A23, nasce la piattaforma per tutelare i diritti dei lavoratori ‘uberizzati’

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Se la globalizzazione ha avuto come effetto la delocalizzazione del lavoro, allora perché non può esserci una globalizzazione dei diritti del lavoratore? Questa domanda è nata da uno scambio di idee tra Giancarlo Vivone e Giuseppe Vincenzi, l’uno ex Segretario Regionale della Funzione Pubblica CGIL Calabria e attualmente animatore di ‘ResponsabItaly’ – associazione che divulga la Responsabilità Sociale e la Certificazione Etica delle Imprese attraverso un marchio collettivo registrato– che vive a Cosenza, l’altro ingegnere dell’automazione industriale, residente a Parigi. A unirli, oltre alle origini calabresi, la passione per i temi politici e del lavoro. La risposta che si sono dati è il progetto “A23”, una piattaforma che ha lo scopo di rendere globali, attraverso il web, i diritti elencati nell’articolo 23 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Sul numero di Giugno-Luglio 2017 di Persone&Conoscenze è possibile leggere l’intervista, realizzata via Skype (Vivone in collegamento dalla sua abitazione a Cosenza e Vincenzi da un bar di Parigi) quando la piattaforma non era ancora attiva.

“Tutto è nato da una riflessione che ho pubblicato sul mio blog, dopo aver visto un servizio giornalistico che raccontava la situazione dei rider di Foodora, i lavoratori che in biciletta consegnano pasti a domicilio. Gli intervistati erano in protesta per chiedere maggiori diritti, visto che non sono inquadrati in nessuna categoria sinora esistente, quindi non sono tutelati da nessuna forma di contratto nazionale, tanto meno da una rappresentanza sindacale”, racconta Vincenzi. Foodora è una piattaforma, come lo è Amazon o Uber: aziende divenute dei colossi dell’economia, sfruttando le potenzialità di internet e che hanno creato sì posti di lavoro, ma occupati da nuove figure professionali, scarsamente tutelate. L’ingegnere si domanda “come mai in un momento storico in cui grazie alla globalizzazione le aziende possono delocalizzare la produzione dove il lavoro costa meno e i diritti sono ancora calpestati, non può esserci una globalizzazione dei diritti del lavoratori? Perché c’è una ‘uberizzazione’ della società e non dei diritti? Perché esistono startup di tutti i tipi e non ce n’è una che tuteli i lavoratori?”.

Dalla provocazione al progetto

Il post sul blog ha attirato parecchi commenti, tra cui quello di Vivone che racconta: “Con Giuseppe avevo già collaborato su altri progetti che riguardano il lavoro. Ho colto la sua provocazione e gli ho chiesto di trasformarla in un progetto”. Così Vincenzi ha cominciato a sviluppare la piattaforma e con Vivone hanno elaborato i contenuti. Primo fra tutti, il Manifesto: “La piattaforma è stata ideata pensando soprattutto alle nuove figure professionali che esistono grazie a internet, ma si rivolge a tutti i lavoratori vittime della crisi. Per redigere il manifesto abbiamo pensato a quei diritti universali che non dovrebbero mai soccombere al profitto, in qualsiasi parte del mondo”.

Chiunque, azienda o singolo lavoratore, si riconosca nel Manifesto può richiedere il logo di A23 ed esibirlo come sinonimo dell’impegno “di rispettare e di far rispettare” i diritti dei lavoratori. Un forum mette in contatto gli iscritti. Se il progetto avrà seguito, la fase più interessante sarà poter utilizzare la piattaforma per risolvere controversie sindacali, come spiega Vincenzi: “La nostra idea è che se un lavoratore, in qualsiasi parte del mondo, si trova in difficoltà e ha bisogno di essere tutelato può chiedere aiuto agli utenti della piattaforma, i quali, tramite crowdfunding, possono sostenere la lotta del singolo o, più verosimilmente del gruppo”. Ma se il problema è l’inefficacia dell’azione sindacale, come può una piattaforma garantire il giusto sostegno? “Così come un’azienda che delocalizza riesce a trovare in loco tutte le figure professionali di cui ha bisogno per aprire l’attività, così tramite il sostegno economico degli iscritti, la comunità di A23 si impegna a trovare sindacalisti e avvocati del lavoro in grado di risolvere le controversie e di rappresentare i lavoratori”. Non solo, come spiega Vivone, “la piattaforma vuole essere una luogo di aggregazione per tutti i disoccupati o i lavoratori sfruttati affinché conoscano i loro diritti e trovino uno strumento di tutela”.

L’articolo completo è stato pubblicato sul numero di Giugno-Luglio 2017 di Persone&ConoscenzePer leggere l’articolo completo, acquista la versione .pdf scrivendo a daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434419).

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