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Rubrica L’IMPRESA IMPERFETTA di Francesco Donato Perillo

Francesco Donato Perillo

Chi è Francesco Donato Perillo?

Francesco Donato Perillo, laurea in filosofia e studi di economia, ha maturato una trentennale esperienza nella direzione del personale in Italia e all’estero nell’ambito del Gruppo Finmeccanica.  E stato Direttore Generale della Fondazione Space Academy (Telespazio, Thales Alenia Space, Selex – Elsag e Università dell’Aquila) per l’alta formazione nel settore spaziale. Autore di numerosi contributi sia in materia di storia del pensiero economico che di management, oggi è docente di Gestione delle Risorse umane all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e formatore manageriale della Luiss Business School.
È autore dei libri: La leadership d’ombra, Guerini 2005, un romanzo di formazione manageriale adottato in interventi formativi di prestigiose aziende; L’insostenibile leggerezza del management – best practices nell’impresa che cambia, Guerini 2010; Romanzo aziendale, Vertigo 2013, Impresa imperfetta, Editoriale scientifica 2014.
Con il figlio Marco ha pubblicato Raggi di terra, Guida 2008, vincitore del Premio nazionale di poesia Forte dei Marmi.

 

La rubrica

Negli ultimi anni noi responsabili risorse umane, forse più di altre professionalità in azienda, abbiamo vissuto in prima persona cambiamenti significativi di ruolo, contenuti, approcci e strumentazioni. Abbiamo anche compreso, che il nostro lavoro non può essere ‘corporativo’ e autoreferenziale, ma si pone sul ‘confine’. Ci troviamo sempre più al centro di una rete: tra il dentro e il fuori, l’azienda e il territorio, le ‘proprietà’ e le persone, con l’obiettivo, a volte arduo davvero, di integrare le individualità (per effetto della globalizzazione sempre più differenti per cultura, valori, educazione scolastica e universitaria e altro), e le organizzazioni, anch’esse continuamente mutanti non solo per tecnologia o per business, ma per missione, perimetro, valori e cultura.

Questa realtà, che la crisi ha spalancato come mai prima, ha messo in evidenza un punto decisivo: chi si occupa di gestione delle persone, sia egli uno specialista o un manager di linea, interpreta uno spartito non scritto. Uno spartito adattivo che deve essere aperto alle altre funzioni, alle innovazioni e al cambiamento.

Come manager, gestori di persone e di progetti, non c’è da interpretare un ruolo, ma occorre viverlo, creandolo nel contesto di ogni giorno, sulla scacchiera di un business volatile e molto poco pianificabile, in cui le ‘risorse umane’ non giocano più da variabile dipendente ma creano le condizioni stesse per abilitare il gioco.

Per queste ragioni continuiamo a porre a noi stessi la domanda: possono i manager, in primo luogo i capi del personale, contribuire a rimettere in moto su basi più corrette l’economia? È possibile cioè una sfida organizzativa?

Davanti alla drammatica perdita del lavoro, alla precarizzazione del personale, al divario nelle retribuzioni, alcuni ritengono non vi siano responsabilità né dirette né indirette da parte dei manager, tanto meno dei direttori del personale. Altri invece si sono messi in gioco: la crisi viene anche da dentro e mette in discussione un modello di sviluppo non più perseguibile. Il punto di ripartenza è la consapevolezza dell’imperfezione.

 

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