|anteprima| Editoriale P&C 102: sapere, saggezza e sapore

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Francesco Varanini

Riconoscere a se stessi il valore delle proprie azioni è un dovere e una necessità. Se non coltiviamo la nostra autostima, non potremo stimolare gli altri a coltivare la propria. Riconosco dunque a me stesso, agli imprenditori che dirigono la casa editrice ESTE, e a coloro che hanno lavorato e lavorano in ESTE, il merito di portare avanti un progetto culturale. Un progetto che si manifesta non solo attraverso Persone&Conoscenze e le altre riviste, ma anche attraverso gli incontri che organizziamo. Incontri, credo di poter dire, fondati su un proprio progetto, e non sull’imitazione di ciò che il mercato già offre.

Sono ormai nove anni che ci incontriamo a Milano: un incontro gratuito, aperto a tutti coloro che operano nell’area della direzione del personale. Così, eccoci, il 21 maggio, con il Convivio 2015. Avevamo iniziato dandoci un nome: Risorse Umane e non Umane. È giusto giocare con le parole: solo così se ne mantiene vivo il senso profondo. Non possiamo dimenticare la disumanità implicita nel chiamare le persone ‘risorse’. E allo stesso modo è anche doveroso ricordare come chi lavora alla direzione del personale è chiamato a gestire e a sviluppare non solo le persone oggi presenti in azienda. È chiamato anche a conservare la memoria, fatta di culture, conoscenze e valori, delle persone che hanno lavorato in anni precedenti. Alla ricchezza materiale si somma sempre la ricchezza immateriale, intangibile. Alle ‘risorse umane’, quindi, possiamo e dobbiamo sempre aggiungere le ‘risorse non umane’. Potremmo anche chiedere a noi stessi in che misura siamo veramente ‘umani’, e in che misura invece dobbiamo ammettere di essere ‘non umani’…

editorialeNel corso degli anni Risorse Umane e non Umane ha aggiunto all’incontro milanese un calendario di incontri itineranti, che toccano diverse città italiane. L’incontro milanese ha preso a distinguersi dagli altri, anche attraverso il nome: Convivio.

Un incontro conviviale, appunto, dove il senso dell’incontro è giocato per mezzo della metafora del cibo per la mente. Sapere, saggezza e sapore rimandano alla radice indeuropea sap-: idea di succo, una sorta di originario nutrimento. Il verbo latino sapere ci parla di ‘avere sapore’. Di qui sapius, ‘essere savio’, ‘avere senno’. Un incontro capace ogni anno, credo, di rinnovarsi, proponendo stimoli diversi, stimoli non insulsi, spero, ma al contrario dotati di sapore. Lavorando alla direzione del personale, abbiamo un compito difficile. Servono occasioni per riflettere insieme e per mantenere quindi vivo il senso di quello che facciamo. Non è facile, di questi tempi. La direzione del personale è tirata da un lato, spinta a essere innanzitutto un ente il cui scopo si riduce essenzialmente alla gestione e alla minimizzazione del costo del lavoro. Sempre più si chiede alle persone al lavoro di mettere in gioco il proprio personale senso di responsabilità, ma richiedere questo alle persone è particolarmente difficile, se in cambio non si pone attenzione ad ascoltare ciò che le persone al lavoro pensano e propongono. La formazione è spesso ridotta a mera comunicazione di indirizzi e aspettative. È inutile proseguire con gli esempi. Siamo qui per fare il possibile, nonostante i vincoli presenti. Per questo serve allargare lo sguardo, serve allontanarsi per quanto possibile dai luoghi comuni.

Perché resta valido un principio: non si può lavorare efficacemente con e per altri persone, se prima non ci siamo presi cura di noi stessi, se non abbiamo lavorato su noi stessi. Quindi se −come credo sia giusto− dobbiamo considerare compito della direzione del personale il dar valore al contributo e alle conoscenze di ogni lavoratore, dobbiamo innanzitutto coltivare noi stessi. Concederci momenti di silenzio, di pausa, momenti di riflessione, stimoli che ci aiutino a vedere le solite cose in modo nuovo. Spero che la partecipazione al Convivio serva a questo. Spero che la lettura di Persone&Conoscenze serva a questo.

Così, lanceremo ora un premio per stimolare i lettori della rivista, quale che sia il ruolo che ricoprono, a inviarci narrazioni, articoli che portino alla luce valori, modi di intendere il lavoro. E così abbiamo invitato al Convivio ospiti che consideriamo orientati a ‘pensare da sé’, capaci di restare lontani dalle cose già dette, dal cibo già masticato. Ludwig Wittgenstein, negli anni Quaranta, mentre faticosamente di allontana dalla logica formale e riscopre invece il valore fondante della lingua ordinaria, del modo di parlare quotidiano, e si interroga con stupore sul senso del gioco dei bambini, scrive una possibile prefazione per le sue Ricerche Filosofiche, che usciranno poi postume, nel ‘53. Scrive: “Non vorrei, con questo mio scritto, risparmiare ad altri la fatica di pensare. Vorrei al contrario, se possibile, stimolare qualcuno a pensare da sé”.

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