Twitter LinkedIn YouTube E-mail
magnify
Home FONTE Una nuova visione dell’età al lavoro: la piramide rovesciata ci salverà

Una nuova visione dell’età al lavoro: la piramide rovesciata ci salverà

Published on 10 maggio 2017

di Renato Boccalari*

Partiamo dalla demografia: le proiezioni al 2050 fanno impressione, nel giro di meno di 40 anni avremo per la prima volta a livello mondiale un’inversione nel rapporto fra generazioni, con gli anziani Over 60 che supereranno i giovani Under 30. E con la tradizionale ‘piramide’ demografica delle generazioni che si trasforma man mano in una pagoda e poi addirittura in una piramide rovesciata.
Curiosamente, e forse non casualmente, la nostra vita di lavoro e la stessa organizzazione aziendale ha avuto da sempre –e ancora oggi– la sua più iconica rappresentazione proprio attraverso l’immagine della piramide gerarchica. Una piramide che ci ricordava due fatti: il primo, che abbiamo sperimentato tutti, è che la vita aziendale è come l’ascesa di una montagna e tutti coloro che vogliono fare carriera sono costretti a scalarla, passo dopo passo, gradino dopo gradino, con qualcuno (pochi), che arriva fino in cima e molti che si fermano a diverse tappe e ad altezze intermedie; l’altro è che in ogni caso dovevamo fare i conti con la gerarchia, ogni gradino che scalavamo, magari diventando capi di altri, ci faceva vedere quelli sotto come dipendenti e collaboratori, ma guardando in alto diventavamo a nostra volta collaboratori di qualcuno sopra di noi.

Dunque, e mettendola sul socio-analitico, c’è sempre stato un neanche tanto nascosto parallelismo, della relazione gerarchica fra capo e collaboratore in azienda, con la relazione fra padri e figli in famiglia. Di là l’autorità e il comando del capo, di qua l’autorità del pater familias. Con la differenza che, mentre in famiglia a un certo punto si diventa anche nonni di qualche atteso nipotino, l’organizzazione aziendale ha mantenuto e ripetuto ossessivamente questa relazione duale capo-collaboratore lungo tutta la catena gerarchica e fino alla fine della carriera che uno riesce a fare in azienda.

Grafico Piramide

 Il grafico mostra come dovrebbe essere la struttura della popolazione italiana nel 2050. Poiché il numero dei nati dovrebbe continuare a diminuire, nel 2050 la classe di età più numerosa dovrebbe essere la 75-79 e la pendenza della piramide risultare invertita rispetto all’anno di partenza

Un cambio radicale di prospettiva
Questo scenario tradizionale è già stato totalmente stravolto, ma le aziende non se ne sono ancora rese conto. La crisi finanziaria e del welfare, unita all’allungamento della vita biologica, ha portato, in particolare in Italia, al drastico allungamento della vita lavorativa. La legge Fornero ha d’un botto spostato a 67 anni l’età della pensione. Significa che chi prima del 2011 aveva 55 anni e stava già pensando di andare in pensione, oggi dovrà stare in azienda ancora 12 anni! Un cambio radicale di prospettiva, sia per le persone, che dovranno trovare nuove motivazioni per restare al lavoro, sia per le aziende, che dovranno trovare il modo di mantenere produttive queste risorse.

Ma forse il paragone fra organizzazione aziendale e familiare ci può aiutare a trovare una nuova prospettiva: immaginiamo che questi ‘manager padri’ diventino ‘nonni’ anche nella vita aziendale, come magari lo sono già diventati nella vita familiare; immaginiamo che dopo la carriera manageriale non ci sia la fine del lavoro, ma l’inizio di una nuova fase di vita e di carriera; immaginiamo che la carriera aziendale non sia più fatta di due fasi fondamentali, quella dell’individual contributor e quella del capo manager e responsabile (gerarchico o meno) di altre risorse, ma di tre fasi, con l’aggiunta di una terza fase di vita, non dedicata al comando, ma alla crescita delle nuove generazioni e, con esse, alla creazione del futuro dell’organizzazione.

Oggi questa visione futura del rapporto fra persone, lavoro e organizzazione possiamo solo immaginarcela, perché la realtà è ancora molto, ma molto distante. Cito un solo esempio per tutti: forme di aiuto alla crescita dei più giovani sono già presenti in azienda e si chiamano, per esempio, mentoring o tutoring. Ma guarda caso, una delle regole ferree è che questo sia un ‘cappello’ che il manager indossa pro tempore e che non può assumere la dignità di un ruolo a sé stante.

 

L’articolo completo è pubblicato sul numero di Aprile 2017 di Persone&Conoscenze
Per leggere l’articolo completo – acquista la versione .pdf scrivendo a
 daniela.bobbiese@este.it (tel. 02.91434419)

*Renato Boccalari è Senior Advisor Human Capital di una delle società italiane di riferimento nello Sviluppo della gestione delle persone.

 
 Share on Facebook Share on Twitter Share on Reddit Share on LinkedIn
No Comments  comments 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


2 + = 7

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

© ESTE Srl - Via A. Vassallo, 31 - 20125 Milano - TEL: 02 91 43 44 00 - FAX: 02 91 43 44 24 - EMAIL: info@este.it - P.I. 00729910158