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|reportage| L’apprendimento a supporto del risultato

Published on 22 aprile 2015

Il 21 aprile, presso il Palazzo del Lavoro di Gi Group, si è tenuto l’incontro Apprendimento e sviluppo a supporto del risultato − Buone prassi: progettazione e realizzazione di percorsi formativi e trend sull’utilizzo dei finanziamenti. Partendo da un’analisi dell’evoluzione del processo di apprendimento abbiamo fotografato lo stato della formazione nelle organizzazioni italiane e abbiamo raccontato il modello formativo 70:20:10 proposto da Asset Management con il contributo di testimonianze d’imprese attraverso le loro ‘storie di formazione’.

 

In apertura lavori l’Amministratore Delegato di Asset Management, Simonetta Cavasin, ricorda la missione della formazione che serve oggi: accompagnare le persone nel percorso di cambiamento, supportandole da un lato per colmare i gap di competenze specialistiche, dall’altro per acquisire nuove competenze, quelle che servono. La società di formazione diventa un partner, un tassello del puzzle dell’azienda. È importante, per Cavasin, tenere sempre presente il contesto –interno ed esterno− in cui ci troviamo ad agire: il momento è ancora complesso e si deve affrontare ripartendo dalle persone nelle organizzazioni, ponendole davvero al centro. “Le persone rappresentano gli agenti del cambiamento: da un lato dobbiamo pensare ad apprendere per noi stessi, quindi essere propositivi e aperti in tal senso, dall’altro le organizzazioni devono fornire le condizioni necessarie affinché il cambiamento possa essere vissuto in modo sereno e proficuo. Partiamo dal contenuto per progettare un percorso formativo adattato alla cultura aziendale dentro la quale ci muoviamo al fine di rendere l’azienda competitiva e performante: progetti modellati sulle competenze che servono, e poterle valorizzare, rappresentano la via d’investimento che vede un ritorno tangibile”.

Come evolve l’apprendimento

Il Prof. Andrea Martone, Docente di organizzazione aziendale (Supsi di Lugano e Università Cattaneo di Castellanza), affronta il tema dell’evoluzione dei modelli di apprendimento che il mondo della formazione non può ignorare: deve quindi modificare logiche, strumenti e contenuti dei percorsi proposti. “Le modalità di apprendimento tra le generazioni sono notoriamente diverse: non a caso si è introdotta una distinzione –universalmente accettata−tra andragogia e pedagogia. Ai giorni nostri, però, anche questa distinzione è stata superata: è in atto una radicale trasformazione dei modelli di apprendimento. Nuove tecnologie e stili di vita hanno modificato il nostro modo di acquisire fatti e concetti, il modo di elaborarli e archiviarli”. Le persone oggi apprendono con un processo cognitivo immediato, economizzato. Non si tratta più di rielaborare percezioni, astrarle e memorizzarle secondo un metodo logico per ottenere concetti universali. Guardiamo e apprendiamo: questo è il nostro modo, più simile a quello dei primati. Con la differenza sostanziale che l’essere umano, oltre ad avere una memoria ‘estesa’ grazie alle tecnologie, vive con stimoli continui provenienti dalle molte esperienze, mentre il primate si limita a sperimentare situazioni con il proprio branco. “Che impatto avrà tutto questo sulla futura evoluzione dell’apprendimento? Come risponderà il mondo della formazione?”, lo spunto di riflessione con cui conclude il Prof. Martone.

