Adp festeggia i 50 anni in Italia e delinea le caratteristiche del lavoratore 4.0

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Adp Italia, filiale del colosso americano leader  in ambito Human Capital Management con servizi di HR outsourcing, soluzioni per l’Amministrazione del Personale e gestione dei processi di Organizzazione e Sviluppo, compie 50 anni e festeggerà questo importante compleanno il 10 ottobre 2017 con un evento dedicato al futuro, dal titolo “Adp 5.0: verso un nuovo equilibrio tra lavoro, tecnologia e persone”.

Durante l’evento Adp e The European House Ambrosetti presenteranno una ricerca dal titolo “ADP 5.0: come la digitalizzazione e l’automazione cambiano il modo di lavorare”, studio che si propone di indagare quali saranno i cambiamenti che robot e digitale apporteranno alla vita quotidiana dei lavoratori. Interverranno, tra gli altri: David Gram, ex Senior Innovation Director di Lego, Riccardo Staglianò, scrittore e giornalista e Chef Rubio. Anche i robot avranno la loro rappresentanza con i prototipi dell’Istituto Italiano di Tecnologia. L’appuntamento è all’East end Studios di Milano ed è riservato ai Top Manager delle aziende.

Come cambia il lavoro con il digitale 

Adp Italia oggi conta 820 dipendenti, cinque sedi, a Milano, Torino, Bologna, Roma e Bari e un fatturato che nel 2016 ha raggiunto i 112 milioni di euro, di cui l’8% è stato reinvestito in Ricerca e Sviluppo. Ha oltre 1100 aziende clienti. “In 50 anni abbiamo avuto la straordinaria opportunità di diventare assoluti esperti del mondo del lavoro in Italia e di studiarne i cambiamenti”, ha dichiarato Virginia Magliulo, AD di Adp che ricorda: “Siamo passati dal boom occupazionale degli Anni 70, quando tra le competenze richieste il semplice uso del computer era considerato un plus raro, alla nascita dei contratti a termine e alla crisi del lavoro inteso come stabilità e permanenza nella medesima azienda. Oggi siamo nell’epoca in cui è fondamentale la padronanza delle lingue straniere, delle tecnologie, dei social e in cui vanno progressivamente scomparendo orari e luoghi di lavoro. Come reagisce il lavoratore italiano di fronte a questo, lo sappiamo grazie all’esperienza sul campo e a ricerche specifiche condotte attraverso una serie d’interviste. L’ultima realizzata tra il 2016 e inizio 2017, ha evidenziato quali sono attualmente i desideri, pensieri e necessità dei lavoratori italiani”.

Grazie ai numerosi clienti, Adp Italia riesce ad amministrare e acquisire informazioni riguardanti circa 2 milioni di lavoratori (età, sesso, stipendio,ecc.), che si sommano ai numeri globali (53 milioni di professionisti e lavoratori nel mondo): un preziosissimo patrimonio di dati, da cui emergono abitudini, comportamenti, desideri e aspirazioni dei lavoratori in Italia e nel mondo. Come ha precisato Magliulo: “Per la prima volta nella storia esiste una forza lavoro che sta invecchiando. Molto presto, cinque generazioni di impiegati lavoreranno fianco a fianco. Le tecnologie avanzate e ulteriori significative differenze d’età nella forza lavoro fanno sentire isolati i lavoratori più anziani, che si sentono sorpassati da lavoratori più giovani e tecnologicamente più preparati”.

Quali sono le caratteristiche e le aspirazioni del lavoratore italiano?

Secondo la ricerca,  l’82% degli italiani è appagato dal bilanciamento lavoro-privato. Avere del tempo per sé e la propria famiglia è fondamentale, tanto che il trovare un lavoro che lo consenta è per il 29% degli italiani la prima preoccupazione (mentre il 44% dà invece più importanza allo stipendio). I lavoratori nostrani si sentono ancora poco ferrati sulle lingue per il 29,1 % , il 24,4% vorrebbe aumentare le proprie competenze nell’IT, il 23,5% nell’utilizzo di nuovi dispositivi e tecnologie. I risultati, inoltre, dimostrano una tendenza diffusa tra i giovani lavoratori che sono i più propensi a lavorare all’estero: ben l’87% degli intervistati tra i 16 e i 24 anni ha mostrato interesse nel perseguire opportunità di carriera all’estero, a fronte del solo 56% degli over 55. In testa ai Paesi più ambiti, la Germania (30%). Un terzo dei lavoratori italiani (35%) non si sente supportato dalla propria azienda nell’avanzamento di carriera. I motivi? I risultati rivelano che l’età è un fattore determinante per la disponibilità di opportunità di carriera e che i dipendenti si sentono molto meno supportati a mano a mano che invecchiano (16,6% della media dei lavoratori italiani, ma sopra i 45 anni la percentuale va dal 25 al 40%), seppur l’età lavorativa si è nettamente spostata in avanti. Solo il 18% si dichiara giornalmente stressato, ma il 60% si trova in questa situazione al massimo un solo giorno a settimana. Un lavoratore italiano su tre chiede al proprio datore di lavoro di investire in computer portatili (35,6%) e in software specialistici (34%), mentre uno su cinque vorrebbe che il suo datore di lavoro investisse in smartphone e tablet (22%). Sotto il profilo delle competenze, oltre un quinto dei lavoratori in Italia sostiene che gradirebbe corsi di formazione IT avanzati (24,4%), mentre un ulteriore 23,5% afferma di avere bisogno di assistenza con le nuove tecnologie e dispositivi.

Parola d’ordine: flessibilità

I dati raccolti, raccontano che il lavoro autonomo e da libero professionista sono opzioni di carriera sempre più diffuse grazie alle nuove tecnologie e alle procedure di lavoro più flessibili che danno alle persone la libertà di scegliere un diverso stile di vita: lo potrebbe prendere in considerazione il 65% dei lavoratori interpellati. Nella fascia 14-24 sono l’85,7% i ragazzi che pensano potrebbero valutare di lavorare da remoto, la percentuale scende al 76,4% tra i 25 e 34 anni. Nella fascia 35-44 siamo al 72%, in quella 45-54 al 65% mentre sopra i 55 si scende al 49,5%. Ma, oltre un terzo (40%) dichiara di volere una combinazione di lavoro da casa o altro luogo e ufficio (ma lo fa solo l’8%,) e un 21,8% che vorrebbe solo lavorare da casa senza avere un ufficio, una situazione questa che attualmente è una realtà soltanto per il 13,5%. Analogamente, la maggior parte degli italiani lavora ancora secondo orari fissi (58%), nonostante il fatto che solo il 39% affermi di preferire tale forma di lavoro. Infatti, oltre un terzo, (38,5%) ha asserito di preferire una combinazione di orari fissi e flessibili, mentre quasi un quarto (22,5%) ha detto di preferire una totale flessibilità.

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