Anche le startup aggrediscono il mercato del welfare

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Le startup nascono per risolvere problemi o rispondere a esigenze comuni a molte persone, grazie all’uso della tecnologia. Molte di queste persone probabilmente sono dipendenti di aziende private. E allora perché non proporsi alle imprese come servizio di welfare? È questa l’idea che è venuta in mente a molti startupper che oggi collaborano con i provider che offrono piattaforme per la gestione dei flexible benefit o direttamente con le aziende, offrendosi come servizi di welfare. Lo rivela Lorenzo Tancredi, Socio di Italia Startup, un’associazione indipendente che nasce dall’aggregazione di soggetti privati.

Startup che passano dal B2C al B2B

Del resto il mercato del welfare è in forte crescita: ha un potenziale di 21 miliardi di euro, secondo il 1° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale. “Monitoriamo costantemente le attività delle startup che si iscrivono alla nostra associazione e abbiamo notato che in tante lavorano in ambito welfare aziendale”, dice Tancredi.

Dal 1° Rapporto Censis-Eudaimon

Nate per il mondo consumer, quindi, diverse startup sono finite nel mirino dei provider, soprattutto da quando è alta l’attenzione anche sul wellbeing: “Un esempio? Grazie alla startup FitPrime una persona paga un abbonamento mensile per frequentare la palestra, ma non è costretto a frequentare sempre la stessa, bensì può decidere dove andare in una lista di strutture convenzionate, anche se si trova in un’altra città. Questo può essere un servizio molto utile per le aziende che hanno dipendenti spesso in trasferta”.

Altro esempio riportato da Tancredi è l’App Le Cicogne che aiuta i genitori a trovare una baby sitter. È stata pensata, infatti, soprattutto per i papà e le mamme che lavorano, quindi può essere un servizio di welfare ‘appetibile’ per le aziende e infatti navigando nel sito è si scopre che offre servizi anche per le aziende.

Il rapporto tra startup e provider

Italia Startup al momento non ha registrato startup che nascono pensate esclusivamente per il business, ma Tancredi non esclude la possibilità che questo avvenga molto presto: Docured, la startup di cui è CEO, in effetti, si è già spostata verso il B2B (ne abbiamo parlato sul numero di Aprile di Persone&Conoscenze).

Ma in che rapporto sono le startup e i provider del welfare? “Principalmente siamo nell’ambito dell’Open Innovation, anche se visto il grande interesse per i servizi di welfare, in alcuni settori avvengono delle acquisizioni. È il caso delle Assicurazioni per esempio, molte delle quali hanno avviato progetti interessanti, con la creazione di hub e incubatori, disegnando offerte di welfare soprattutto nell’ambito della salute. Così come un nuovo attore interessante in ambito welfare sono le banche che offrono servizi sia ai dipendenti sia ai clienti”, rivela Tancredi.

L’incontro tra startup e aziende o provider è spesso casuale: “Offrire un buon prodotto è sempre la garanzia di successo perché alimenta il passaparola, ma è importante appartenere anche a un network quale può essere Italia Startup”.

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