Oltre l’aula per una formazione più efficace

Antonella D’Apruzzo, Learning&Devolpment Director di Asset Management, spiega che, nell’esperienza comune, le attività di formazione svolte solo in aula in molti casi non sono incisive: spesso i partecipanti le considerano teorie non applicabili alla quotidianità. “Hanno valore percorsi di formazione basati su modelli didattici differenti, come ad esempio il modello 70:20:10 di Jenninger: le persone più performanti apprendono per il 10% in aula, per il 20% dagli altri, capi e colleghi, e per il 70% dall’esperienza lavorativa quotidiana”. Asset ha messo a punto percorsi formativi che rispecchiano queste proporzioni: prevedono non solo l’aula ma anche altri momenti opportunamente strutturati e progettati, realizzati in autonomia dai clienti nella quotidianità lavorativa della loro azienda. “Il modello di Jenninger, applicato e rimodellato nelle specifiche realtà organizzative, supporta le persone in un percorso di crescita volto a estendere il nostro pensiero oltre l’aula. Il valore aggiunto, quindi, di un processo formativo di trasformazione è quello che rende le persone protagoniste del proprio cambiamento. Cerchiamo di attivare un pensiero più ampio in ogni interlocutore dell’azienda, affinché la persona sia utile a se stessa e all’organizzazione. Il percorso di formazione, però, non deve esaurirsi. Le persone, e le aziende, vanno rese autonome con il supporto di un learning counselor”.

Storie di cambiamento manageriale con il modello 70:20:10

CEA Cooperativa Edile Appennino Soc. Coop. è una società presente e attiva sul mercato italiano ed estero da più di trent’anni, con una forza lavoro media diretta di circa 400 dipendenti e presente sul mercato dei paesi nella fascia del Mediterraneo e nell’est Europa. “La società, di forte tradizione imprenditoriale, per rafforzare la sua competitività sul mercato ha avviato un percorso di cambiamento generazionale, manageriale e culturale, avviando un progetto di analisi organizzativa, Assessment Centre, e definendo inoltre un sistema di valutazione delle performance. A valle di questa prima fase è stato costruito un percorso formativo, basato sulla metodologia 70:20:10, che ha coinvolto tutte le figure apicali, il middle management, i direttori tecnici e i responsabili di funzione, con l’obiettivo di supportare nello sviluppo di competenze manageriali e di un modello di leadership condiviso. Tale intervento di formazione e sviluppo ha innescato un processo di cambiamento culturale ai vertici aziendali, che ha dato vita a un vero e proprio ‘cantiere in corso’ dove tutta la società è coinvolta nell’attuazione dei piani di miglioramento” racconta Giuseppe Salomoni, presidente di CEA – COOPERATIVA EDILE APPENNINO.
DHL Supply Chain da anni è fortemente convinta che il successo nei percorsi di crescita delle persone in azienda sia fortemente legato a un approccio ‘blended’, dove le esperienze on the job hanno il ruolo principale di potenti ed efficaci acceleratori di apprendimento, alle quali affiancare opportunità di formazione tradizionale (in aula ed e-learning) e supporti individuali di mentoring, coaching e feedback. Accantonando l’approccio ‘corso-centrico’ che ha prevalso per tanto tempo, l’individuazione e offerta di molteplici e diversificate opportunità di apprendimento costituisce la chiave di successo nei percorsi di sviluppo individuali e nel supporto alle persone verso l’acquisizione delle competenze chiave richieste dal business”, afferma Carla Parietti, HR learning & development manager di DHL SUPPLY CHAIN (ITALY).

Formazione finanziata: una risposta possibile

La formazione che serve raggiunge il risultato se concepita come un percorso armonico, costruito con l’ausilio di varie metodologie didattiche e coerentemente con le risorse economiche disponibili. La formazione finanziata può essere una risposta per tutte le aspettative di apprendimento, anche per percorsi di alto profilo. Il convegno è stato occasione per confrontarsi sui risultati della survey, condotta da Asset Management in collaborazione con OD&M Consulting. Lanciata su un’ampia campionatura di aziende italiane, la ricerca ha avuto l’obiettivo di indagare le pratiche aziendali di utilizzo dei finanziamenti per la promozione di iniziative sullo sviluppo della professionalità e sull’aggiornamento delle competenze. “Il risultato è che nell’attuale contesto di mercato, l’utilizzo ‘agile’ dei fondi paritetici interprofessionali e dei fondi pubblici (nazionali ed europei) risulta essere di fondamentale importanza non solo per il raggiungimento di obiettivi formativi, ma anche di obiettivi di sviluppo e ricerca in ambito organizzativo”, conclude Viviana De Rosa, direttore gestione finanziamenti per l’innovazione professionale di Asset Management.

www.assetmgmt.it

 

Sul sito Este.it trovate le presentazioni dei relatori; sul canale YouTube ESTE Edizioni i video degli interventi.

 

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