non è facile per le aziende in crisi districarsi nel panorama delle possibilità offerte per scongiurare i licenziamenti in tronco, tra procedure lunghe, richieste dettagliate e moduli complessi da compilare. Non è un caso, quindi, che il momento di formazione, organizzato da Zeta Service nell’ambito di un ciclo di incontri gratuiti, dedicato agli “Ammortizzatori sociali in costanza del rapporto di lavoro” abbia riscosso molto successo.

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Se la globalizzazione ha avuto come effetto la delocalizzazione del lavoro, allora perché non può esserci una globalizzazione dei diritti del lavoratore? Questa domanda è nata da uno scambio di idee tra Giancarlo Vivone e Giuseppe Vincenzi, l’uno ex Segretario Regionale della Funzione Pubblica CGIL Calabria e attualmente animatore di ‘ResponsabItaly’ – associazione che divulga la Responsabilità Sociale e la Certificazione Etica delle Imprese attraverso un marchio collettivo registrato– che vive a Cosenza, l’altro ingegnere dell’automazione industriale, residente a Parigi. A unirli, oltre alle origini calabresi, la passione per i temi politici e del lavoro. La risposta che si sono dati è il progetto “A23”, una piattaforma che ha lo scopo di rendere globali, attraverso il web, i diritti elencati nell’articolo 23 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

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