|anteprima| Editoriale P&C 100: gli anniversari

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Francesco Varanini

Gli anniversari, evidentemente, si richiamano l’uno con l’altro.

Festeggiamo quest’anno i dieci anni della nostra rivista. Ma festeggiamo anche, con la rivista che avete in mano, il centesimo numero. Non sono pochi, cento numeri. Ripercorrerli, è ritornare su anni di storia.

Ritornare per guardare avanti.

Qualcuno di voi ricorderà il primo numero. Due personaggi si scambiano opinioni, l’uno dice all’altro: “Siamo tutti docenti e tutti discenti”. Una frase, questa, che mi ha procurato varie discussioni con amici formatori. Ho pronunciato questa frase durante un convegno, e un amico si è alzato dal tavolo dei relatori e se ne è andato via, offeso. Non intendo mettere in discussione il valore delle conoscenze di questo mio amico, non voglio dire che una cosa vale l’altra. Anzi, faccio il ragionamento opposto. Non mi stanco di ripetere che, ai tempi della rete, non possiamo continuare a considerare la scuola, l’università e la formazione aziendale come prima, come se nulla fosse successo. Un tempo, forse, la cattedra era una garanzia di buon insegnamento e il marchio dell’editore selezionava e garantiva. Oggi, la scuola e l’università raramente riescono a fornire una formazione adeguata, e via stampa, o via web, si trova di tutto. Non è per nulla facile muoversi nell’enorme offerta e scegliere a cosa dar valore. A nessuno oggi è permesso di rintanarsi nel proprio sapere; che è sempre parziale. Dobbiamo anche accettare la nostra ignoranza. E dobbiamo accettare il fatto che l’autorità è sempre meno data dal ruolo, dalle stellette, e sempre più, invece, è conquistata sul campo. Più che autorità, autorevolezza da conquistare giorno dopo giorno.

Salto così alla copertina del quinto numero. Una eterea fanciulla pensa: “Costruire mondi come sa fare un romanziere…”. Non si finisce mai di imparare. E non si tratta solo di descrivere il mondo −scrivere regole, procedure, protocolli− ma di partecipare alla costruzione di mondi. Il nostro Paese, le nostre famiglie e l’azienda per la quale lavoriamo hanno bisogno della nostra attiva partecipazione. Non solo come discenti o dipendenti, ma come maestri e persone capaci di mettere in campo la propria creatività e la propria leadership. Persone, anche, capaci di desiderare un futuro migliore, capaci di sognare. E qui, appunto, più di tante lezioni di management e di comportamento organizzativo ci aiuta la lettura di un buon romanzo.

Ritrovo lo stesso pensiero sulla copertina del decimo numero. A quel tempo usavamo in copertina l’immagine di classici attori di Hollywood. Credo fosse in quel caso Robert Mitchum. Dice: “Rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare comunque!”. Penso che anche oggi convenga dire così. È consapevolezza del proprio personale valore, rispetto dei propri talenti e del fatto che se non ci aiutiamo da soli nessuno ci aiuterà. Lo diciamo in italiano, o usiamo termini come empowerment, mindfulness, accountability: la costruzione del futuro passa attraverso l’assunzione di responsabilità da parte di tutti. E attraverso la coltivazione, da parte di tutti, della fiducia. Salto al cinquantesimo numero. E siamo già al giugno 2009. A quel punto eravamo già da tempo passati alle copertine disegnate da Roberto Grassilli. Ma eccezionalmente in quel caso la copertina era di un altro noto disegnatore, Vincino. Il personaggio in giacca e cravatta e improbabile camicia arancione dice “Cinque anni, cinquanta numeri… non sono mica pochi. Ma il bello viene adesso…”. Qualcuno dice che il personaggio ritratto sono io −anche se io spero di meritarmi ritratti migliori−.

La frase, comunque, tornerei a scriverla. Il bello viene adesso. Più andiamo avanti più si definisce il campo d’azione della nostra rivista, e più, se mi è permesso dirlo, se ne sente la necessità. Quest’anno abbiamo festeggiato il decennale con una iniziativa importante: il premio per il miglior prodotto formativo. La buona formazione c’è, ma è bello pensare che la leva della formazione possa essere usata meglio.

La rivista è testimone del lavoro svolto con cura da tanti direttori del personale, responsabili della formazione e dello sviluppo, e tanti manager.

La rivista è testimone anche di come tante persone, quale che sia il ruolo che ricoprono, sappiano prendersi cura di se stesse, curando la propria formazione e mantenendo viva la propria impiegabilità. Mi piace pensare che esiste un gruppo: gli abbonati e i lettori di Persone&Conoscenze, tutti coloro che partecipano agli incontri che organizziamo, gli sponsor e gli inserzionisti che sostengono la rivista. Guardiamo avanti e ci auguriamo insieme: “Cento di questi giorni!”. “And many more!”.

 

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